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William Finnegan

Giornalista e scrittore (New York, 1952), è cresciuto tra Los Angeles e le Hawaii. Ha girovagato per oceani e terre emerse su ogni mezzo di trasporto, guadagnandosi da vivere come frenatore sui treni della Southern Pacific, commesso in una libreria, reporter, lavapiatti, insegnante d'inglese nei ghetti di Città del Capo al culmine dell'apartheid. Dal 1987 scrive per il "New Yorker" e collabora con prestigiose riviste d'Oltreoceano ("Granta", "Harper's", "The New York Review of Books"). Nell'arco della sua carriera giornalistica ha pubblicato diversi libri e si è occupato di guerra, razzismo, povertà, criminalità e globalizzazione, firmando articoli e reportage dall'Australia a El Salvador, dal Messico al Mozambico. Ogni tappa della sua esistenza è stata scandita dal surf, «una droga che vi può rendere schiavi per la vita» e che lo ha portato a solcare i mari di Waikiki, Nias, Tavarua, Ocean Beach, Jardim do Mar. La caccia delle onde, tra amori, terrori, ferite del corpo e intense amicizie, anima anche le pagine del suo "Giorni selvaggi", un memoir che nel 2016 gli è valso il Premio Pulitzer per la migliore autobiografia e il William Hill Sports Book of the Year.

(foto: © Basso Cannarsa)

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"Giorni selvaggi. Una vita sulle onde", 66thand2nd, 2016

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