La Cina tragicomica di Yu Hua

18 9 2017

La Cina tragicomica di Yu Hua

Un'ironica e dissacrante enciclopedia del grottesco

Non serve scrivere un romanzo sulla Cina, succedono già cose che vanno ben oltre la realtà. Quando Yu Hua ha iniziato a scrivere Il settimo giorno aveva in animo un libro conciso e condensato che riassumesse i paradossi del suo paese. Ma con tutte le cose assurde successe in Cina negli ultimi trent'anni, scegliere cosa raccontare è stata l'attività che gli ha richiesto più tempo.

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Il settimo giorno inizia con il protagonista, Yang Fei, che esce di casa in tutta fretta in una mattina nebbiosa: deve sbrigarsi perché è in ritardo per la propria cremazione. Inizia così la sua avventura di sette giorni prima di raggiungere l'Aldilà, come vuole la tradizione cinese. Come in un moderno inferno dantesco, si muoverà tra personaggi e avvenimenti satirici ma estremamente familiari: demolizioni abusive, segretari di partito corrotti, feti gettati tra i rifiuti ospedalieri.

Quella di Yu Hua è, a detta dell'autore, una «guida alle specialità del paese» per i posteri, una vera enciclopedia del grottesco. In Cina costa tutto sempre di più, tranne i soldi, che invece valgono sempre meno. In Cina i nuovi problemi vengono sempre risolti, di solito da problemi ancora più grandi. In Cina un ragazzo entra in una stazione di polizia con uno zaino, estrae un coltello e uccide sei poliziotti che lo vessavano da tempo.

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Il settimo giorno è un libro forte, ironico, coraggioso – qualcuno potrebbe definirlo quasi crudele. Eppure nessuno ama il proprio paese quanto Yu Hua, che non ha mai pensato di trasferirsi all’estero. Nato e cresciuto durante gli anni della rivoluzione culturale, quando gli unici libri concessi a scuola erano quelli del grande autore Lu Xuin e il libretto di Mao, si è spesso definito un illetterato. Prima di iniziare a scrivere e pubblicare libri, faceva il dentista. «In effetti io non ho cultura, non sono neanche andato all’università. Ci sono una miriade di cose che non so, di libri che non ho letto. E la parte di mondo che descrivo nei miei libri è limitata. Però le cose che racconto sono molto dirette, molto semplici».

Yu Hua usa poche parole, ma non ha certo paura di dire cose forti. Per il momento riesce ancora a vivere e a pubblicare nel suo paese, grazie ad un vizio di forma della censura cinese. Infatti esiste un ufficio statale preposto alla censura dei film, ma non uno per i libri che invece vengono censurati dagli stessi editori.

Per favore, nessuno dica ai censori cinesi che esistono questi libri meravigliosi!

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