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Faraj Bayrakdar

«Se fossi stato soltanto un oppositore politico, avrebbero potuto spezzare la mia volontà, la capacità di sopportare le dure condizioni del carcere. Ma la poesia è riuscita a salvarmi, dando alla mia via un senso e un valore diverso da quel che si voleva». Nato nel 1951, Faraj Bayrakdar è un poeta siriano esule in Svezia. Tra il 1987 e il '93 è stato detenuto e torturato in una delle più famigerate carceri del regime di Hafez Assad (padre dell'attuale presidente Bashar) con l'accusa di essere affiliato al Partito comunista siriano. La sua opera poetica, profondamente segnata dalla reclusione, è un inno dolente alla libertà individuale e alla fuga ideale dalla prigionia: «ho passato i primi sei anni di prigionia completamente tagliato fuori dal mondo esterno – ha scritto nella prefazione a "Il luogo stretto" (2016), la prima raccolta di suoi componimenti pubblicata in Italia – senza radio né giornali né visite, senza il permesso di avere penne e fogli. Per questo ho esercitato la memoria, in modo da scriverci sopra direttamente, come facevano i nostri antenati prima della diffusione della scrittura. Con la poesia era possibile». Autore di quattro raccolte poetiche, nel 1998 ha vinto il Premio Hellman-Hammet; nel 1999 l'International PEN Award e nel 2004 il Premio Free Word dal NOVIB in Olanda.

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"Il luogo stretto", Nottetempo, 2016 (2017)

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