L'ultimo dei giostrai: Storia di Sharon

29 1 2018

L'ultimo dei giostrai: Storia di Sharon

La prima puntata del lavoro di Alice Facchini e Daigoro Fonti, scelto nel 2017 dalle giurie dei pitching di Meglio di un romanzo

Il luna park è il riflesso di una comunità sospesa nel tempo, un luogo con tanti specchi, che accanto all'immagine dei visitatori lascia trasparire i volti e le storie dei giostrai, con tutto il loro carico di tensione tra nomadismo e sedentarietà, sogno e mestiere, modernità e tradizione. Come si organizza questa comunità? Quali riti scandiscono l'esistenza dei suoi protagonisti? "L'ultimo dei giostrai" di Alice Facchini e Daigoro Fonti è il lavoro scelto nel 2017 dalle giurie dei pitching in piazza di Meglio di un romanzo, il progetto pensato da Festivaletteratura per promuovere tra i più giovani il giornalismo narrativo, organizzato in collaborazione con LUISS Writing Summer School. Questo mese, Alice e Daigoro firmano la prima storia del reportage (leggi qui l'introduzione del lavoro) con protagonista Sharon, una giovane giostraia che con le sue parole, e attraverso gli scatti di Daigoro, racconta la sua vita in carovana lungo le strade della Sicilia.

SHARON TRA VIAGGIO E SEDENTARIETÀ
[di Alice Facchini e Daigoro Fonti]

Sharon è nata e cresciuta dentro al luna park. Figlia di giostrai, ha scelto di proseguire il mestiere e oggi gira gran parte della Sicilia occidentale con la sua carovana e la sua giostra. Eppure non si considera nomade, anzi: la sua vita le sembra molto più sedentaria di quella di tanti altri che per lavoro sono costretti a spostarsi.

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“Ogni anno facciamo sempre le stesse tappe: la nostra base è Agrigento, dove trascorriamo la maggior parte dell’anno, mentre in inverno andiamo nella zona di Palermo per due mesi e mezzo, e poi un altro mese e mezzo in provincia di Trapani. È difficile da spiegare perché in effetti mi sposto, ma comunque ho una mia stabilità.

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In passato, quando il lavoro era di più, i giostrai si spostavano molto e si portavano sempre i loro figli con sé. Adesso ci si muove meno e così i bambini fanno la scuola in un unico posto. Quando i genitori non ci sono vivono con i nonni, o magari stanno con la mamma mentre il papà gira con la giostra.

La maggior parte di noi giostrai vive nelle carovane, che sono case normalissime, solo che hanno le ruote. Chissà, magari la gente si immagina le roulotte che si vedono nei film, con una sola stanza e senza elettricità. Ma non è affatto così. La mia carovana è grande 40 mq, ha due camere, il soggiorno, la cucina, il bagno, un balcone e anche una verandina. Dentro c’è tutto, lavatrice, lavastoviglie, asciugatrice, tv e aria condizionata in ogni stanza.

Sinceramente io non mi considero una persona sempre in movimento, anzi: non faccio avanti e indietro per andare a lavoro, non uso quasi mai la macchina, non perdo tempo imbottigliata nel traffico. Un pendolare viaggia molto più di me.

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Quando dobbiamo cambiare piazza, di solito prima smontiamo la giostra, poi la casa. Si va tutti insieme, uno dietro l’altro, perché nel caso si rompa qualcosa ci si dà una mano a vicenda. Noi abbiamo due camion più un furgone e una macchina. Ecco, quello dello spostamento è in effetti un momento abbastanza folcloristico.

Viaggiare con le giostre è un ciclo, ogni volta si ricomincia da capo, anche se ci sono sempre novità o imprevisti del momento. Ogni anno è uguale e diverso. Se le piazze vanno male e non si guadagna abbastanza, l’anno dopo si cerca un posto migliore dove montare, anche se è sempre più difficile. Una volta l’arrivo delle giostre era un evento, ma oggi il luna park non interessa più, in Sicilia è arrivata la moda dei centri commerciali. Le amministrazioni lo sanno e cercano sempre più di allontanarci dal centro: il risultato è che la gente viene ancora di meno. È un cane che si morde la coda”.


Immagine di copertina e foto di Daigoro Fonti.

Puntate pubblicate:
L'ultimo dei giostrai: introduzione

Festivaletteratura