Isole di silenzio: Il Monastero Benedettino di San Raimondo

22 2 2017

Isole di silenzio: Il Monastero Benedettino di San Raimondo

La I parte del lavoro scelto dalle giurie dei pitching di Meglio di un Romanzo

Come raccontare luoghi di solitudine lontani dal caos, spazi di raccoglimento che continuano a essere teatro di scelte radicali, per molti versi in controtendenza rispetto alla frenesia e alla distrazione di massa del nostro tempo? Isole di silenzio di Melissa Magnani è il lavoro scelto nel 2016 dalle giurie dei pitching di Meglio di un Romanzo, il progetto pensato da Festivaletteratura per promuovere tra i più giovani il giornalismo narrativo e organizzato in collaborazione con LUISS Writing Summer School. La prima parte del reportage – pubblicato a puntate sul nostro sito – è ambientata a Piacenza, tra le mura del Monastero Benedettino di San Raimondo.

IL SILENZIO È LA TERRA DOVE TUTTO VIENE GENERATO
[di Melissa Magnani]

Esiste un luogo senza rumori. Sorge nel cuore della città di Piacenza. È un'isola di silenzio. È il Monastero Benedettino di San Raimondo. Emerge dal caos delle strade, al numero 154 di Corso Vittorio Emanuele II. Una porta. Una chiesa. La clausura.

(caricamento...) [video in collaborazione con Matteo William Salsi]

Dentro queste mura, ogni cosa parla la lingua del silenzio. Piccoli lumi e grate, banchi di legno, quadri, confessionali. Le cose qui vivono di luci ed ombre, s'acquietano. E si scopre un tempo nuovo. Senza più ore, né giorni. I minuti divengono una questione di luce. Perché Dicembre filtra attraverso i vetri e tace. E tace l'inverno tutto, si posa sui lucernari. Il ciclo del cielo compie il suo viaggio, dall'alba al tramonto. Senza fare rumore. Nella notte, le monache benedettine si svegliano. Abbandonano le celle. Senza luce percorrono i corridoi. I loro passi conoscono le distanze, le presenze, vedono anche senza vedere. Raggiungono la cappella. Le mani bianche e il buio intorno. Come cieche, tracciano un segno di croce sulla propria bocca. Ed una voce si fa corpo: Signore, apri le mie labbra.

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«Le monache pregano, spezzano il buio con la parola. E la parola non conosce clausura. Valica le grate. Nasce come sussurro e cresce. Si espande come un mantello di preghiera su tutto il popolo», svela Madre Maria Emmanuel. È l'Abbadessa del Monastero. Era un medico specializzato in malattie infettive. Ora porta stoffa bianca sul collo, un velo nero sul capo. È lei il faro di questa isola di silenzio. Seduta ad un tavolo di legno, Madre Maria Emmanuel parla del silenzio, come se fosse terra a riposo, tra la semina e la raccolta. La sua voce è pacata, lieve.

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«Il silenzio è humus. È la terra dove tutto viene generato. Il silenzio è il terreno fecondo, dove prendono forma la parola, l'ascolto, l'amore. Per comprendere chi siamo, abbiamo bisogno di silenzio. Se rifuggiamo il silenzio, rischiamo di costruire le cose sulla superficie. Noi siamo uomini di cute. Accarezziamo la nostra pelle, ma non possiamo penetrare noi stessi. Il silenzio, invece, ci riporta in profondità, sottocute, ci permette di attraversare la carne, il cuore. Così il silenzio diviene l'espressione più vera di noi stessi, quello che poi noi riusciamo a generare».

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Il silenzio qui è ovunque. Si fa cornice, Madonna, fiore. È palpabile, è tangibile. Occupa un suo spazio, ha realmente un posto dentro il mondo. Il Monastero di San Raimondo ne è il rifugio, la culla. Dona al silenzio lo spazio necessario. Una chiesa, una sagrestia, una cappella. Un chiostro, un refettorio, un orto in cui germogliare. E piccole stanze, celle abitate da letti, armadi, libri. La preghiera del mattutino. La compieta, alla sera. Il silenzio come casa. Tra la mani di Madre Maria Emmanuel il silenzio diviene nodo. È un rosario opaco, composto da piccoli croci di corda. È simbolo di una preghiera antica, di poche parole. Va pronunciata sottovoce, ripetuta incessantemente, fino a diventare una sola cosa con il respiro e il battito del cuore. Così il silenzio ha la consistenza della corda e si amalgama alla voce. Si fa corpo, si fa aria.

«Il silenzio lascia emergere ciò che vi è di più bello nel tuo cuore. Ti porta a dire la preghiera che hai formulato, dentro di te, e non ancora pronunciato. Il silenzio cambia la tua voce. Il silenzio plasma la tua voce perché plasma il tuo cuore. Il silenzio permette di ritrovare quella parola che è stata seminata dentro di te, e che germoglia dentro».

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Il silenzio è preghiera e germoglio. È la ricerca di una parola antica, originaria, custodita nell'angolo più intimo dell'anima. Lì vi è incisa la nostra identità, il nostro segreto. Il nostro mistero. Chi siamo. Da cosa siamo sopravvissuti. Dove andiamo.

«I primi monaci si allontanavano dalla città per ascoltare la Parola, e far sì che la Parola incarnasse il proprio cuore. Si ritiravano nel silenzio. I padri del deserto hanno avuto il coraggio di staccarsi dal mondo per tornare al mondo con una parola vera, decantata, autentica, non superficiale. Le persone cercavano questi monaci, per trovare in loro parole di speranza e misericordia. La gente aveva sete della loro voce. Per incontrarli, attraversava il deserto. Ora è la città che è diventata un deserto. La gente corre, non si conosce, è frastornata. Ha tanti dubbi, tristezze. Il Monastero, qui, nel cuore della città, è una locanda dello spirito, un pronto soccorso aperto ventiquattro ore al giorno».

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Il silenzio è cura, medicina, medicamento. «Il silenzio va amato, cercato. Non bisogna difendersi dal silenzio. Scegliere il silenzio significa scegliere l'essenziale, ritrovare l'autenticità di noi stessi e degli altri. Ora tutti rifuggono il silenzio, perché ascoltare se stessi è doloroso. Riappropriarsi della propria anima è la cosa più difficile. Ma è solo ritrovando se stesso che l'uomo ritrova Dio».

La voce di Madre Maria Emmanuel è come cera. Scivola lenta, dentro l'aria, e la riempie, avvolge ogni cosa di calore e pacatezza. Ha la consistenza delle mattine chiare, dell'acqua che riposa. Nella sua voce, tutti i grandi avvenimenti di Dio trovano luce nel silenzio. Perché l'universo è stato creato nel silenzio. Perché Dio si è fatto bimbo, nella notte, nel silenzio di una grotta. E perché la morte di Cristo ha avvolto il Golgota di silenzio. Poi la resurrezione.

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«La resurrezione è avvenuta nel silenzio. Nessuno se n'era accorto. Solo una pietra è rotolata via dal sepolcro, senza fare rumore. Perché l'amore vince sulla morte, con una forza che non si impone, ma si propone. Poteva forse accadere la resurrezione nel rumore, nel fragore dei sassi che rotolano? No, vi è pudore, vi è tenerezza. È Dio che parla sottovoce».

Se il silenzio ha una sua voce, Madre Maria Emmanuel ne conosce ogni sillaba. Ne conosce l'impasto e il mistero. Sa raccontarlo, lasciandolo libero di divenire terra, nodo, germoglio. E quando è sera, Madre Maria Emmanuel ne svela l'ultimo segreto: «È dal silenzio che nasce il canto».

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Dopo i rintocchi di una campana, nell'ora dei vespri, le mura della chiesa vengono abitate dal canto. Cónditor alme síderum, ætérna lux credéntium. Prendono forma in note e seminote, le preghiere agli astri e alle terre. Le voci delle monache cantano il silenzio. E il silenzio invade l'aria, si unisce alla melodia di una cetra. S'innalza. Si spinge oltre le grate. S'irradia oltre i lucernari. Raggiunge il cielo, tutti i cieli possibili.

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Meglio di un romanzo rientra nelle azioni del progetto Diciotto+, realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo.

Festivaletteratura