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Carolin Emcke

«La soggettività serve alla trasparenza della prospettiva», ha asserito Caroline Emcke, e in questa dichiarazione si concentra tutta la sua opera giornalistica, oggi riconosciuta come uno degli apporti più significativi al giornalismo di guerra europeo. Già inviata del quotidiano "Der Spiegel", dal 1998 al 2006 Emcke ha viaggiato in Afghanistan, Colombia, Iraq, Libano, Pakistan e nella Striscia di Gaza. Nei suoi servizi e reportage ha raccontato zone di guerra e violazioni dei diritti umani con uno stile narrativo fortemente riconoscibile. Dal 2007 lavora come autrice freelance e collabora con le testate "Die Zeit" e "Süddeutsche Zeitung". Nel 2008 ha scritto "Stumme Gewalt – Nachdenken über die RAF". Il libro, vincitore del Theodor-Wolff-Preis, ricorda gli anni bui del terrorismo rivoluzionario e l'assassinio del banchiere tedesco Alfred Herrhausen per mano della Rote Armee Fraktion. Molto discussa è stata anche l'autobiografia "Wie wir begehren" (2012), in cui la scoperta e la dichiarazione della sua omosessualità si accompagna a una profonda riflessione sull'esclusione sociale che questo ancora comporta. Frequenti i suoi interventi su temi quali la globalizzazione, la violenza identitaria e ideologica, i nuovi razzismi e fanatismi che stanno ridisegnando la politica internazionale, al centro del saggio "Gegen den Hass" ("Contro l'odio"), uscito in Germania nel 2016 proprio nei giorni in cui l'autrice è stata insignita del Friedenspreis des Deutschen Buchhandels alla Fiera del libro di Francoforte.

(foto: © Andreas Labes - sito ufficiale)

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"Contro l'odio", La nave di Teseo, 2017 (in uscita)

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