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"Oggi si diventa pazienti psichiatrici senza saperlo". Piero Cipriano lavora quotidianamente a stretto contatto con la "devianza dalla norma", e da tempo si esprime con schiettezza sull'establishment psichiatrico e sui luoghi del disagio psichico, mettendo in guardia dall'abuso di psicofarmaci. Ha narrato la sua ventennale esperienza in una trilogia (La fabbrica della cura mentale, Il manicomio chimico e La società dei devianti) che denuncia l'odierna urgenza burocratica di considerare "malattia" qualunque disagio mentale, a cui segue l'immancabile prescrizione di un farmaco. Ma "il paziente", sostiene Cipriano, "non ha bisogno solo di molecole, bensì di una casa, di un lavoro, di relazioni". Lo incontrano lo psichiatra Peppe Dell'Acqua (Non ho l'arma che uccide il leone) e il filosofo Pier Aldo Rovatti (La follia in poche parole).



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