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"Quando apriamo una qualunque edizione moderna di un testo antico, non apriamo semplicemente un libro: noi apriamo le braccia a un sopravvissuto". Parlare delle Metamorfosi o dell'Ars amatoria di Publio Ovidio Nasone può portare alla mente ricordi scolastici per alcuni poco felici, ma forse basterebbe uscire – anche solo metaforicamente – dall'aula e sedersi a bere un caffè con un autore quale Nicola Gardini (Viva il Latino. Storie e bellezza di una lingua inutile e il recente Con Ovidio), per riscoprire "la felicità di leggere un classico". Tutt'altro che noioso e polveroso, il poeta di Sulmona è "l'antico più fortunato della letteratura occidentale", ha reso celebri ai posteri numerosi miti greci e romani e, nei secoli successivi alla sua scomparsa, ha continuato a esercitare notevoli influenze sull'arte, ispirando anche mostri sacri quali Shakespeare e Caravaggio. Gardini, professore di letteratura italiana a Oxford, spiegherà al pubblico del Festival perché lo ritiene "il più classico dei classici", ripercorrendo con i presenti la sua misteriosa caduta da astro della letteratura all'esilio in Romania.



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