Festivaletteratura
Edizione 2007
/Cronache
Scritture Giovani
Edizione 2007 - Cronache

  Giovedì 6 Settembre 2007

<< Giorno precedente Giorno successivo >>

LETTURE CELESTI (evento n° 0)
Torna su

La specola del Liceo Classico Virgilio diventa la protagonista di “Letture Celesti”, un viaggio alla scoperta dell’atmosfera.
L’evento, tenuto da Dino Zardi, metereologo, si apre con una breve presentazione del palazzo degli studi costruito da Torreggiani nel 1763 su ordine dei Gesuiti.
Prosegue poi nella loggia, al piano superiore, dove vengono illustrati diversi strumenti di rilevazione atmosferica tutt’ora in uso: il Pluviografo, che misura la quantità di pioggia caduta, l’Aremografo, che misura la velocità e la provenienza del vento, e infine la Capannina Stevenson, una piccola finestra metereologica in legno bianco.
Attraverso le scale a volte si arriva alla specola, un vero e proprio osservatorio astronomico situato nella parte più alta dell’edificio; Mantova appare così sotto un punto di vista diverso rispetto a quello stradale di tutti i giorni: monumenti storici, palazzi antichi e piccoli scorci, presentano la città in tutta la sua bellezza ed unicità.
La chiusura dell’incontro è affidata al metereologo Paolo Frontero, che illustra con mappe e carte tecniche le previsioni del tempo e le diverse stazioni meteo nel mondo. Diverse le domande e le curiosità che hanno intrattenuto e animato l’evento avvolto in un clima magico.




LA BATTAGLIA DI STALINGRADO (evento n° 0)
Torna su

Scocca la prima scintilla della giornata: un incontro illuminante con Antony Beevor che descrive formazioni e tattiche di una delle più famose battaglie della Seconda Guerra Mondiale.
Partendo da cartine, foto e lucidi, lo storico ha ricostruito l’avanzata tedesca divisa in tre linee d’attacco che il 12 Giugno 1941 diede inizio alla battaglia di Stalingrado.
A tradire Hitler e le sue truppe, convinti di ottenere una facile vittoria in breve tempo, furono l’abile strategia dell’Armata Rossa che seppe sfruttare a proprio favore ogni condizione, anche la più sfavorevole, e il loro accanimento.
A Novembre la situazione era già capovolta: gli assediati divennero assedianti e a fine Gennaio le truppe tedesche furono costrette alla resa.
Incontro breve ma significativo che ha fatto riflettere su dati agghiaccianti come le 40.000 vittime civili e le atroci morti di orfani utilizzati come spie.




RECENSIONI - PARTE PRIMA (evento n° 0)
Torna su

Divertimento e gag nella seconda scintilla della giornata, in compagnia di Natalino Balasso e Massimo Cirri.
Dopo una breve parentesi sulle urgenze della letteratura e non solo (soddisfatte da “pannoloni letterari”) e il rapporto con il libro (potendo scegliere di praticare surfing o snorkeling culturale oppure rivelandosi con l’outing di chi lo ruba), si è passati alle tanto attese “recensioni mai scritte di autori inesistenti”.
Purtroppo, con gran dispiacere del pubblico, per mancanza di tempo, il comico si è dovuto interrompere prima del previsto (tranquilli…ha promesso che domani compenserà!).
Tra le varie letture da lui proposte ricordiamo:
Mi passi il responsabile, storia di un uomo che muore disidratato dopo aver chiamato il call-center della Telecom;
L’uomo con la diarrea ha visto tutto, 35 minuti in bagno bastano per diventare testimone oculare;
Questa urina non è mia di un ciclista anonimo (in un mondo di medici dalla siringa facile e di ragazze che la fanno difficile).

L’incontro si è concluso con una barzelletta a sorpresa appartenente al Ciclo lettone (di cui fan parte anche libri di matrimoni, previsioni, oroscopi ecc.):
“Un uomo entra in biblioteca e chiede un libro di Puschin; la commessa ride; l’uomo le chiede: “Perchè ridi?”; la commessa si fa suora; l’uomo divora interiora di cervo.”!




OUT OF PLACE. MEMORIES OF EDWARD SAID (evento n° 0)
Torna su

Il 25 settembre 2003 muore dopo una lunga malattia Edward Said, intellettuale palestinese che ha contribuito con la sua opera a dare una visione diversa del legame fra potere e conoscenza e che ha dedicato la sua vita al tentativo di cambiare la tragica situazione del Medio Oriente.

Il documentario di Sato Makoto a lui dedicato, proiettato oggi pomeriggio al Cinema Mignon, ripercorre attraverso luoghi, interviste e letture l’esistenza e il pensiero di Said. Egli, palestinese di origine, ma ben presto trasferitosi in Egitto e poi in America con la famiglia, si interroga costantemente sul concetto di identità e di patria, e se sia possibile trovare uno spirito di coesistenza in un paese come la Palestina, dove i conflitti etnici sono sempre più aspri e la pace sembra essere irraggiungibile.

Nella seconda parte il documentario sposta lo sguardo sull’estrema miseria dei palestinesi e la continua tensione che anima gli israeliani. A che cosa servono l’odio e il nazionalismo? Questa domanda sembra non trovare risposta, ma è certo che Said ha combattuto contro di essi con armi molto più efficaci delle bombe: la determinazione e la scrittura.




LA CRUSCA PER VOI (evento n° 0)
Torna su

<< Il pronto soccorso deve essere immediato oppure non serve>>.
Con questa frase il Prof. Sabatini ha aperto l’evento della Crusca per voi dedicato al pronto soccorso grammaticale. Il Prof. Sabatini ha evidenziato come i dubbi linguistici siano un fatto positivo perché denotano interesse e desiderio di migliorarsi.
L’Accademia della Crusca prende il nome dalla volontà dei fondatori di dividere la crusca dalla farina, cioè l’uso meno buono dall’uso buono della lingua.
Nel secolo XVI dopo circa cinquant’anni di studi la Crusca ha pubblicato, per la prima volta in Europa, un vocabolario; le pubblicazioni del dizionario si sono susseguite fino all’800 quando, in ragione di un rinnovato dinamismo della lingua, gli studiosi non trovarono accordi su alcuni punti salienti della pubblicazione, decretando la fine del vocabolario. Da quel momento la Crusca divenne un ente eminentemente scientifico per lo studio della lingua e della linguistica.
Uno dei fini della Crusca è curare la formazione professionale di insegnanti e professionisti della comunicazione, cioè di quanti, per il ruolo che ricoprono, vengono imitati nel linguaggio. Purtroppo, ha sottolineato il Prof. Sabatini con amarezza, fino ad oggi tale formazione è stata trascurata.
Il Prof. Sabatini ha quindi risposto a dubbi e domande del pubblico e tra forestierismi, congiuntivi, ausiliari, verbi ed avverbi ha incoraggiato a studiare e perfezionare la nostra bella lingua che di certo è difficile, ma varia e bella come come poche altre.




ERNEST HEMINGWAY: RIVERS TO THE SEA (evento n° 0)
Torna su

Il film è un lungo viaggio attraverso la vita di Hemingway, le sue esperienze di scrittore, ma soprattutto di uomo.
Le testimonianze degli amici più cari e dei parenti, ma anche stralci dei suoi libri più famosi permettono di delineare un uomo pieno di contraddizioni, altruista, amante della bella vita, ma anche collerico, critico e fragile.
Hemingway non risparmiò a se stesso nessuna esperienza: fu cacciatore, pescatore, frequentatore degli esclusivi circoli letterari della Parigi di inizio Novecento, appassionato sostenitore delle corride a Pamplona.
Non si sottrasse neanche davanti alle due guerre mondiali e alla guerra spagnola contro il regime di Franco, esperienze atroci che lo segnarono nel corpo e nello spirito.
La sua vita ed il suo equilibrio interiore furono strettamente collegati all’attività di scrittore, che più di ogni altra cosa lo appagava.
La depressione e il suicidio sopraggiunsero proprio con lo spegnersi delle affinità elettive tra le idee e la parola scritta.




SCOUTS ARE CANCELLED (evento n° 0)
Torna su

L’autore canadese John Stiles e la sua poesia non sono semplici da capire. Attraverso questo film-documentario, John Scott, suo caro amico da quasi vent’anni, racconta la difficile vita del poeta, fatta di lavoro precario, noia e spesso solitudine, oltre a una velata insoddisfazione verso la vita. Il tutto condensato nelle personalissime poesie di Stiles, che diventano particolarissime performance in pubblico.

Un poeta libero da qualsiasi schema, che inserisce nelle sue produzioni persino i versi degli animali e i suoni più svariati. Però una libertà, la sua, pagata a caro prezzo: uno “spirito vagabondo” destinato a restare “chiuso fuori casa”, la sua e quella della propria comunità d’origine.

Proiezione interessante, ma che ha richiesto un’attenzione notevole da parte del pubblico, come pure il cortometraggio che l’ha preceduta, The Projection Has Begun, breve, ma di difficile interpretazione.




CON TRADUTTORE A FRONTE (evento n° 0)
Torna su

“Traduttore a fronte”: è questa la serie di scintille che ha come principale scopo dare spazio ad una figura solitamente trascurata e spiegare tutto ciò che sta dietro a questo lavoro.
Il primo incontro ha avuto come ospiti Erri De Luca, appassionato di ebraico antico, e la sua traduttrice in ebraico moderno Miriam Padovano Schusterman; quest’ultima è stata la prima a sottolineare quanto sia importante che entrambi riescano a collaborare, conoscendo la lingua in cui si va a scrivere.

Durante l’evento i due ospiti hanno evidenziato le particolarità di questa lingua nostalgica, trasformista e apparentemente lontana, trovando però simpatiche analogie con il dialetto napoletano, lingua “madre” dell’autore.




THE PERVERT’S GUIDE TO CINEMA (1) (evento n° 0)
Torna su

Le schermate iniziali di The Pervert’s Guide to Cinema sono un veloce montaggio di macchie di Rorschach (quelle simmetriche dei test psicologici), con musica elettronica in sottofondo.
Questo dovrebbe già dare il là ai contenuti di questo monumentale docu-film psicanalitico di oltre due ore e mezza su film classici recenti e moderni, da Chaplin a Von Trier passando per i fratelli Wachowski.

Per esempio, sapevate che i tre piani della casa di Psycho rappresentano le tre regioni psichiche freudiane della personalità umana?
O che la chiave di volta di quasi tutti i film di David Lynch è la volgare e incestuosa figura paterna?
Che sotto le due pillole di Matrix si nasconde qualcosa di ben più profondo?

Non ci si deve fare ingannare: anche se il buffo accento sloveno e l’humour non convenzionale di Zizek alleggeriscono la visione, The Pervert’s Guide resta un’analisi attenta, seria e lucidissima, nonché una pietra miliare e un punto di paragone per il futuro.

Guarda l’intervista a Sergio Fant, curatore di Pagine Nascoste




BLURANDEVÙ (evento n° 0)
Torna su

Ad inaugurare la serie di Blurandevù di quest’anno, Festivaletteratura ha avuto come ospite Serena Vitale, scrittrice e traduttrice appassionata di letteratura russa e boema.
L’autrice, nata a Brindisi nel 1945, dopo aver conseguito la laurea e aver girato città come Mosca e Praga, si trasferisce a Milano iniziando la sua professione di docente di lingua e letteratura russa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore: queste e altre informazioni sono state fornite agli ascoltatori tramite una simpatica gag inscenata dai volontari organizzatori di Blurandevù.

Dopo questa breve introduzione Serena Vitale, autrice di racconti come Il bottone di Puskin e La casa di ghiaccio, si è messa a disposizione del pubblico, rispondendo con simpatia e chiarezza a tutte le domande (ma anche ad alcuni complimenti da parte dei più affezionati…), raccontando la sua passione, o meglio il suo amore per tutto il mondo russo, i suoi pensieri, le sue sensazioni.

L’intero evento si è svolto in un’atmosfera molto calda e coinvolgente grazie alla disponibilità dell’autrice, all’organizzazione dei “ragazzi-blurandevù” e anche alla “musica a tema” suonata dai volontari che ha aperto e concluso l’incontro.




CRITICA DI STAR TREK (evento n° 0)
Torna su

L’evento ha riguardato soprattutto l’evoluzione dello studio dello spazio. Durante l’incontro il pubblico ha posto molti quesiti che ci hanno permesso di capire cosa significa trovarsi a milioni di chilometri dalla terra per più di due settimane.
«Lo studio dello spazio sta avanzando a grandi passi, infatti si conta di tornare sulla luna entro il 2020 e anche di esplorare Marte» ha comiciato Umberto Guidoni.
«Il film Star Trek ha rappresentato un universo fantastico che ci piace immaginare» ha continuato l’astronauta.
Quando sono cominciate le domande tutti desideravano saperne di più, un ragazzo ha chiesto se esisteva il teletrasporto: solo se ci si basa su un solo atomo può essere fattibile, ma se vogliamo teletrasportare dieci o più atomi è un’impresa pressoché impossibile.
Un’altra domanda molto interessante ha riguardato la formazione dell’astronauta a livello europeo: Umberto ha risposto molto semplicemente che non è possibile studiare questa materia in Europa dal momento che non ci sono basi spaziali e bisogna spostarsi in Russia o negli Usa.
L’evento si è concluso con un approfondimento di Guidoni riguardante la forza di gravità; l’astronauta ha spiegato che sullo spazio si perde completamente la percezione del peso e che quando si torna sulla terra è molto faticoso ricominciare ad avere questa percezione.




COLAZIONE CON L’AUTORE (evento n° 13)
Torna su

La prima colazione di quest’anno ha come ospite d’onore Senel Paz, introdotto e commentato da Cristiano Cavina.
L’argomento principale della conversazione è l’oralità che, in un mondo come il nostro, perde di valore a causa della mancata comunicazione tra le persone che si parlano solo attraverso la tecnologia.

Senel Paz tende a sottolineare l’importanza del dialogo, soprattutto all’interno della famiglia, e dell’ascolto, capacità che oggigiorno appartengono quasi esclusivamente agli scrittori. La letteratura diventa, così, una forma di musica e un bravo scrittore deve avere l’orecchio per saperla interpretare.

L’autore fin da piccolo ha sviluppato l’ascolto innamorandosi della parlata popolare della sua terra, Cuba, luogo affascinante ma ricco di problemi che negli anni ’60 e ’70, periodo della giovinezza dell’ospite, ha conosciuto una trasformazione e una democratizzazione del parlato.
Lo scrittore inizia così a parlare di Cuba, dei problemi che ha dovuto affrontare e di quelli che affronterà, presentandoci così una terra incerta che non sa cosa l’aspetterà in futuro, ma sa che un futuro ci sarà.




DISEGNARE CON LE LETTERE (evento n° 14)
Torna su

L’evento si è tenuto nella sala del Capitolo in presenza della scrittrice Francesca Biasetton, che ha illustrato il libro Disegnare con le lettere.
Nella stanza piena di fogli, pennarelli, matite e sedie, i ragazzi e i bambini sono potuti entrare nel mondo della scrittura in modo nuovo.

L’autrice ha fatto scrivere a tutti il loro nome con quanti più colori possibili, facendo realizzare a ciascuno il suo autoritratto su una lettera di questo. Successivamente il pubblico ha scelto una parola a caso per illustrarne con le tempere il significato.

Lettere per disegnare e disegni per scrivere in un evento colorato e originale.




LA FANTASTICA A MANOVELLA (evento n° 15)
Torna su

Nell’evento “La fantastica a manovella” i bambini mescolano i personaggi di varie fiabe al fine di crearne delle nuove dal carattere molto originale. La combinazione di protagonisti, oggetti e luoghi avviene grazie all’uso di vere manovelle e a seconda di quello che esce, si creano nuove storie che successivamente i bambini illustrano servendosi di coloratissime carte, matite e pennarelli.
L’evento, quindi, oltre ad essere divertente è anche un’opportunità per stimolare nei giovani partecipanti tanta fantasia e creatività.




LA CHIAREZZA DELL’OSCURO (evento n° 16)
Torna su

La platea è ancora semivuota, semiscura, si aspetta. Siamo già nell’atmosfera poetica, tra le righe nere e gli spazi chiari della sua opera.
In occasione della traduzione Italiana della raccolta Le assi curve, curato da Fabio Scotto, il più celebre poeta francese Yves Bonnefoy legge i suoi testi. E’ perfetto. Si Inizia. All’interno del Teatro Bibiena, la voce forte e la grana spessa dei suoi versi si alternano alla trama leggera delle parole. Perfetto. Tra oscura pesantezza e chiara leggerezza, ecco la poesia sognante del poeta. Avvolge lo spettatore e lo introduce in quella dimensione tra il metafisico e il terrestre in cui, secondo l’autore, deve vivere, oggi, la poesia.




I MOSTRI NON SONO UN PROBLEMA (evento n° 17)
Torna su

Maestro di scuola, autore di libri per bambini e di canzoni utilizzate anche come sigle per programmi televisivi per l’infanzia, Stefano Bordiglioni ha catalizzato l’attenzione di molti bambini con il suo evento.
L’incontro è un sapiente collage di canzoni e storie, alcune scaturite direttamente dalla fantasia dell’autore, altre nate con la collaborazione dei suoi piccoli alunni.

Si parte con la storia di Caterina, bambina vanitosa e gelosa della sua ombra, che imparerà a proprie spese ad essere generosa, visto che ogni volta che si rifiuta di prestare a qualcuno la sua preziosa ombra, questa per reazione si sgualcisce sempre più.
Si passa poi ala canzone sulla Strana Fattoria, dove uomini e animali combinano le cose più improbabili: il trucco sta nel partire da una canzone conosciuta, la Vecchia Fattoria, e lasciare libero spazio all’immaginazione inventando nuove rime.
Ma se si gioca con le canzoni si può farlo anche con le fiabe; ecco che Cappuccetto Rosso diventa Cappuccetto Zozzo, la bambina che non si lava mai, o Cappuccetto Tonto, la bambina con poco sale in zucca, o ancora Cappuccetto Grosso, la bambina alta dodici metri con un appetito insaziabile.
E i mostri del titolo? Si sono dati all’agricoltura perché ormai non riescono più a spaventare i bambini in sogno; sono ormai sostituiti dalle fate. I bambini però si ribellano: basta fate sdolcinate, rivogliamo i mostri. Riusciranno a farli tornare? Lo scopriremo leggendo l’ultimo libro di Stefano Bordiglioni e, viste le risate di nonni e genitori, sicuramente non saranno solo i bambini ad andare in libreria…




GRANDI DOMANDE PER PICCOLI LETTORI (evento n° 18)
Torna su

Grandi domande per piccoli lettori: evento educativo per i bambini, dove grandi domande filosofiche, come sulla creazione e sull’amore, vengono esposte ai più piccoli in modo semplice e chiaro, attraverso magnifici disegni e parole adatte.
Wolf Erlbruch nel 1985 inizia la sua fiorente carriera durante la quale sviluppa uno stile tutto proprio come disegnatore e scrittore, e anche qui durante il Festival, ha dato prova delle sue grandi capacità, intrattenendo i bambini con i suoi splendidi disegni e allo stesso tempo spiegandogli il profondo significato della vita.




LA POSTA IN GIOCO (evento n° 19)
Torna su
Se a parlare di gioco è un grande filosofo come Pier Aldo Rovatti, fondatore della rivista aut aut e collaboratore delle pagine culturali de La Repubblica, in un "doppio" tutto particolare con Laura Boella, professore straordinario di Filosofia morale dell'università statale di Milano, la cosa si fa "seria". Seria come chi, da vero giocatore, affronta il momento "ricreativo" nel modo più giusto: mettendosi in gioco non spinto dalla volontà di vincere, ma con la consapevolezza di poter perdere. Portandosi dentro, insomma, quel "deserto tascabile" capace di fare il vuoto attorno e dentro noi delle vecchie e note categorie interpretative e avere così, nel gioco come nella vita, un vero giudizio critico, uno spirito attento scevro da ogni pregiudizio, una reale possibilità di crescita. Perchè se è vero che tutti possono giocare, non tutti, alla fine, sanno davvero farlo: specie i filosofi, più attenti a parlarne che a metterlo in atto. In un incontro sul "gioco" capace di chiamare in causa Hannah Arendt, Wittgenstein, Husserl, l'idea stessa di individuo e la propria soggettività, il concetto di esilio e "patria portatile", in una cornice ventosa come quella del Chiostro del Museo Diocesano, viene confermato l'interesse della "gente comune" per la filosofia. Anche di giovedì mattina.


LA GUERRA INFINITA (evento n° 20)
Torna su

Tom Holland, l’autore protagonista di questo evento, ha subito conquistato il numeroso pubblico con il suo stile vivace e brillante, e con la frase, pronunciata senza bisogno del traduttore: «Mi dispiace di dover parlare in inglese». Per rispettare i tempi, purtroppo, è stato necessario; ma questo breve incipit aveva già dimostrato il suo interesse e la sua disponibilità verso gli ascoltatori.

Nel corso della discussione tra lo scrittore e lo storico Luciano Canfora molti interessantissimi temi sono stati toccati: i diversi modi in cui si può raccontare la storia, il rapporto tra gli eventi storici e le testimonianze o i documenti che a noi pervengono, il comportamento di vinti e vincitori nelle guerre tra Persiani e Greci, i modelli del passato che, ereditati, formano la consapevolezza della nostra realtà presente.

Poi, forse confuso dalla molteplicità degli argomenti trattati, il pubblico ha posto la domanda sul tema chiave dell’evento in modo più chiaro: è possibile, insomma, far risalire la continua contrapposizione tra Oriente ed Occidente a quell’antico scontro tra Greci e Persiani? Prende la parola Luciano Canfora: per lui, in effetti, non hanno senso le definizioni stesse di “Oriente” ed “Occidente”, sempre legate al contesto storico. Secondo lo storico le ideologie e le definizioni prestabilite «Sono dei fatti. Dobbiamo capirli, studiarli, e liberarcene».

Una cosa è certa: il dibattito, grazie alle differenti opinioni presentate, ha dato spunto al pubblico per discutere anche una volta conclusosi l’evento. Segno che di certo, per le domande che si sono fatte, non esiste una sola risposta.




MUCCHE BALLERINE (evento n° 21)
Torna su

Nella Cantine di Vincenzo Gonzaga, presso Palazzo Ducale, in questa seconda giornata di Festivaletteratura, è andato in scena lo spettacolo Mucche Ballerine. La sala, allestita per l’evento, permette di respirare storia: c’è profumo dei tempi che furono. L’indicazione sul programma invogliava alla partecipazione un pubblico senza limiti d’età: i nonni si mescolavano ai nipoti. Gli spettatori erano, dunque, davvero numerosi; tanto che i volontari fino a qualche secondo prima dell’inizio, hanno aggiunto sedie in platea per permettere a tutti di partecipare. Sulla scena era presente un’artistica combinazione di tecnologia ( supporti per le luci ed i suoni) e di natura ( balle di fieno). All’ingresso ciascun spettatore ha ricevuto un foglio sul quale era riportata la nota dell’autore Marco Bosonetto. Il monologo, scritto espressamente per il teatro e in collaborazione con l’attrice Alessandra Celesia, è una storia alpina. A narrarla è Regina, mucca valdostana, che vive insieme alle amiche d’alpeggio, l’estate del ’44. Le compagne di stalla, Ardita, innamorata del toro da soma Tornado e Marquisa, la pessimista che già si vede bistecca sulle tavole tedesche, sono splendidamente interpretate dall’attrice. Ricopre grande funzione semantica il ruolo della musica: sulla sinistra del palco, vi era un trio che eseguiva musiche dal vivo utilizzando l’oboe, la fisarmonica e il contrabbasso. I musicisti sono anche intervenuti recitando qualche parte e suscitando le risa del pubblico, sempre attento e pronto all’applauso tutte le volte in cui c’era qualche pausa nella rappresentazione. Alcune musiche, ad esempio il Trio Lescano, di cui le tre mucche erano “fans”, e i discorsi del Duce, definito dalle allegre abitanti della stalla “ll gran pelato”, scandiscono i tempi dell’intera rappresentazione e mettono in risalto i momenti cloù. La complessità dell’evento trattato è stemperata dalla presenza dell’elemento fantastico. Emozionante, per me che ero infondo alla sala, percepire la vibrante emozione e tensione al tragico dell’attrice, che sul finire dello spettacolo, raccontando l’epilogo della fine della guerra, regala alla luce dei riflettori uno sguardo intriso di lacrime. Gli applausi finali del pubblico sono la vera dimostrazione del successo dell’evento.




LA VOCE TRA LE MANI (evento n° 22)
Torna su

MANI CHE PARLANO MANI CHE ASCOLTANO

A tu per tu con la lingua dei segni: quando le parole si vedono

Da lingua per pochi, ghetto comunicativo in cui rinchiudere pregiudizi e paure, a lingua per tanti (se non tutti), fatta di movenze ed espressioni prese in prestito dal teatro: è la LIS. La lingua dei segni si apre ad un pubblico eterogeneo fatta di udenti e non al Palazzo della Ragione, in uno dei primi incontri di questo undicesimo Festivaletteratura 2007.

Giordana Grossi, docente di psicologia alla State University di New York, con Rosaria e Giuseppe Giuranna, poeti sordomuti, mettono a confronto due modi di comunicare, “canonico” e gestuale, mostrando rimandi, affinità, similitudini, regole, espressività.

Gli autori ci conducono così in un interessante percorso di conoscenza e approfondimento della LIS sia da un punto di vista storico che tecnico. Per quanto riguarda il primo, scopriamo infatti che la lingua dei gesti, prima che fosse creato un vero e proprio metodo educativo per sordomuti da parte dell’abate L’Epée o che addirittura fossero costruite le scuole bilingue oggi presenti in Italia, è stata osteggiata per secoli. Da un punto di vista tecnico, invece, ci viene svelato il complesso fascino della LIS, sempre in bilico tra la possibilità di far comunicare e il rischio di isolare la comunità dei non udenti.




UNA CAOTICA COMPLESSITÀ CLIMATICA (evento n° 23)
Torna su

Era gremito di gente il Salone Mantegnesco dell’Università, questa mattina. Persone curiose di misurare la febbre al pianeta. Com’è l’aria sulla Terra? Da qualche anno climatologi di tutto il mondo si interrogano sullo stato di salute del globo. E l’atmosfera è uno degli elementi i cui sintomi vengono analizzati più attentamente, alla ricerca di risposte che forniscano un’interpretazione dei fenomeni.

Michele Colacino, dirigente di ricerca associato presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR, ed Antonio Speranza, ordinario di fisica presso l’Università di Camerino e presidente del CINFAI (Consorzio Interuniversitario Nazionale di Fisica delle Atmosfere e delle Idrosfere), hanno parlato dello studio del clima della Terra, mettendo in luce come le analisi che di volta in volta ci vengono presentate come attendibili siano in realtà suscettibili di critiche; mostrando come la questione della raccolta di semplici dati sullo stato del nostro pianeta, prima ancora della ricerca di soluzioni a fattori quali l’aumento della temperatura o l’innalzamento del livello degli oceani, sia ancora del tutto irrisolta. “E davvero arduo individuare dei modelli scientifici per lo studio dell’andamento del clima in futuro” – ha spiegato Antonio Speranza – “Vi sono problemi che concernono il reperimento dei dati, gli errori legati all’approssimazione, la stessa variabilità naturale che fa da sfondo all’accadere degli eventi”. Altro problema è costituito dal fatto che la fisica statistica basi i propri studi sulla disponibilità di infinite repliche dello stesso sistema; in climatologia, invece, “si ha una realizzazione sola: non è possibile fermare lo scioglimento di una glaciazione perché lo si è osservato male e poi guardarlo nuovamente”.

Il clima è poi un macchinario complicato, che comprende al suo interno notevoli fattori (dai ghiacci fino ai gas, per intendersi), oltre che complesso: i suoi componenti interagiscono continuamente tra loro, influenzandosi vicendevolmente e rendendo impossibile uno studio lineare, che li consideri separatamente, uno per uno.
Il dibattito sulle variazioni a cui è soggetto il sistema climatico è insomma ancora aperto. Se infatti gli esperti si trovano d’accordo nel sostenere che la temperatura atmosferica aumenterà e che le precipitazioni saranno più violente, il quadro concernente fenomeni più estremi rimane ancora terreno di dibattiti alquanto problematici.

L’itinerario sui quattro elementi del cambiamento climatico prosegue venerdì, sabato e domenica, sempre alle 11:15 presso il Salone Mantegnesco: affrontato il discorso sull’Aria, resta da discutere di Terra, Fuoco, Acqua.




SHA-LOIÀ, SHA-LALLÀ! (evento n° 24)
Torna su

“Sha-loià, Sha-lallà“ è così che si intitola l’evento dedicato ai più piccoli che si è svolto nel Palazzo della Ragione.
Matteo Corradini guida energicamente uno strano e buffo gruppo di piccoli musicisti che trasformano parole in suoni.
I bambini hanno musicato poesie attraverso l’utilizzo di strumenti “innovativi”: pentole, bastoni, strani fischietti e imbuti….
Al termine dell’ora sono riusciti ad inventare, in questo modo, due allegre canzoncine che potrete trovare sul sito del Festivaletteratura.



PAROLE INUTILI, PAROLE VERE: IL BISOGNO DI DON MILANI (evento n° 25)
Torna su

A Campo Canoa c’è Agostino Burberi che inizia il suo intervento nell’attesa che il suo interlocutore, bloccato nel traffico, arrivi…
Agostino Burberi è stato allievo di Don Milani ed è qui a parlarne proprio nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa.
Don Milani è stato sacerdote, impegnato nella scuola tanto quanto nel sociale, risoluto, preciso, che è riuscito a sintetizzare quella visione del mondo trasmessa poi ai suoi ragazzi di Barbiana col motto “I care” (“Mi sta a cuore).
Don Milani, che incontrò problemi con le gerarchie ecclesiastiche, che intese l’insegnamento come veicolo per evangelizzare e trasmettere il senso della legalità e il criterio dell’obbedienza, che amò i suoi studenti più del suo Dio.
Questo stesso Don Milani che certamente non avrebbe voluto essere celebrato, né ciecamente emulato, ma considerato.
Ricordato per i suoi scritti e le sue opere affinché se ne possano trarre oggi quegli insegnamenti ancora validi oggi.
Del resto quella “C” di “I care” può essere ancora declinata in molti modi, e a suggerircelo è Guido Tallone, sindaco di Rivoli, giunto finalmente sotto il tendone dell’evento.
Parole come Cultura, Consapevolezza Critica, Coerenza, Conoscenza, tutte volte alla ricerca della Verità. E la verità passa anche nei numeri, non solo nei valori. Servono dei punti di riferimento stabili per muovere una critica o proporre una soluzione.
Bisogna saper essere qualcuno, un insegnante, un politico, e non solo cercare di sapere come fare.
E. quando non si sa come, bisogna saper essere umili e rivolgerci a chi può aiutarci, senza vergogna.
Anche Don Milani lo faceva, e il suo gesto rimane un insegnamento indelebile.




SELF INDULGENT DESIGN (evento n° 26)
Torna su
L'evento è stato annullato


CHE PSICOLOGI, GLI ANIMALI! (evento n° 27)
Torna su
L'evento "Che psicologi gli animali! è basato sul gioco, che risulta molto coinvolgente per tutti i bambini presenti. Nicola Davies, autrice di numerosi libri sugli animali e sul loro comportamento, intrattiene il pubblico con versi, rumori, borbottii e canti, come ad esempio quelli delle balene, fornendo, al tempo stesso, numerose informazioni sulla fauna che ci circonda. Ma lo spettacolo comprende anche parti riflessive, tra cui domande come: "gli animali pensano?", alle quali il pubblico si sente libero di rispondere in tutta libertà.


NON SOLO PIPPI (evento n° 28)
Torna su

Quest’anno è il centenario della nascita di Astrid Lindgren, conosciuta in tutto il mondo per i suoi celebri personaggi: Pippi Calzelunghe, Emil, Ronja e tanti altri ancora.

Nell’evento “Non solo Pippi” a Palazzo del Mago, Antonella Ossorio e la traduttrice Laura Cangemi hanno narrato la nascita di alcuni di questi famosi personaggi, tra i quali Pippi Calzelunghe. Il giovane pubblico è stato trascinato nelle avventure della ragazzina coi capelli rossi attraverso la lettura, da parte di Pino Costalunga, di diversi capitoli dei libri più famosi della scrittrice svedese.

L’evento, molto interessante, ha fatto scoprire ai giovani lettori tanti particolari su questi capolavori della letteratura.




CALLIGRAFIA: LA FORMA DELLA SCRITTURA (evento n° 29)
Torna su

Il Salone Manegnesco è stato il luogo scelto per l’evento in cui la calligrafa Anna Ronchi e James Clough, docente del Politecnico di Milano, hanno presentato al pubblico l’arte della bella scrittura. La sala, gremita all’inizio, ha seguito le lezioni che entrambi gli esperti di calligrafia hanno dato con l’ausilio di filmati e diapositive, senza le quali sarebbe stato davvero difficile comprendere, dal momento che il linguaggio era “riservato agli addetti al settore”. Il prof. Clough, il cui accento tradiva le origini anglosassoni, ha iniziato la conferenza presentando un breve excursus storico sulla calligrafia. La cultura occidentale da ben poca importanza all’aspetto nascosto dell’alfabeto, le cui peculiarità sono la duttilità e la creatività, utile per dare vita ad una comunicazione efficace. L’oriente, invece, ha sempre visto nell’arte delle lettere un’ importanza artistica ed espressiva che peremette alle parole di formare un patrimono culturale di non poca rilevanza. Anna Ronchi, membro dell’ Associazione Calligrafica Italiana, inizia il suo discorso premettendo che l’uso “selvaggio” della grafica non da modo alla scrittura di lasciare un segno permanente e più efficace nell’ambito della comunicazione. Il suo intervento focalizza l’attenzione su Ludovico Degli Arrighi, calligrafo vissuto nel Rinascimento, che scrive e fissa le prime regole dell’arte dello scrivere unendo bellezza ed armonia alla forma delle lettere. Il messagio che davvero può riassumere in poche parole l’evento è il seguente: occorre andare oltre le cose scontate. Saper modificare e rendere atistica la nuda forma di un simbolo è davvero un’arte e, proprio per questo nobile motivo, bisogna difenderla e diffonderla.




ENRIQUE VILA-MATAS (evento n° 30)
Torna su

Era prevista la presenza di Daniele del Giudice accanto a Enrique Vila-Matas, ma alla fine lo scrittore spagnolo si è trovato a gestire da solo l’incontro con il pubblico, nel cortile dell’Archivio di Stato. E se l’è cavata benissimo. Con grande ironia ha introdotto il discorso, scandendolo di aneddoti, decidendo di leggere un suo scritto di grande successo e di autocommentarsi.

La sua è una riflessione originale e umoristica sull’importanza della scrittura. Risponde in vari modi, tra verità e metafora, alla domanda “perché si scrive” che perseguita ogni scrittore. Ride il pubblico di Vila-Matas, ad ascoltare il suo parlare provocatorio, le citazioni che sa inventare e trasformare poiché la letteratura, dice, “è espressione di massima libertà“. Proprio per questo scrivere può essere un modo per “correggere la vita, fosse pure di una sola virgola al giorno”.




COLUM MCCANN CON SANTINO SPINELLI (evento n° 31)
Torna su
L'evento dovrebbe iniziare alle 16.00, ma chi arriva in anticipo trova lo scrittore ad accoglierlo con un sorriso disponibile agli autografi. Siamo a palazzo D'Arco sotto una grande tenda bianca. Si comincia con la musica: Santino Spinelli alla fisarmonica ci introduce al viaggio nel mondo e nella cultura dei Rom. Molti i Rom presenti. Note suadenti e appassionate si rincorrono veloci e rendono vibrante l'atmosfera. Svestiti i panni del musicista, Spinelli indossa quelli del professore che augura al pubblico salute e fortuna in lingua romanì e spiega le origini del suo popolo. Colum McCann presenta il suo ultimo romanzo che ha come protagonista Zoli e le sue persecuzioni. Spinelli ci svela che il personaggio del romanzo è in realtà la poetessa Papiska, che "tradita" dall'editore cui era sentimentalmente legata vede pubblicata la sua biografia; a causa della pubblicazione che ha violato la regola dell'oralità la poetessa viene bandita dalla sua comunità di appartenenza. Tra aneddoti e racconti, Spinelli ringrazia l'autore per la solidarietà concessa al suo popolo raccontandone per la prima volta in Europa la storia, la cultura e le vessazioni subite. Lacio Drom , " Che voi possiate prendere la migliore strada nella vostra vita" è il saluto finale.


CHUCK PALAHNIUK CON TULLIO AVOLEDO (evento n° 32)
Torna su

Come prevedibile grande affluenza di pubblico questo pomeriggio presso il Cortile della Cavallerizza per l’incontro con Chuck Palahniuk e Tullio Avoledo.
Avvalendosi della sua doppia esperienza di autore-lettore, Avoledo conduce la conversazione e guida i lettori attraverso l’opera del collega americano; scopriamo così che dietro le surreali, violente e a volte trucide storie dello scrittore si celano le banalità e gli eventi della vita quotidiana, dietro ai quali Palahniuk scova quei mondi nascosti capaci di dare le vertigini ai suoi lettori. Le sue fonti d’ispirazione, spiega infatti l’autore, sono le storie che le persone gli raccontano e che egli cerca di conservare affinchè non vadano perse, perchè ognuno ha una storia o un aneddoto che può essere raccontato al mondo.

L’autore ribadisce poi questi concetti quando la conversazione si sposta sul linguaggio utilizzato nei suoi libri. Interrogato da Avoledo sulla grande presenza di termini scientifici nei suoi romanzi, Palahniuk spiega che dietro alla terminologia degli esperti si celano spesso, non solo oggetti drammatici e angoscianti, ma anche significati spesso incomprensibili dalla gente comune. Così, lo scrittore cerca di fare le stesse cose con gli eventi quotidiani: non inventando la realtà, quanto piuttosto un linguaggio capace di renderne le mille sfaccettature.
Rispondendo all’ultima domanda del suo interlocutore “Per te scrivere è divertente o faticoso?”, Palahniuk ha infine svelato il segreto del suo successo. Ha spiegato infatti che dopo due anni sprecati lavorando ad un libro scritto con enorme sforzo e poco svago, senza poi realizzare le vendite sperate, ha deciso che non avrebbe più scritto senza provare piacere mentre lo faceva. Dopo questo cambio di tattica, ha sbancato scrivendo Fight Club in sei settimane, divertendosi molto ed uscendo tutte le sere.

Nulla viene bene se non ci si diverte, questo il messaggio di Palahniuk.
A giudicare dalle risate dei presenti, che hanno accompagnato l’evento e che non sono mancate nemmeno durante le risposte alle domande del pubblico, si può dire allora che questo evento sia riuscito perfettamente.

Leggi l'approfondimento


UN MANDALA PER LA PACE (evento n° 33)
Torna su

Che cosa significa fare la pace? All’evento a Palazzo del Mago “Un mandala per la pace”, si è cercato di dare una risposta a questa domanda.

Per prima cosa tutti i bambini e le maestre si sono seduti in cerchio, si sono presentati a vicenda e poi hanno iniziato a disegnare utilizzando le forme geometriche. I piccoli hanno così capito come collocarle nello spazio per dar vita a nuovi disegni e hanno imparato ad usare diversi materiali, come ad esempio colla, carta e colori per creare i così detti “lavoretti”.
Tutti i disegni realizzati durante questo laboratorio, infatti, verranno esposti al Palazzo del Mago creando una grande “mostra pacifica” che potrà essere ammirata da tutti.

I bambini alla fine dell’evento (in teoria) dovrebbero avere imparato il significato di quanto è importante “fare la pace”; è stato infatti spiegato loro quanto sia importante usare le mani per creare e quanto sia invece sbagliato usarle per far del male agli altri.




MUCCHE BALLERINE (evento n° 34)
Torna su

Nella Cantine di Vincenzo Gonzaga, presso Palazzo Ducale, in questa seconda giornata di Festivaletteratura, è andato in scena lo spettacolo Mucche Ballerine. La sala, allestita per l’evento, permette di respirare storia: c’è profumo dei tempi che furono. L’indicazione sul programma invogliava alla partecipazione un pubblico senza limiti d’età: i nonni si mescolavano ai nipoti. Gli spettatori erano, dunque, davvero numerosi; tanto che i volontari fino a qualche secondo prima dell’inizio, hanno aggiunto sedie in platea per permettere a tutti di partecipare. Sulla scena era presente un’artistica combinazione di tecnologia ( supporti per le luci ed i suoni) e di natura ( balle di fieno). All’ingresso ciascun spettatore ha ricevuto un foglio sul quale era riportata la nota dell’autore Marco Bosonetto. Il monologo, scritto espressamente per il teatro e in collaborazione con l’attrice Alessandra Celesia, è una storia alpina. A narrarla è Regina, mucca valdostana, che vive insieme alle amiche d’alpeggio, l’estate del ’44. Le compagne di stalla, Ardita, innamorata del toro da soma Tornado e Marquisa, la pessimista che già si vede bistecca sulle tavole tedesche, sono splendidamente interpretate dall’attrice. Ricopre grande funzione semantica il ruolo della musica: sulla sinistra del palco, vi era un trio che eseguiva musiche dal vivo utilizzando l’oboe, la fisarmonica e il contrabbasso. I musicisti sono anche intervenuti recitando qualche parte e suscitando le risa del pubblico, sempre attento e pronto all’applauso tutte le volte in cui c’era qualche pausa nella rappresentazione. Alcune musiche, ad esempio il Trio Lescano, di cui le tre mucche erano “fans”, e i discorsi del Duce, definito dalle allegre abitanti della stalla “ll gran pelato”, scandiscono i tempi dell’intera rappresentazione e mettono in risalto i momenti cloù. La complessità dell’evento trattato è stemperata dalla presenza dell’elemento fantastico. Emozionante, per me che ero infondo alla sala, percepire la vibrante emozione e tensione al tragico dell’attrice, che sul finire dello spettacolo, raccontando l’epilogo della fine della guerra, regala alla luce dei riflettori uno sguardo intriso di lacrime. Gli applausi finali del pubblico sono la vera dimostrazione del successo dell’evento.




L’ISOLA IN VIA DEGLI UCCELLI (evento n° 35)
Torna su

Varsavia, ghetto ebraico, 1943: la Germania occupa da poco più di tre anni la Polonia. Alec, un bambino ebreo, vive qui con il padre, che lavora in una fabbrica, producendo corde per l’esercito tedesco. La madre è scomparsa: era andata a trovare i vicini e non è più tornata, forse è stata catturata e mandata in Germania. Presto i Tedeschi porteranno via anche papà, durane una retata. Comincerà così per Alec un periodo di attesa, nascosto al numero 78 di una casa semidiroccata in via degli Uccelli. Aspettando il ritorno del padre, che ha promesso di venirlo a cercare lì appena potrà, Alec soffrirà la fame, piangerà, lotterà, imparerà a difendersi, diventerà uomo.

Ascolta il monologo su un libro che a tratti ha scritto ispirandosi alla propria autobiografia, Uri Orlev. Ascolta e sorride, seduto in prima fila su una poltroncina rossa del Teatreno, mentre le ragazze del Laboratorio Interculturale Da’at al Ilm suonano e la calda voce di Matteo Brancaleoni racconta.
Alec incontra il padre che è tornato a prenderlo: “Piangemmo. Ci abbracciammo e piangemmo, entrambi. Il pianto è contagioso, alle volte: proprio come il riso”.
Uri Orlev si emoziona un poco. Poi, rispondendo alle domande dei bambini, spiega: “Oltre il muro del ghetto erano gente e case, come oltre il mare la terra. Il ghetto era proprio come un’isola. Ho scritto L’isola in Via degli Uccelli ispirandomi a Robinson Crusoe che era uno dei miei eroi preferiti, quand’ero bambino”. “Ha avuto davvero un topolino con cui giocava?” chiede timidamente una voce. “Sì. Molto di quel libro proviene davvero da quel che ho vissuto”.




LE GUERRE NELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA (evento n° 36)
Torna su

La genesi di ogni conflitto è la paura. E anche nel caso della guerra civile spagnola, così dettagliatamente raccontata da Antony Beevor, è stato così.

I repubblicani, dopo le vittoriose elezioni del 1936, per continuare a perseguire il sogno di una rivoluzione socialista; i nazionalisti (ceto medio, aristocrazia e clero) per paura di una rivoluzione in stile bolscevico; nel mezzo le autonomie locali, così radicate in Spagna ma senza un orientamento politico preciso.

Nel caos di questa situazione, iniziò la guerra civile. Anche all’interno degli stessi schieramenti inoltre c’erano divisioni e vendette incrociate, ed ecco perché parliamo giustamente di “guerre” all’interno di quella guerra. A livello internazionale la Spagna attirò l’attenzione di nazioni, con Italia e Germania militarmente a sostegno del generale Franco, e di moltissimi volontari idealisti, principalmente di sinistra e a sostegno dei repubblicani. La Gran Bretagna preferì, insieme alla Francia, rimanere neutrale, con conseguenze disastrose che rafforzarono indirettamente la Germania nelle sue mire espansionistiche. Dopo la vittoria di Franco, in Spagna iniziò un periodo terribile e oscuro con Stati Uniti e Gran Bretagna ancora schierate per la stabilità della regione nonostante gli orrori dei campi di lavoro e di ripetute violenze.

Il conflitto così cruento e trasversale ha aperto una ferita che rimane ancora purtroppo aperta nella storiografia spagnola e soprattutto nel ricordo delle vittime di entrambi gli schieramenti.




IL ROMANZO DEL RISO (evento n° 37)
Torna su
Naja, lavoro, lotte sindacali, libertà, evasione, cinema, mondine, Silvana Mangano, "Riso amaro". Questo è il vocabolario di Laura Bosio per trasportare il pubblico nell'ambito del mondo delle risaie, alimento con l'unico difetto di non possedere la vitamina "A". Ci sono ancora possibilità che la coltivazione del riso non venga abbandonata in Italia, soprattutto in questo momento in cui i prodotti transgenici spinti dagli interessi di grandi produttori e dalle grandi industrie chimiche prendono piede senza che quasi nessuno se ne accorga? E' uno dei problemi come anche quelli relativi ad irrigazione, grandi reti di canali, qualità dell'acqua, che Laura Bosio solleva con acutezza e competenza. Il riso è contagioso, lo si sa.

Leggi l'approfondimento


FRANK MCCOURT (evento n° 38)
Torna su

Alle cinque e un quarto precise piazza Castello è ormai colma di gente, pronta ad accogliere con un caloroso applauso Frank McCourt.

Prima di entrare nel vivo della discussione, l’autore viene preceduto da un breve preambolo, la sintesi della sua biografia: un uomo che, dopo aver superato una miserabile infanzia in Irlanda e dopo essere sopravvissuto negli Stati Uniti tramite alcuni, piccoli e poveri lavoretti, diventa insegnante di scuola superiore, poi di università. Ottiene il successo con il romanzo Le ceneri di Angela, seguito da Che paese, l’America e Ehi, prof!. Ed è su quest’ultimo romanzo che si incentra la conferenza; si tratta di un testo che riguarda l’educazione, la persona dell’insegnante, il rapporto tra studenti e professori e naturalmente la personale esperienza di McCourt.

Dunque, dopo la biografia dell’autore si apre una sorta di polemica, cioè: Frank McCourt si rammarica del fatto che l’insegnante, solitamente, nella società odierna, è un individuo poco considerato, mal pagato, e tristemente ignorato. Al giorno d’oggi, sono i pedagogisti e gli altri esperti di didattica le attrazioni migliori, coloro che vale la pena di tenere in considerazione o di invitare a qualche trasmissione televisiva. A questo punto McCourt si domanda: chi più dei semplici insegnanti, senza aver appreso nulla, riesce a far fronte alle più diverse e talvolta assurde situazioni che possono presentarglisi in una classe? Senza esitazione l’autore confessa che nella sua classe, più che insegnare, è dovuto sopravvivere: per esempio, raccontare episodi della sua vita ai suoi alunni, come il lavoro di scaricatore di porto, ha contribuito a fargli mantenere valida la sua professione tra ragazzi che, conoscendo le sue misere origini per sentito dire, lo avevano già schedato come un incapace.

Frank McCourt, successivamente, non abbandonando mai un certo umorismo nell’esprimersi, dalla sua persona e dalla figura di insegnante passa a questioni più generali, addirittura al problema dell’educazione, almeno per quel che concerne gli Stati Uniti: il problema dell’istruzione sono i politici, che interferiscono troppo nelle scuole, riducendo tutto a degli standar; incrementano i test, i quali costituiscono controproducenti forme di controllo. L’idea di educazione di Frank McCourt consiste nell’insegnare ai ragazzi a pensare; ma quando questi pensano, inevitabilmente vengono frenati dai test. Ma per l’autore è anche doveroso citare alcuni degli aspetti più affascinanti dell’insegnamento, come la possibilità di imparare divertendosi, seppur sia un fatto raro, ed il costruttivo rapporto che va creandosi tra professore ed allievi, i quali, scrutandosi a vicenda, diventano psicologi.




AMORE E PSICHE (evento n° 39)
Torna su

L’evento ha trattato del grande amore tra Eros e Psiche, una storia esemplare per parlare del sentimento dell’amore e degli effetti che provoca sull’animo umano.

Psiche, una magnifica fanciulla, viene venerata come una dea poiché si crede che le sua bellezza sia divina.
E’ però una bellezza incompresa, tanto che nessun ragazzo ha il coraggio di chiederla in sposa. Il padre decide così di concederla ad Eros, Dio dell’Amore, per farla innamorare.
Eros però viene attratto dalla sua bellezza a tal punto da invaghirsene perdutamente, decidendo così di prenderla in sposa, a patto di non essere mai visto da lei.
La loro passione li travolge, rimanendo sempre un amore cieco.
La giovane tuttavia decide di vedere il volto del suo amante, pronta a tutto, pur di sapere; ma sarà proprio questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale.
Giovanni Nucci ha voluto intrecciare a questa grande storia d’amore un’altra storia, quella di Filemone e Bauci, trasportandoci ulteriormente nel mondo travolgente dell’ amore.
L’evento è stato seguito da ragazzi e adulti, tutti attratti da questo racconto. In seguito Chiara Carrer ha sottoposto il pubblico a quesiti molto interessanti che hanno trasportato nei sentimenti dei personaggi e hanno fatto riflettere sul significato profondo e vero dell’Amore.




L’ALFABETO SENZA UN FILO DI GRASSO (evento n° 40)
Torna su

Palazzo della Ragione e stretching. Potrebbe sembrare che le due cose non abbiano nulla a che fare l’una con l’altra e invece è proprio una lezione di “allungamento” quella tenutasi oggi nel cuore della città. Lo stretching, però, è davvero insolito: quello che insegna Matteo Corradini è stretching dell’alfabeto vocale e corporale.

Come si fa? L’insegnante di ginnastica alfabetistica è stato chiarissimo: si inizia urlando tutti insieme le lettere dell’alfabeto. Successivamente, una volta divisi in gruppi, si ritraggono le lettere o i disegni che l’istruttore sceglie su un tabellone, per poi giocare liberamente, una volta fatto stretching, a palla, baseball, canestro e calcio.
L’autore, molto simpatico e divertente, ha coinvolto tutto il suo pubblico nella pratica di questa nuova, insolita ginnastica.




DEI “TACITI FURORI” (evento n° 41)
Torna su

Nella sala del teatro Ariston le luci sono spente, sul palco, debolmente illuminato, ci sono Fanny & Alexander. L’atmosfera c’è, una microcamera proietta gli attori, la prospettiva si duplica. In un attimo la patina accademica del dibattito introduttivo si slava. Si sa, Landolfi è complesso, soprattutto il Landolfi del Breve Canzoniere, un arcuato prosimetro che alterna una serie di sonetti ai loro commenti, un rapporto dialogico tra due voci incorporee. Ma qualcosa riesce ad emergere, il dialogato delle due voci si intreccia alla sonata K.313 di Mozart, il resto è teatro, le parole si fermano qui.




LA VITTORIA DELLA REALTÀ (evento n° 42)
Torna su

Maria Stella Conte è una giovane voce della letteratura italiana. Giovane non nel senso anagrafico (e speriamo che qui non si offenda, anche perchè in realtà, in quanto a spirito potrebbe far sbiancare qualunque trentenne!), ma nel senso più strettamente letterario del termine. La casa dei gusci di granchio è il suo secondo romanzo, un libro che per forma si distacca da quello d’esordio, Terza persona singolare, ma ha con esso in comune la descrizione di un amore lacerato e lacerante.

L’autrice è stata intervistata, giovedì pomeriggio da Daria Galateria, studiosa di letteratura e cultura francese, docente e saggista che nella sua carriera si è occupata in particolare di memorialistica femminile tra sei e settecento. Le sue domande incalzanti, oltre ad un abbozzo della trama del romanzo, hanno permesso al pubblico di “spiare” scrittura della Conte scoprendo che La casa dei gusci di granchio racchiude tra le pagine amore, dolore, lacerazione, desiderio, purezza, passione e fantasia. E’ una favola che parola dopo parola si trasforma in un noir, è la storia di una donna che d’un tratto si scopre stanca di essere dalla parte dei buoni e senza agire riesce a dimostrarsi più spietata di un assassino. All’incontro, però hanno trovato spazio anche ampie riflessioni sul lavoro dello scrittore e sulla scrittura, sui linguaggi, sul sogno e sul mercato editoriale. Non per altro, è l’autrice stessa ad affermare: “penso che in ognuno di noi alberghino più registri. Non parliamo una sola lingua: c’è il sentimento, la ragione e la fantasia, abbiamo immagini, colori e parole. Anche per questo il mio romanzo si sviluppa su generi diversi in un continuum che comunque non soffre di pause o vuoti”.




CAMMINARE LA PERIFERIA, ABITARE LA PERIFERIA (evento n° 43)
Torna su

PERIFERIE AL CENTRO DEL MONDO
Ovvero come vivere ai margini senza sentirsi fuori dal coro

In un mondo sempre più piccolo, dove le distanze si assottigliano fino a scomparire, le frontiere diventano fragili e il viaggio è ormai cosa di tutti i giorni. Tenaci e ataviche differenze, nelle città, continuano ancora a distinguere tra abitanti di serie A e B: l’appartenenza al mondo del Centro o a quello della Periferia. Differenze che pesano su chi ci vive e chi, tutti i giorni, è costretto a rapportarsi con la propria condizione di privilegiato o esiliato dal mondo.
Stefania Scateni, responsabile delle pagine culturali dell’Unità, Beppe Sebaste, scrittore, con la coppia di artisti torinesi Botto & Bruno, raccontano la realtà delle periferie in modo inedito, diverso e affascinante. Non più ricettacolo di tristezza, ma possibilità per nuovi modi di vivere e confrontarsi, forme alternative per vivere socialità e cittadinanza. Perchè anche da lontano ci si possa sentire vicini.




COME PARLARE, COME SCRIVERE, COME LEGGERE (evento n° 44)
Torna su

“Qua c’è un incontro fra competenza e incoscienza” ha scherzato questa sera Beppe Severgnini riferendosi al suo dialogo sulla lingua italiana con il professor Gian Luigi Beccaria. A fare da sfondo all’evento, il magnifico Cortile della Cavallerizza che, nonostante l’ampiezza, si è in brevissimo tempo riempito di persone, “un pubblico paziente e generoso”, come è stato definito dallo stesso Severgnini.
Con la loro vastissima conoscenza della lingua e la loro simpatia, Beccaria e Severgnini hanno analizzato attentamente lo stato di salute dell’italiano, diagnosticando come peggiori malattie l’appiattimento linguistico e il frasario banale e preconfezionato che ci viene trasmesso dai mass-media. Unica cura possibile è la lettura, perchè ci mostra quanto il linguaggio abbia bisogno di libertà e di inventiva per sfuggire alla banalità.
A conti fatti, tuttavia, l’italiano è ancora una lingua vitale e capace di non chiudersi in se stessa, che prende in prestito dall’inglese e che ogni tanto rispolvera parole antiche; una lingua che, seppure non attinge più dai dialetti, si avvia verso una forma più comunicativa che espressiva. E la punteggiatura, ci ammonisce infine Severgnini, “non è una grave forma d’acne!”

Leggi l'approfondimento


LA TENDA ROSSA DI BOLOGNA (evento n° 45)
Torna su

Il Cortile del Castello di San Giorgio è una cornice che di per sé vale il prezzo del biglietto. Aggiungete una serata estiva al tramonto, una temperatura mite, una luce da cartolina e avrete il puzzle nel quale John Berger e Giuseppe Cederna hanno letto uno stralcio del libro “La tenda rossa di Bologna” dello stesso Berger. Esperimento ardito in quanto ognuno leggeva nella propria lingua. Il risultato è un dialogo onirico, sospeso tra sogno e realtà, dove la figura dello “zio Edgar” incanta e seduce. La presentazione è pulita, nitida e restituisce l’immagine dell’uomo sereno al di là delle convenzioni. Il rapporto con il piccolo nipote è da subito sincero, basato sulla spontaneità, e il coinvolgimento è pressoché totale. Chi non ha sognato, almeno una volta, di avere uno zio del genere? Tanto apprezzato quanto più estraneo al mondo degli adulti, dove vigono regole severe e dove è bandito ogni tentativo di rincorrere il sogno. Sogno che agli occhi di un ragazzo è possibilità, è avventura, è sensazione di potenza. Due le passioni del simpatico zio: scrivere lettere e viaggiare. Da quest’ultima prende l’avvio la gita a Bologna, dove ogni quisquilia si amplifica nell’animo puro e ci trasporta in quella dimensione iniziale di sogno. Non c’è fine al sogno, ma una successione di sensazioni che passano dal tatto all’olfatto e infine alla vista. Uno il colore che domina: il rosso. Né rosso argilla né rosso terracotta ma rosso rosso. Rosso è il colore delle tende di Bologna che non possono far altro che attrarre lo sguardo bramoso di zio Edgar. Nel negozio di tendaggi una signora accarezza un drappo di velluto come fossero i capelli della figlia e con questa immagine il mio sogno si è fuso con quello di Berger: l’unico desiderio emerso dal fondo del limbo sopito è stato correre a comperare il libro. Se avete sempre desiderato condividere la vita sensibile con uno zio bislacco seguite il mio esempio.




SERENA VITALE CON PIERO DORFLES (evento n° 46)
Torna su

È un incontro simpatico, quello che si svolge nel cortile del Museo Diocesano. Tra Piero Dorfles e Serena Vitale c’è una buona intesa. Il giornalista, con la limpidezza a cui la sua voce ci ha abituato, riassume la trama complicata de “L’imbroglio del turbante”, l’ultimo libro della scrittrice. Si tratta di un intreccio di storie con uno, tre, nove personaggi che poi forse sono sempre lo stesso. Protagonista è una figura storica inafferrabile, vissuto tra l’Italia e le terre ottomane sulla finire del 1700. E si tratta di un caso evidente, dice Dorfles, di innamoramento della scrittrice per la sua “creatura”. Serena Vitale ride, si lascia prendere in giro, racconta la fatica e il divertimento di otto anni di lavoro per questo “romanzo di ricerca” tra storia e letteratura. Si parla di paesi e di popoli anche lontani, poco noti. Si arriva a parlare dei nostri giorni, delle nostre guerre che continuano in terre difficili. Si discute insieme al pubblico dei terreni e dei secoli che la scrittrice ha esplorato e narrato prima di tornare, come promette, al suo campo privilegiato, quello della Russia di Puskin.




SIMMETRIA (evento n° 47)
Torna su

Poche parole ha speso Roberto Lucchetti per introdurre Marcus Du Sautoy, matematico ricercatore di fama mondiale, collaboratore per testate come il Times e il Guardian e persino per la BBC.
Un’ introduzione breve ma necessaria, perchè forse è risultato strano per il pubblico immaginarsi questo solare uomo sulla quarantina in camicia rosa come uno dei più grandi specialisti di teoria analitica dei numeri.
Eppure è con quel sorriso e questo look casual che si è presentato qui a Mantova: uno scienziato che si mostra soprattutto come uomo comune, con una famiglia e le sue passioni.
Amante di musica e teatro, da piccolo avrebbe voluto fare la spia, ma poi ha optato per una strada diversa, scegliendo di immergersi, di perdersi in quel “disordine perfetto” del mondo dei numeri, come recita il titolo del suo secondo libro appena uscito.
Un libro che, come il primo L’enigma dei numeri primi, vuole sfatare il falso mito della matematica come materia astrusa e per pochi eletti, portandola invece nella vita quotidiana dei non specialisti.
Si è parlato quest’oggi di simmetria e musica, simmetria e calcio e, infine, simmetria e psicologia. Una miscela di discorsi divisi tra matematica e vita privata dell’autore, dove, con sorpresa, le domande più puntuali e tecniche sono arrivate proprio dal pubblico.




GRAN SOIRÉE PREDILUVIANA (evento n° 48)
Torna su

Grand Soirée Prediluviana, un incontro insolito che si è svolto ieri sera a Parco Belfiore ha animato la serata mantovana.
Più che un normale evento possiamo definirlo come una festa vagabonda, un circo filosofico che ricorda le sagre popolari.
Durante la prima parte della serata, gli spettatori hanno potuto mangiare tigelle calde, osservando il romantico tramonto calare sul lago. L’atmosfera calda e la tipica scenografia da circo hanno coinvolto gli ospiti dell’evento, che hanno potuto partecipare a differenti attività: assistere ad un balletto di flamenco, osservare un presunto musicista bizzarro suonare un pollo invece di un violino, gironzolare attraverso le gabbie di un piccolo zoo, entrare nella camera dei sogni o nella roulotte delle confessioni col poeta.
Inoltre la serata è stata animata da uno spettacolo realizzato da animali vivi e altri meno vivi, attraverso le storie e i racconti di Paola, Stefano e Maurizio.
Per concludere in bellezza infine, uno stand si è trasformato in una particolare discoteca con musica di altri tempi…




MENNA ELFYN E GWYNETH LEWIS CON GIORGIA SENSI (evento n° 49)
Torna su
"Qualcuno mi ha detto un giorno che leggere una poesia tradotta è come baciare con un fazzoletto sulle labbra. La mia risposta è stata bè, anche un bacio attraverso un fazzoletto è meglio di nulla". Coraggiosa, Menna Elfyn comincia a leggere le proprie poesie in gallese. Lo si respira già dai suoi versi, ancor prima di ascoltare la versione italiana, il senso che quelle parole evocano. Menna Elfyn è stata tra coloro che negli anni '60 si sono battuti per salvare una lingua allora emarginata e disprezzata, oggi rivalutata per il suo valore poetico: il gallese. E finita in carcere per questa sua lotta e non ha voluto pagare per uscirne. Ha continuato a scrivere poesie nonostante le venisse domandato come mai, essendo una donna, non si desse piuttosto alle novelle ed ai racconti, alla prosa, dal momento che allora si riteneva soltanto gli uomini fossero in grado di essere dei veri poeti. E' combattiva, Menna Elfyn. E tuttavia dalle sue poesie trapela una dolcezza estrema. Così da quella sulle pantofole, scritta per la figlia che le chiede di adottare un ritmo più lento: "Di sicuro una poesia in pantofole non può correre" spiega. Poi si affretta ad aggiungere: "Ma forse qui c'è qualcosa di più profondo, da comprendere". Legge. Di suole di gomma raglianti con cui aprire un sentiero di tranquillità. Non chiuse dietro, fedeli alla terra, mostrano un mondo oltre, nel quale infilare i piedi. Un mondo dove esiste ancora l'umiltà, dove non servono tacchi e suole dure per aprirsi una strada. In ritardo a causa dello sciopero dei controllori di volo italiani a Londra, arriva trafelata al Chiostro di San Barnaba l'altra poetessa gallese, Gwyneth Lewis. Si scusa: "Sono le 8, avrei tanto voluto essere qui ad Oltremanica alle 19:15, come concordato...mi dispiace". Subito si ricompone, improvvisa una sequenza di poesie da leggere ad alta voce e comincia. Ordinata, riflessiva, è una poetessa dell'interiorità; raschia idee ed emozioni dal fondo del proprio io, poi delicatamente le stende su carta. Come quando un giorno, affamata, le capitò d'inghiottire la luna e questa si appiccicò al suo palato, secca come un'ostia. O quando in Irlanda, in riva al mare della contea di Cork, si accorse che ancor prima di partire le mancava quel posto; non rispose al telefono che suonava nella cabina, ma ascoltò se stessa e comprese: desiderava soltanto tornare dove non era mai stata.


GESTICOLANDO (evento n° 50)
Torna su

Immagina un memory, ma grandissimo, su cui poter camminare mentre giri le carte. Immagina un gioco fatto di gesti che abbiano un significato diverso dal consueto, semplicemente perchè effettuati in un’altra parte del mondo, in un Paese che non sia il tuo. Di scoprire che annuendo con la testa stai in realtà dicendo di no, come in Albania. Di imparare ad appoggiarti la mano sotto il mento per indicare che qualcuno è furbo, e non che sta soltanto pensando: così si fa in Medio Oriente, ripetendo il gesto che facevano i Visir affilandosi la barba mentre segretamente tramavano qualcosa. Mescola le due cose: un memory le cui carte siano immagini di gesti. Imparane un po’ e poi comunica con i tuoi amici attraverso essi…

Gesticolando, Cenni sulle diversità, ha fatto giocare così i bambini dagli 8 ai 12 anni che questa sera si sono ritrovati al Palazzo della Ragione.
Organizzato da Matteo Corradini, docente presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza, e dallo Studio Ghigos, gruppo milanese di designer, architetti e grafici, l’evento si ripeterà anche domani, giovedì 7, sabato 9 settembre alle ore 20:30. Si invitano tutti i bambini a partecipare…per scoprire le carte!




LE BUCOLICHE DI VIRGILIO (evento n° 51)
Torna su

Immersi in uno scenario idilliaco, si apre il secondo appuntamento delle Bucoliche di Virgilio.
Nel piccolo teatro di Palazzo D’Arco, risuonano versi scritti oltre duemila anni fa, rivisitati oggi da Giorgio Bernardi Perini. Quindici interpreti del Piccolo Teatro di Milano recitano e cantano sotto le musiche originali di Gabriella Zen e dagli allievi del Conservatorio di Mantova.

Durante la lettura vengono mesi in luce i temi più attuali trattati nel Liber Bucolicae, composto dopo la morte di Cesare. In questo periodo di incertezza, il poeta identifica i valori dell’amicizia, della natura e della poesia nell’Arcadia, giardino epicureo. Elementi di minaccia sono invece la storia e la forza dell’amore intesa come dementia.

É la sesta egloga che dà inizio allo spettacolo, movimentata da citazioni di alcuni miti e dell’humor virgiliano. Segue poi la terza egloga, cuore del genere bucolico, dove ha luogo una sfida di canto tra due pastori; l’esito finale sarà un pareggio tra tutti coloro che sono colpiti dall’amore.
A concludere, l’ottava egloga, legata alla passione amorosa e alla follia. Si contrappongono due storie: una donna che abbandona il suo uomo e una che utilizza la magia per riconquistarlo. L’atmosfera è tragica e l’amore si presenta come stato d’angoscia, antitesi della sanità mentale proposta dalla scuola epicurea.

Termina così la seconda tappa del viaggio nell’Arcadia, terra sognata da Virgilio.




L’INFANZIA DI SATURNO (evento n° 52)
Torna su

“Bambini” è il primo incontro della serie intitolata “L’infanzia di Saturno”, dedicata alle molte sfaccettature dell’infanzia e in cui la recitazione di passi di prosa e poesia si alternano a brani di musica da camera. Nella cornice del Teatro Bibiena da poco riaperto nella sua interezza, l’attento pubblico ha seguito l’alternarsi onirico di parole e suoni che hanno ricreato la sensazione del disperdersi nei meandri delle proprie memorie d’infanzia. Un’infanzia perduta, rimpianta, inseguita, spesso bistrattata ma che riesce ad essere fondamento, seppur evanescente, della coscienza compiuta della persona matura. Nelle parole di Thomas Bernhard le «persone distrutte e annientate nei primi tre anni» chiedono di venire ascoltate, capite e istruite da procreatori più dispersi e ignoranti di loro. Goffredo Parise porta in gita a Venezia un piccolo sé dal sorriso luminoso, i piccoli attoniti di Rimbaud venerano il pane nel forno e qualcosa di speciale ti segue fuori dallo spettacolo.




CHISCIOTTE E GLI INVINCIBILI (evento n° 53)
Torna su

Musiche, poesia, racconti, cabaret. Sul palco del Teatro Sociale De Luca ci introduce così, nel mondo di Cervantes e degli invincibili. Una scenografia essenziale, un lampadario, un vecchio tavolo, poche sedie, una bottiglia di quello buono da dividere. Essenziale anche lui. De Luca accende la luce ed ogni scena è intervallata dal suo gesto. Accende, spegne, ed ogni volta è una storia. Se Don Chisciotte incontra mulini a vento, amori e giganti, lo scrittore napoletano assieme a Giammaria Testa e Michele Mirabassi ci mette di fronte a storie vissute nei mercati, a poeti del calibro di Hikmet o Ungaretti, a Mosé o agli alpini friulani. Il lampadario richiama il Van Gogh dei mangiatori di patate, riunisce il pubblico alla luce di una veglia notturna. Si discute. Gli invincibili non sono coloro che vincono sempre, il circolo chiuso dei più forti, non sono nemmeno i vinti, quelli che la corrente lascia alle spalle. No. Gli invincibili sono tutti gli altri, non si esaltano, non si commiserano. Gli invincibili restano sotto la luce debole e lunga della lampada. Gli invincibili parlano di invincibili e creano una catena della memoria, terrena, che si tramanda come le canzoni popolari napoletane. Di padre in figlio, che diviene padre che racconta al figlio. Non hanno nome gli invincibili, se non il nome in tutti i nomi. Se raccontiamo, se siamo nel racconto, lo siamo. Ecco, come Don Chisciotte.

Leggi l'approfondimento


A TEMPO E PER CASO. L’EREDITÀ DI ILYA PRIGOGINE (evento n° 54)
Torna su

Antonio Speranza e Giorgio Turchetti all’Arci Virgilio hanno parlato di fronte ad un pubblico molto interessato, di Ilya Prigogine e della sua concezione di tempo e di fenomeni reversibili ed irreversibili.
Il Prof. Turchetti ha introdotto il concetto di tempo partendo da Newton, per il quale il tempo è un accessorio “controintuitivo” rispetto alla meccanica. Infatti per la meccanica di Newton, contrariamente alla realtà quotidiana dove domina il concetto di fenomeno irreversibile, tutto si basa sulla reversibilità.
Prigogine si è occupato dei fenomeni irreversibili teorizzando la possibilità di capire i fenomeni irreversibili passando dalle equazioni di Newton a quelle di Hamilton, con l’aggiunta, per così dire, di un pizzico di caos, cioè di infiniti gradi di libertà. Sulla scorta di tale tesi Prigogine ha teorizzato l’irreversibilità della Storia, che si basa su eventi snodo, o biforcazioni, dai quali non è possibile tornare al punto di partenza. Il Prof. Turchetti ha poi spiegato il concetto di complessità secondo Prigogine: è necessario trascendere i limiti della meccanica classica con l’analisi di tutti i processi legati alla vita mediante la codificazione di un progetto.
Il Prof. Speranza, che si è definito un utente fruitore di sistemi, ritiene indispensabile che i fisici matematici trasmettano informazioni per modellare i sistemi, con specifica attenzione alle proprietà statistiche dei sistemi.
La questione fondamentale è se la componente statistica va posta nel sistema dall’inizio o se è possibile studiare un’equazione che la riproduca dall’interno.
Entrambe le tesi sono state studiate ed applicate e continuano ad esserci ancora oggi. Secondo Prigogine la seconda ipotesi non è fattibile, secondo Speranza e Turchetta sì; questo dimostra che la scienza è dibattito aperto di idee che si confrontano con reciproche obiezioni e risposte. Ed è qui che si trova l’eredità di Prigogine: la scienza come filosofia e schietto confronto di opinioni.




Torna alla lista dei giorni