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Samad Bannaq

«Una ricetta contro il rischio del diffondersi del jihadismo? Prendersi cura delle persone, educare e non solo reprimere. Dobbiamo piantare un albero ed accudirlo. Ci vorrà tempo, sarà faticoso e magari non vedremo subito i risultati. Ma alla fine i frutti saranno migliori di quelli del tempo presente». Samad Bannaq era un giovane musulmano di origini marocchine arrestato in Francia per reati di droga quando, nel 2012, mentre era in carcere alla Dozza di Bologna, ha iniziato a dare segni di radicalizzazione. «Stavo già disegnando la mia mappa criminale, pensavo ad evadere e a uscire dal carcere. Poi ho trovato chi, per fortuna, mi ha aperto la mente e ha cambiato la mia vita». L'incontro con lo storico delle religioni Pier Cesare Bori e con frate Ignazio De Francesco, nell'ambito di un progetto pilota di dialogo interreligioso nelle carceri italiane, ha cambiato la sua prospettiva sulla religione a partire da un'attenta lettura comparata della costituzione italiana e della cultura araba e dei valori universali da esse professate. È stato protagonista del pluripremiato film documentario di Marco Santarelli "Dustur" (2015).

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