Fare i conti coi leoni della coscienza

8 9 2017

Fare i conti coi leoni della coscienza

Un viaggio universale all'interno della morale

Se i confini geografici sono valicabili, ancor più lo sono quelli che convenzionalmente delimitano i generi letterari: gli scrittori di questa edizione si dimostrano tra i più propensi a muoversi liberamente tra canoni, forme e registri espressivi.


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L’ambiente sacro della Basilica di Santa Barbara si è rivelato ideale per accogliere la presentazione dell’edizione italiana del romanzo Svegliare i leoni di Ayelet Gundar-Goshen, autrice e psicologa israeliana. Il dialogo con Andrea Vitali ha esplorato infatti i risvolti morali e spirituali di questo dramma avvincente dai toni del giallo-noir. L’inizio del romanzo è presto detto: il dottor Eitan Green, neurochirurgo bianco e benestante dai saldi principi di una cittadina israeliana di provincia, trasferitosi dal suo ex-ospedale per aver denunciato il primario corrotto, si ritrova al principio di una discesa negli inferi. Eitan ha investito erroneamente un rifugiato eritreo in mezzo al deserto, ma invece di soccorrere il malcapitato in condizioni disperate, è fuggito dalle responsabilità e da se stesso; il dottore potrebbe farla franca facilmente, se non fosse che il contrappasso dantesco busserà alla sua porta il giorno successivo sotto forma di moglie dell’uomo deceduto. Questi lo costringerà a prestare soccorso a un rifugiato dopo l’altro, in anonimato e cercando di sfuggire alle indagini della signora Green, che ironicamente è una poliziotta. Qui inizierà la sfida sempre più ardua di Eitan contro la colpa che lo perseguita e la propria ipocrisia.

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Quando l’autrice ha raccontato i temi affrontati nel romanzo, si è percepita chiaramente la sua formazione da psicologa: «Su di me i leoni interiori hanno sempre esercitato un'attrazione eccezionale», ha rivelato, riferendosi alla parte più bestiale di sé, risvegliatasi nel rispettabile chirurgo quando ha fatalmente premuto l’acceleratore. Interessante per lei è la metamorfosi che ci coglie quando non siamo visti da altri: «Cosa siamo capaci di fare quando colui che ci guarda è dentro di noi?», ha incalzato, facendo riferimento alla nostra coscienza, ma anche al rapporto con Dio, che tutto vede come il Dio di Caino lo vide uccidere Abele. Nel romanzo le tensioni spirituali si scontrano coi limiti dell’umano, come l’incapacità di affrontare se stessi o la volontà di evitarlo, perché salvare le apparenze, chiudere il caso e dimenticare sono il modo migliore per proseguire serenamente e salvare il matrimonio. A prevenire la banalità della logica condanna-assoluzione e a mostrare come l’uomo sia un ponte tra terreno e celeste ci pensa la resa dei personaggi nella loro umanità e verità: Sirkit non è un angelo misericordioso, ma una donna rifugiata e in lutto che, come tale, è compassionevole ma rancorosa. Ed è così che Gundar-Goshen dissolve l’immagine degli individui come monoliti integerrimi, mostrandoli come agglomerati di convinzioni più fragili di quanto pensino, in cui i “leoni” della coscienza sono sempre in agguato.

Se i confini geografici sono valicabili, ancor più lo sono quelli che convenzionalmente delimitano i generi letterari: gli scrittori di questa edizione si dimostrano tra i più propensi a muoversi liberamente tra canoni, forme e registri espressivi.



Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone gli eventi: 35 IRONICI MALINCONICI - 39 IN PROFONDITÀ - 53 PICCOLE GRANDI STORIE - 65 IL PROFUMO DI LEGNO FRESCO 77 CON LA MEMORIA COMBATTO I MOSTRI - 90 LABILI CONFINI DELLA MENTE - 91 LE COSE NON SONO MAI COME APPAIONO -106 IL FILO ROSSO DEGLI UOMINI ILLUSTRI - 115 “L’AMORE SI IMPOSSESSAVA DI LEI” - 132 IL PONTE TRA L'AFRICA E L'EUROPA - 133 VERITÀ LETTERARIE - 136 NEL BAR DI PAESE - 145 UN UOMO DALLE MOLTE VITE - 160 TRA LE BRACCIA DI JESSE - 163 I MONTI SONO MAESTRI MUTI - 175 IL MONDO IN UNA STANZA - 194 NOI SIAMO CON TE - 201 DIARI PER IMMAGINI - 208 MISTERI LEGGENDARI - 210 SE SON ITALIAN, PERCHÉ ME CIAMO COVACICH?

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