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Forse, ai più, la vicenda della pecora Dolly ricorda l'inizio della questione etica sulla manipolazione del DNA, portando alla mente immagini di scienziati in camice bianco che giocano coi geni. Lungi però dall'avvicinarsi alle pericolose derive del Jurassic Park di Michael Crichton, gli odierni studi sul genoma lo dipingono come stabile e mutevole al contempo, influenzato da fattori esterni quali l'ambiente o lo stile di vita, e si proiettano verso un futuro che appare quasi fantascientifico, come nel caso del genome editing. La biologa Anna Meldolesi (E l'uomo creò l'uomo) spiega al riguardo che "mentre con l'ingegneria genetica tradizionale ci si doveva limitare ad aggiungere la copia corretta di un gene lì dove ce n'era una difettosa, qui si modifica direttamente il gene difettoso, riparandolo. Si parla infatti di editing, come nella correzione dei testi al computer con il 'trova e sostituisci' di Word". Insieme a lei, a parlare della direzione e dei limiti della ricerca, saranno Telmo Pievani – tra i curatori della mostra recentemente tenutasi a Roma "DNA. Il grande libro della vita" – e la giornalista scientifica Silvia Bencivelli.



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