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<title>Festivaletteratura</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it</link>
<description>Festivaletteratura.it - News</description>
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<title>Festivaletteratura.it</title>
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<title>Tutti i nomi di Festivaletteratura 2009</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1041</link>
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La nebbia che ogni anno avvolge la lunga fase di preparazione del Festival si sta finalmente diradando. Con l&apos;arrivo dell&apos;estate ecco svelarsi &lt;b&gt;i nomi degli autori e degli artisti&lt;/b&gt; che daranno vita alla tredicesima edizione di Festivaletteratura, che si terrà da mercoledì 9 a domenica 13 settembre.&lt;br&gt;
L&apos;appuntamento con la serata dei nomi è &lt;b&gt;giovedì 18 giugno alle ore 21.00&lt;/b&gt;. Come sempre teatro dell&apos;evento sarà un nuovo luogo della città legato in qualche modo al Festival prossimo venturo. Quest&apos;anno la scelta è toccata sulla centralissima &lt;b&gt;Piazza Pallone&lt;/b&gt;.&lt;br&gt;
Per scoprire i perché della scelta, e tutti i perché, i chi e i dove della cinque giorni letteraria di settembre non resta che venire in piazza. E oltre ad ascoltare l&apos;ouverture del Festival 2009, ci sarà la possibilità di &lt;b&gt;rinnovare la tessera Filofestival&lt;/b&gt; per l&apos;anno in corso e di dare la propria adesione come volontari.
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<title>L&apos;elenco degli autori 2009</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1042</link>
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Ecco la lista degli ospiti che interverranno a Festivaletteratura 2009 (elenco aggiornato al 15/06/09):&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Héctor Abad Faciolince; Marco Aime; Francesca Alfano Miglietti; Cristina Ali Farah; David Almond; Giuseppe Antonelli; Livia Apa; Tito Arecchi; Stefano Arienti; Nicola Armaroli; Antonia Arslan; Mario Artioli; Marc Augé; Masayo Ave; Ariella Azoulay; Vincenzo Balzani; Muriel Barbery; Julian Barbour; Guido Barbujani; Cecilia Batoli; Stefania Bertola; David Bidussa; Walter Bonatti; Guido Bosticco; Paul Brodowsky; Avraham Burg; Mihai Mircea Butcovan; Mario Calabresi; Roberto Calasso; Enrico Camanni; Eva Cantarella; Raffaele Cantone; Paola Caridi; Roberto Carifi; Janna Carioli; Chiara Carminati; Donato Carrisi; Marco Carsetti; Bruno Cartosio; Carlo Carzan; Antonio Cassese; Giulio Cederna; Giuseppe Cederna; Brian Chikwava; Choden Kunzang; Massimo Cirri; Gianni Clerici; Paolo Colagrande; Leonardo Colombati; Gherardo Colombo; Luciano Comida; Franco Cordero; Ugo Cornia; Bora Cosic, Giorgio Cosmacini, Lella Costa; Pino Costalunga; Anna Maria Crispino; Luca Crovi; Francesco D&apos;Adamo; Gabriele Dadati; Beppe Dati; Luca De Biase; Gianfranco De Bosio; Erri De Luca; Giorgio De Marchis; Domenico De Masi; Tadema De Sarno; Mirko Degli Esposti; Maura Del Serra; Patrick Desbois; Marco Di Domenico; Georges Didi-Huberman; Gioele Dix; Elvira Dones; Piero Dorfles; Slavenka Drakulic; Najat El Hachmi; Elio; Denise Epstein; Viktor Erofeev; Ruth Fainlight; Franco Farinelli; Giovanni Filocamo; Anne Fine; Beppe Finessi; Peter Florence; Marcello Flores; Alessandro Fo; Enrico Franceschini; Bernard Friot; Chiara Frugoni; Cornelia Funke; Chicca Gagliardo, Umberto Galimberti; Luciano Gallino; Bruno Gambarotta; Romolo Gandolfo; Jadelin M Gangbo; Anne-Marie Garat; Luigi Garlando; Marina Gasparini; Maria Angela Gelati; Amitav Ghosh; Alicia Gimenez Bartlett; Siegmund Ginzberg; Bruno Giorgini; Cristiano Godano; Nadine Gordimer; Massimo Gramellini; Hermann Grosser; Umberto Guidoni, Alfredo Haeberli; Jeff Israely; Nicole Janigro; Dzevad Karahasan; Sophie Kinsella; Jerry Kramsky; Franco La Cecla; Rainero La Valle; Tahar Lamri; Claude Lanzmann; Francisco González Ledesma; Suzy Lee; Arrigo Levi; Corrado Levi; Grazia Livi; Antonio Lo Campo; Angelo Loy; Roberto Lucchetti; Gunilla Lundgren; Susanna Magistretti; Andréï Makine; Elia Malagò; Chiara Mammarella; Maakomele Manaka; Valerio Massimo Manfredi; Michele Mari; Ignazio Marino; Petros Markaris; Owen Martell; Napo Masheane; Armando Massarenti; Paola Mastrocola; Predrag Matvejevic; Margaret Mazzantini; Guido Mazzon; Melania Mazzucco; Juri Meda; Alberto Melloni; Daniel Mendelsohn; Gcina Mhlophe; Anne Michaels; Serge Michel; Adam Michnik; Luciano Minerva; Mariem Mohamed; Natalia Molebatsi; Luca Molinari; Giovanni Montanaro; Quim Monzó; Francesco Morace; Elvira Mujcic; Herta Müller ; Gianni Mura; Marie-Aude Murail; Anna Nadotti; Maria Nadotti; Roberto Natalini; Brendan O&apos;Carroll; Nisrine Ojeil; Mauro Pagani; Gianpaolo Pagni; Letizia Paolozzi; Michela Pasquali; Shailja Patel; Valerio Pellizzari; Pia Pera; Silvia Pérez-Vitoria; Francesco Permunian; Santo Piazzese; Daniele Piccini; Giandomenico Picco; Marilia Piccone; Pietra Pistoletto; Bianca Pitzorno; Alessandro Portelli; Elisabetta Pozzi, Rosella Prezzo; Quirino Principe; Pulsatilla; Atiq Rahimi; Ezio Raimondi, Luca Rastello; Chris Riddell; Giorgio Rimondi; Céline Robinet; Stefano Rodotà; Giuseppe Rosolini; Nella Roveri; Patrizio Roversi; Paolo Ruffilli; Stefano Salis; Gabriella Sanna; Anna Sarfatti; Stefano Scansani; Fulvio Scaparro; Luca Scarlini; Tiziano Scarpa; Igiaba Scego; Gisy Scerman; Karl Schlögel; Luis Sepúlveda; Clara Sereni; Vittorio Sermonti; Frediano Sessi; Beppe Severgnini; Alan Silliote; Margherita e Valeria Simili; Andrew Smith; Caterina Soffici; Paola Splendore; Jakob Staude; Federico Taddia; Walid Taher; Gianmaria Testa; Elisabetta Tola; Alain Touraine; Alessandro Triulzi; Chika Unigwe; Patrizia Valduga; Andrea Valente; Chiara Valerio; Anna Vanzan; Itala Vivan; Duan Veli&amp;#269;kovi&amp;#263;; Dragan Veliki&amp;#263;; Eyal Weizman; Fay Weldon; Maryanne Wolf; Dagmawi Yimer; Paolo Zaccagnini; Alessandro Zaccuri; Michael Zadoorian; Olimpia Zagnoli; Chiara Zamboni; Francesco Zizzola; Dino Zoff, Giovanna Zucconi; Vittorio Zucconi; Matteo Zuppi.
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<title>Il programma va in piazza Alberti!</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1043</link>
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Finalmente ci siamo: il programma tanto atteso dell&apos;edizione 2009 verrà finalmente rivelato &lt;b&gt;lunedì 27 luglio, alle ore 21.00&lt;/b&gt;. Una tradizione ormai consolidata vuole che Piazza Leon Battista Alberti indossi di nuovo i colori e i suoni del Festivaletteratura, questa volta su un sottofondo di bal musette.&lt;br&gt;
Lo spettacolo che quest&apos;anno accompagna l&apos;uscita del programma esalta l&apos;aspetto festoso di Festivaletteratura. Venuto direttamente dalla Loira a bordo di una roulotte traboccante di danze conviviali, il gruppo &lt;b&gt;Le Balluche de la Saugrenue&lt;/b&gt;  proporrà un concert-bal che ritmerà la serata a colpi di java-dub, di swing-disco e di paso-punk. Questa banda atipica inviterà il pubblico a muoversi su un tappeto di note e parole.&lt;br&gt;
Tra balli e risate, non bisogna scordarsi di chiedere il programma! Miniera di informazioni, il tradizionale libretto offre a soci, amici, lettori e curiosi, tutti gli strumenti per approfittare al massimo delle giornate di Festivalettratura. Il programma - completo di calendario, presentazioni degli eventi, indicazioni pratiche.... - consentirà di costruire un percorso personalizzato, divenendo il migliore compagno per la preparazione del Festival da qui a settembre.&lt;br&gt;
Il programma sarà accompagnato come da tradizione dalla mappa, la guida veloce alla manifestazione, che quest&apos;anno presenterà &lt;b&gt;una cartina completamente rinnovata nella grafica&lt;/b&gt; grazie al laboratorio organizzato da Festivaletteratura all&apos;interno di lab.com e che ha visto impegnato un gruppo di volontari.
In piazza anche il &lt;b&gt;nuovo numero di &lt;i&gt;Colibrì&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Raccogliendo interviste e contributi editi e inediti degli autori invitati, la rivista dell&apos;associazione Filofestival presenta 32 pagine ricche di spunti di approfondimento su eventi e autori, offrendosi come strumento insostituibile per immergersi in profondità nel programma del Festival e per scegliere le letture per l&apos;estate.&lt;br&gt;
I ritardatari avranno modo anche di approfittare di una delle ultime giornate disponibili per aderire all&apos;Associazione Filofestival. &lt;b&gt;Il tesseramento per il 2009 sarà possibile fino al prossimo 1° agosto.&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Insomma, mentre il Festival si avvicina a grandi passi, il pubblico è già invitato a scoprire l&apos;idea dell&apos;edizione 2009.

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<title>Lezioni di cucito</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1044</link>
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Le ricamatrici famose fanno eccezione. I soli ritratti di donne che &lt;i&gt;tengono le fila&lt;/i&gt;, Penelope e Arianna, sono inculcati nelle menti: mentre l&apos;una fila il destino degli uomini dalla punta del suo fuso, l&apos;altra guida il suo amante grazie al suo filo salvatore. Dal fuso alla macchina da cucire, passando per l&apos;attività manuale, il cucito è oramai considerato un hobby arretrato e una tecnica desueta. Tuttavia, nell&apos;epoca del consumismo sfrenato e dello spreco infinito, quest&apos;arte troppo rapidamente dimenticata ha ancora molte cose da svelare, tanto sul lavoro della materia che sulla nostra creatività repressa. L&apos;edizione 2009 di Festivaletteratura propone la scoperta di due sarte contemporanee che hanno saputo rinnovare alla loro maniera la tradizione del cucito e che vi trasmetteranno la loro passione per l&apos;arte dell&apos;ago e del filo.

La città, come spazio di vita è un terreno fertile e propizio per l&apos;emergere di idee, di sentimenti, di emozioni. Piazze-feticcio, percorsi privilegiati, posti preferiti; ognuno si crea una sensibilità propria. Una mappa personalizzata e originale della città si disegna allora nella mente. In tre incontri (24, 78, 139), &lt;b&gt;Marina Gasparini&lt;/b&gt; invita bambini e adulti a esprimere su una sola tela le loro storie, emozioni, gusti personali. L&apos;ago e il filo diverranno gli strumenti del mestiere per costruire  una città mai vista. Con l&apos;aiuto prezioso dell&apos;artista, ognuno parteciperà alla produzione di una cartina fatta delle molteplici sensibilità che, tagliate e cucite insieme, si trasformeranno in un vero viaggio-racconto.  

&quot;Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma&quot;. Queste parole del chimico Lavoisier potrebbero essere uscite dalla bocca di &lt;b&gt;Pietra Pistoletto&lt;/b&gt;. Regina del riciclo, Pietra Pistoletto ha trasformato in arte la sua intima convinzione che i capi d&apos;abbigliamento hanno diritto ad una secondo vita. Creatività, responsabilità, etica nella moda, sono le virtù seguite dall&apos;artista e che rispondono anche alle esigenze attuali di un sviluppo sostenibile. Per illustrare il concetto moda-anti-moda, Pietra Pistoletto propone 3 eventi (67, 130, 200) in cui grandi e piccoli sono invitati a portare i loro abiti non più utilizzati e i loro capi non più di moda per imparare a trasformarli. L&apos;abito nasce da un&apos;operazione di spiazzamento, attraverso l&apos;uso di elementi recuperati che prendono un senso nuovo nella loro persistente riconoscibilità. Basta la voglia di esprimere la propria creatività e di raggiungere la soddisfazione di aver creato un capo unico e su misura.

Allora, ai vostri aghi!
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<title>Eleganza parigina</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1045</link>
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L&apos;edizione 2009 di Festivaletteratura rende omaggio alla letteratura francese contemporanea invitando &lt;b&gt;Muriel Barbery&lt;/b&gt;, autrice de &lt;i&gt;L&apos;élégance du hérisson&lt;/i&gt;, in italiano &lt;i&gt;L&apos;eleganza del riccio&lt;/i&gt;.  Un titolo originale per un romanzo di ambientazione parigina. 
In rue de grenelle di ricci se ne vedono proprio pochi, anzi nessuno. Solo ambasciate e i palazzi in stile liberty, molte case, poche persone in strada.
Uno strano quartiere dove l&apos;aggettivo borghese traspira silmenziosamente nella mancaza di odori e nel nel passo lento dei pochi che costeggiano la suddetta via. Parigi, una metropoli  in cui il numero di abitanti è solo di poco inferiore al numero delle finestre.&amp;#8232;Con il suo ultimo romanzo la scrittrice penetra il mistero delle vie e delle finestre e ci offre cosi&apos; un&apos;insolito spaccato di questa città. Non le solite strade, le torri già viste, le chiese o i musei indaffarati, ma la corte di un palazzo che da fuori rimane solo un freddo numero blu, il 13, ma dentro ribolle di scale, di và e vieni, di eleganti ipocrisie e di sottili segreti.
Segreti, dicevo, che le famiglie nasondono e raccontano. Perché per raccontare un segreto bisogna sempre averne uno da cedere.  
E cosi&apos; è per i due strani protagonisti del libro: Mme Michel, una portiera che legge Husserl e che chiama il suo cane come Tolstoij, e Paloma, una bambina di tredici anni, superdotata,  che alla fine dell&apos;anno scolastico ha deciso di suicidarsi
Ciascuno possiede una parte di sé che rimane ombrosa ai più. Ai distratti, agli uomini che di affari se ne intendono e che sono seguaci delle buone maniere e prodighi nel ben pensare. Ma il lettore no, il lettore è dalla parte degli attenti e dei vigilanti, di quelli che riescono a cogliere la nobile eleganza  dietro i duri pungiglioni di un riccio. 
&lt;i&gt;L&apos;élégance du hérisson&lt;/i&gt; non é un romanzo di iniziazione, né un&apos;ironica critica alla distante borghesia parigina, ma un piacevole sforzo di sensibilità della differenza ed un picco di estetismo della penna. 
Festivaletteratura ha scelto di dare spazio a questa autrice per celebrare un&apos;eleganza del linguaggio e un piacere dell&apos;ars litteraria che spesso perdono valore nell&apos;quotidiano rincorrersi delle parole. 
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<title>Le colpe dei padri</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1047</link>
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&lt;b&gt;Viktor Erofeev&lt;/b&gt;, esponente di spicco della letteratura russa contemporanea, figura poliedrica e controversa, si incontrerà  a &lt;b&gt;Palazzo della Ragione&lt;/b&gt;, il &lt;b&gt;10 settembre&lt;/b&gt; alle &lt;b&gt;17.15&lt;/b&gt; con &lt;b&gt;Pia Pera&lt;/b&gt;, scrittrice italiana e traduttrice di grandi classici russi, con la vocazione degli orti e dei giardini.
 
Oltre che per il suo valente talento narrativo, Erofeev si distingue nel panorama letterario russo per essere stato il promotore di varie antologie, rappresentative non solo della situazione letteraria corrente, ma anche della posizione della letteratura nei confronti dell&apos;assetto politico e sociale coevo.
&lt;i&gt;Metropol&apos;&lt;/i&gt; (1979), la prima e più famosa di queste antologie, rappresentò di fatto una rivolta contro un sistema che assoggettava la letteratura ufficiale al controllo indiscusso del regime. 
 Per Victor Erofeev, la pubblicazione di &lt;i&gt;Metropol&apos;&lt;/i&gt;, oltre a costituire la sua consacrazione come scrittore, segnò un&apos;importante tappa nella rivolta contro suo padre, tappa &quot;inevitabile&quot; e &quot;abietta&quot; nella vita di ogni individuo. La sua ribellione determinò la &quot;condanna a morte&quot; politica del padre, brillante diplomatico agli apici di una grande carriera. A venticinque anni dall&apos;accaduto, più che una narrazione dei fatti, &lt;i&gt;Il buon Stalin&lt;/i&gt; rappresenta una resa dei conti con il passato. 

Il libro, però, è anche il racconto di &quot;un&apos;infanzia staliniana, un paradiso terso senza nubi&quot;. 
Questo romanzo autobiografico si distingue per la composizione disordinata di segmenti narrativi relativi a diversi periodi della vita dello scrittore, in particolare l&apos;infanzia, vissuta al seguito del padre nelle varie missioni diplomatiche all&apos;estero e caratterizzata pertanto dal privilegio di conoscere quanto invece era negato ai suoi coetanei russi, e la prima maturità, momento della ribellione contro il padre, uomo probo &quot;che credeva sinceramente nella superiorità del sistema sovietico (...) e nella rivoluzione mondiale&quot;, ed i suoi valori ideologici. 

Questi due periodi, di fatto indissolubilmente legati, sono l&apos;uno il frutto dell&apos;altro. Erofeev reintroduce così il tema dello scontro tra padre e figlio, tema già caro alla letteratura russa. Nel libro  &lt;/i&gt;Il buon Stalin&lt;/i&gt; la figura del padre finisce con l&apos;essere identificata con una dimensione storica, ideologica e mitologica, il periodo staliniano per l&apos;appunto, quando &quot;tutta la vita era letteratura&quot;. 

Quest&apos;ultima affermazione, che ripropone l&apos;eterna dialettica tra verità e finzione, mosaico di aneddoti, ricordi, stralci di lettere e articoli stampati viene presentata come un&apos;opera di finzione, come sottolinea lo stesso Erofeev: &quot;Tutti i personaggi di questo libro sono inventati, comprese le persone reali e l&apos;autore stesso&quot;.

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<title>Adunata! Adunata!</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1048</link>
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&lt;p&gt;&quot;L&apos;addensarsi di nuove nubi all&apos;orizzonte del domani ha sollecitato gli organizzatori di Festivaletteratura a rinnovare l&apos;invito ai più nobili spiriti della letteratura di tutti i tempi a portare la propria parola per fortificare gli animi delle folle, sempre più deluse e sgomente. Prendano i cittadini e le cittadine ad alto esempio i discorsi che verranno pronunciati in questa pubblica piazza e sappiano coglierne l&apos;inalterata attualità&quot;. &lt;strong&gt;Tutti i giorni alle 18 e domenica alle 12&lt;/strong&gt;, in &lt;strong&gt;Piazza Mantegna&lt;/strong&gt; si terranno pubblici comizi nei quali riprenderanno vita personaggi importanti che con le loro parole senza tempo cercheranno di portare conforto ai cittadini di Festivaletteratura.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mercoledì 9 settembre&lt;/strong&gt; si comincia con &lt;strong&gt;Caio Svetonio Tranquillo&lt;/strong&gt;, scrittore latino d&apos;età imperiale. Nella sua opera più importante, le &lt;em&gt;Vite dei dodici Cesari&lt;/em&gt;, abbiamo i ritratti degli &lt;strong&gt;imperatori romani&lt;/strong&gt;, da Cesare a Domiziano. Per la ricostruzione storica utilizzò sicuramente documenti ufficiali, a cui aveva accesso, ma anche scritti propagandistici e diffamatori (&lt;em&gt;sulle maldicenze&lt;/em&gt;) al fine di alimentare il gusto per l&apos;aneddoto e il curioso. La &quot;voce&quot; di Svetonio sarà quella di &lt;strong&gt;Siegmund Ginzberg&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Giovedì 10 settembre&lt;/strong&gt; sarà la volta di &lt;strong&gt;Simone Weil&lt;/strong&gt;, filosofa e mistica francese della prima metà del 900. Riprendendo un discorso iniziato dal &lt;strong&gt;Maestro Eckhart&lt;/strong&gt; l&apos;anno scorso proprio durante il suo comizio in &lt;strong&gt;Piazza Mantegna&lt;/strong&gt;, Simone Weil, per voce di &lt;strong&gt;Vittorio Sermonti&lt;/strong&gt;, parlerà del sacrificio dell&apos;io come necessario per la nascita di Dio nell&apos;anima. &quot;E&apos; necessario senza dubbio uno sforzo, uno sforzo durissimo, che però non riguarda l&apos;azione concreta. Esso consiste nell&apos;impegno di fissare lo sguardo su Dio, di riporvelo allorché si è distolto da lui, di renderlo ancora più attento in certi momenti, con tutta l&apos;intensità di cui si è capaci. E questo sforzo è molto più duro perché la parte più mediocre di noi stessi, che è ciò che chiamiamo il nostro Io, si sente condannata a morte da questo atto di concentrazione su Dio, non vuole morire, si ribella e inventa ogni genere di menzogne per distogliere lo sguardo&quot;.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Venerdì 11 settembre&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Maximilien de Robespierre&lt;/strong&gt;, per voce di &lt;strong&gt;Bruno Gambarotta&lt;/strong&gt; (mai accostamento fu più «particolare»), parlerà alla folla proprio come faceva un tempo grazie alla sua famosa eloquenza. &quot;Tutti i cittadini, di qualunque condizione, hanno diritto di aspirare a tutti i gradi di rappresentanza politica. Nulla dovrebbe essere più conforme alla vostra Dichiarazione dei diritti, di fronte alla quale ogni privilegio, ogni distinzione, ogni eccezione deve scomparire. La Costituzione stabilisce che la sovranità risiede nel popolo, in ogni individuo del popolo. Ogni individuo ha dunque diritto di partecipare alla formulazione della legge cui è sottomesso e all&apos;amministrazione della cosa pubblica che è la sua, altrimenti non è vero che tutti gli uomini sono eguali nei diritti e che ogni uomo è un cittadino&quot;. L&apos;_Incorruttibile_, come venne soprannominato, si battè sempre perché non fossero concessi privilegi e perché i cittadini fossero tutti uguali. Fu davvero al servizio di diseredati e umili, ma poi venne il Terrore, le esecuzioni e la chiusura a qualsiasi tentativo moderato. &quot;La rivoluzione divora i suoi figli&quot;, e alla fine divorò anche lui.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;Proprio una delle vittime di Robespierre e del periodo del &quot;Terrore&quot;, &lt;strong&gt;Olympe de Gouges&lt;/strong&gt;, sarà la protagonista del comizio di &lt;strong&gt;sabato 12 settembre&lt;/strong&gt;. Chi meglio di lei (e di &lt;strong&gt;Lella Costa&lt;/strong&gt; che ne dà la voce) può parlare dei diritti delle donne? Dopo aver scritto alcune commedie (il teatro è stato la passione della sua vita), fu molto attiva politicamente durante la rivoluzione. Sostenne l&apos;idea di una monarchia costituzionale (e per questo si oppose al regicidio attuato da Robespierre), ma soprattutto lottò per l&apos;emancipazione della società francese e in particolare del ruolo in essa della donna. Per Olympe, le donne sono capaci di assumere le responsabilità tradizionalmente riservate agli uomini e quindi hanno il diritto di essere ammesse ai dibattiti politici e sociali. Inoltre redige la &quot;Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina&quot; nella quale afferma l&apos;uguaglianza dei diritti civili e politici tra i due sessi, insistendo perché si restituiscano alla donna quei diritti naturali che la forza del pregiudizio le ha sottratto. Proprio questo pregiudizio ha impedito alla rivoluzionaria francese di avere i giusti riconoscimenti anche dopo essere stata giustiziata. Sarà quindi il popolo di Festivaletteratura a contribuire fattivamente per un giusto riconoscimento.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;Le pubbliche adunanze si concluderanno &lt;strong&gt;domenica 13 settembre&lt;/strong&gt; a mezzogiorno con &lt;strong&gt;Piero Calamandrei&lt;/strong&gt; e il suo famoso discorso a difesa della scuola nazionale. Anche in questo caso, la voce di &lt;strong&gt;Piero Dorfles&lt;/strong&gt; risulterà perfetta per far rivivere il senso di quelle parole. Calamandrei fu uno degli esponenti più autorevoli della scienza processualcivilistica già durante il regime fascista (a cui non aderì mai) e contribuì grandemente alla stesura del codice di procedura penale del 1942. Nel 1945 diventò membro della Consulta Nazionale e dell&apos;Assemblea Costituente e i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sui Patti lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio e sul potere giudiziario ebbero larga risonanza. In piazza Mantegna sentiremo frasi e concetti che ultimamente sono stati citati molto spesso contro le politiche in materia d&apos;istruzione del governo in carica: &quot;A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e dignità. Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali&quot;.&lt;/p&gt;


 
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<title>Le nuove magliette del festival</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1050</link>
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	E come ogni anno, se lo stile non è un&apos;opinione, siamo felici di presentarvi 
le nuove magliette di Festivaletteratura! 
Stampata da &lt;b&gt;Magazzini Salani&lt;/b&gt;, la maglia che affiancherà le tradizionali magliette blu, riporta un&apos;illustrazione di &lt;b&gt;Olimpia Zagnoli&lt;/b&gt;. 

&lt;p&gt;Olimpia, designer e illustratrice italiana, con tratto pulito e colori decisi propone una fresca interpretazione di una colonna rinascimentale del Cortile della Cavallerizza, situato nel complesso del Palazzo Ducale di Mantova. &lt;br /&gt;
L&apos;illustrazione è anche riportata sulla copertina del programma della tredicesima edizione, come anche sulla mappa e sui vari manifesti.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;La polo blu è stata invece  disegnata da &lt;strong&gt;Gattacicova&lt;/strong&gt; in collaborazione con Festivaletteratura. Questo giovane marchio emergente è già presente nei migliori negozi del nord Italia, mentre nella nostra città è reperibile da Bernardelli e da Sportime. Per ogni informazione sul brand potete contattare il sito www.ilovegattacicova.it&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;Per chiunque fosse interessato, la maglietta si potrà trovare in vendita presso lo stand di Piazza Mantegna.&lt;/p&gt;
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<title>VARIAZIONI: segnaliamo che...</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1072</link>
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&lt;p&gt;Un nuovo evento (&lt;strong&gt;221&lt;/strong&gt;) si aggiunge a quelli già previsti in programma: venerdì 11 settembre, alle ore 10.45 Teatro Ariston, Carlo Lucarelli e Nicola Tranfaglia incontrano Umberto Ambrosoli, autore di &lt;em&gt;Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;b&gt;Evento 13, Evento 76&lt;/b&gt;

&lt;p&gt;Per motivi di salute Alan Sillitoe non potrà essere al festival, pertanto gli eventi &lt;strong&gt;13&lt;/strong&gt; - Alan Sillitoe con Tullio Avoledo e &lt;strong&gt;76&lt;/strong&gt; - Alan Sillitoe e Ruth Fainlight con Paolo Ruffilli sono annullati&lt;/p&gt;


&lt;b&gt;Evento 165&lt;/b&gt;

&lt;p&gt;Per motivi di salute, Ermanno Olmi non potrà essere a Mantova: l&apos;evento &lt;strong&gt;165&lt;/strong&gt; (Ermanno Olmi con Franco Piavoli) è pertanto annullato &lt;/p&gt;



&lt;strong&gt;Evento 86 &lt;/strong&gt;Andrei Makine con Piero Dorfles è&lt;strong&gt; ANNULLATO&lt;/strong&gt;. Per motivi&lt;br&gt;
personali Andrei Makine non potrà essere a Mantova.


 
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</item>
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<title>Consigli per l&apos;uso...</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1073</link>
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&lt;p&gt;Ecco alcuni consigli per arrivare preparati agli eventi &lt;strong&gt;Nella tana della nebbia&lt;/strong&gt;, di Stefano Scansani e &lt;strong&gt;Moda e riciclo&lt;/strong&gt;, di Pietra Pistoletto.&lt;br /&gt;
 &lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;Eventi &lt;strong&gt;58&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;118&lt;/strong&gt; - Sottosopra Mantova n°2        &lt;br /&gt;
PALAZZO TE&lt;br /&gt;
NELLA TANA DELLA NEBBIA &amp;#8232; &lt;br /&gt;
     &lt;br /&gt;
Consigli per perdersi bene &lt;br /&gt;
&amp;#8232; &amp;#8232; &amp;#8232; &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;INGRESSO&lt;/strong&gt;. Alle 24 precise, dall&apos;Esedra, quindi esclusivamente da dietro Palazzo Te. Zona stadio per intenderci. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;SVOLGIMENTO&lt;/strong&gt;. Con ogni tempo. A meno che una pioggia, un vento, una nevicata davvero eccezionali non impediscano la genesi della nebbia. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;DURATA&lt;/strong&gt;. Due ore di immersione. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;TENUTA&lt;/strong&gt;. Abiti pallidi, non colorati, per mimetizzarsi meglio. Colori al bando. Sono raccomandati capi bianchi o neri, meglio grigi. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;CONDOTTA&lt;/strong&gt;. Il percorso andrà compiuto in totale silenzio. Il fogwatching (l&apos;osservazione della nebbia) pretende grande pazienza e una complicità felpata. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;RISTORO&lt;/strong&gt;. Opera Ghiotta all&apos;esordio del tour garantisce generi di conforto ispirati alla bruma. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;RISCHI&lt;/strong&gt;. Vaghi raffreddamenti, memorie di reumatismo, smarrimento certo. Tutta roba letteraria.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;Eventi &lt;strong&gt;67 - 130 - 200&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Pietra Pistoletto&lt;br /&gt;
Teatro di San Leonardo&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Moda e riciclo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
 &amp;#8232; &amp;#8232; &lt;br /&gt;
materiali da portare al laboratorio &amp;#8232;:&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;una o più t-shirt&lt;/strong&gt; che non si portano più (perché macchiate,bucate, stinte, fuori moda, ecc...);&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;vario materiale&lt;/strong&gt; come pezzi di stoffe, pizzi, nastri, spalline, calze, ecc. per &quot;trasformare&quot; le t-shirt&lt;/p&gt;


 
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</item>
<item>
<title>ORIENTARSI AL FESTIVAL: i servizi informativi di LabCom per Festivaletteratura</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1074</link>
<description>
 &lt;p&gt;Come sempre, le informazioni sul programma, i cambiamenti dell&apos;ultima ora, gli spostamenti di luoghi in caso di pioggia o altro, gli eventi sospesi, esauriti o soppressi sono costantemente aggiornati sul sito www.festivaletteratura.it oppure nei &lt;strong&gt;due punti informativi&lt;/strong&gt; in &lt;strong&gt;Piazza Erbe&lt;/strong&gt; e in &lt;strong&gt;Piazza Sordello&lt;/strong&gt;. Queste informazioni sono disponibili anche contattando telefonicamente la Segreteria (Tel. 0376.369050) o via e-mail al seguente indirizzo: info@festivaletteratura.it 
  
  
  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma oltre ai consueti canali, quest&apos;anno Festivaletteratura offre anche alcuni &lt;strong&gt;nuovi strumenti comunicativi&lt;/strong&gt;, sviluppati durante il laboratorio di comunicazione con il pubblico promosso da LabCom, che vi permettono di essere sempre informati ovunque vi troviate:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Servizio di Informazioni SMS
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo servizio permette di avere le informazioni di Festivaletteratura &lt;strong&gt;direttamente sul proprio cellulare&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ricevere le informazioni gratuite è necessario inviare un SMS con indicato &quot;Festival On&quot; al numero 340.4315566.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;servizio è completamente gratuito&lt;/strong&gt; e tutte le informazioni saranno limitate dal periodo 24 agosto - 13 settembre 2009. Il servizio potrà essere disabilitato in qualsiasi momento inviando un SMS allo stesso numero digitando &quot;Festival Off&quot;.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;SMS di attivazione o disattivazione sarà tariffato in base al piano telefonico del proprio gestore.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La rete informativa dei monitor&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; In quattro punti strategici del Festival (Biglietteria, tendone di Piazza Leon Battista Alberti, Infopoint di Piazza Erbe e Infopoint di Piazza Sordello) troverete dei &lt;strong&gt;monitor aggiornati in tempo reale &lt;/strong&gt;con tutte le variazioni al programma e con fotografie scattate dai fotografi della redazione di Festivaletteratura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;strong&gt;La mappa digitale e le funzioni di ricerca per smartphone&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Per orientarsi nella fitta foresta del programma e dei luoghi, da quest&apos;anno il Festival mette a disposizione dei visitatori la &lt;strong&gt;mappa interattiva &lt;/strong&gt;di Festivaletteratura 2009 su Google Maps, ed il &lt;strong&gt;software di ricerca per smartphone&lt;/strong&gt;.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo software, di uso facile e intuitivo, dialoga con la mappa interattiva e permette di realizzare una&lt;strong&gt; ricerca mirata &lt;/strong&gt;nel programma di Festivaletteratura in base a 4 diversi criteri: per argomento, per nome dell&apos;autore, per numero dell&apos;evento e per luogo e fascia oraria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Per usarlo basta collegarsi al sito www.orientarsialfestival.com&lt;strong&gt; da qualsiasi smartphone che abbia un browser internet e un display.&lt;/strong&gt; Questo software è completamente gratuito e non richiede alcun download o setup.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rete Wi-Fi&lt;/strong&gt; Festivaletteratura, &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;LabCom e Teanet trasformano le piazze della città in enormi punti di accesso a internet. Grazie alla rete Wi-Fi potete accedere a internet dai vostri computer portatili, palmari o cellulari smartphone. L&apos;area coperta dalla rete Wi-Fi comprende Piazza Erbe, Piazza Concordia, Piazza Mantegna, Piazza Sordello, Piazza Leon Battista Alberti e Via Roma e Via Calvi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; L&apos;accesso alla rete è gratuito. I codici per l&apos;accesso possono essere richiesti da tutti presso la biglietteria di Festivaletteratura. &lt;/p&gt;
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</item>
<item>
<title>LE DONNE DEL FESTIVAL: DALLA GRECIA ALLA SACRA BIBBIA, FINO AI GIORNI NOSTRI, TRA VELI D&apos;ORIENTE E D&apos;OCCIDENTE</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1079</link>
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Chi non ricorda la storia di Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre? Eva, la grande peccatrice, Adamo, la vittima della trasgressione femminile, Dio, giudice severo che li condanna alla mortalità. Eppure, la tradizione ebraica sceglie un&apos;altra terminologia: quella di Eva nelle Sacre Scritture, come ci ricorda Erri De Luca, è una presenza strategica, e quello di Dio è un semplice provvedimento, nessun castigo, nessuna condanna. Se Eva non avesse colto quella mela, come avrebbe potuto, Adamo, sentirsi chiamato da Dio? La voce divina cerca l&apos;uomo e ciò è possibile solo grazie a un precedente distanziamento. La distanza, come in arte la prospettiva, aiuta Adamo ed Eva a prendere coscienza di sè e la storia umana può avere inizio. Il gesto di Eva innesca la scintilla del tempo: questo significa &quot;allontanarsi da Dio&quot;. La nudità di due corpi peccatori coincide qui con la consapevolezza della propria nudità e con la libertà di volgere le spalle a Dio: in uno, un autentico principio di responsabilità.

La donna che disubbedisce a Dio, allontanandosene, getta il principio di ogni relazione umana: la possibilità dell&apos; in-contro, dell&apos; in-camminarsi verso l&apos;altro a seguito di una de-cisione, di una precedente separazione! Nessun uomo ci è dato conoscere se non siamo anzitutto l&apos;uno di fronte all&apos;altro, consapevoli del nostro e del suo volto, della nostra e della sua voce, dello spazio che ci separa e che potenzialmente ci unisce.

Un primo insegnamento, quindi: differire, dissentire, per unire, come uno divengono l&apos;uomo e la donna nella procreazione. Non è un caso se Dio proprio ad Eva affida la gestione del presente, riconoscendole una vocazione riproduttiva.

Inizio del tempo, percorrimento di distanze, unione. Su questa scia, come dimenticare la bella Elena di Troia? Moglie traditrice, certo, ma anche supremo simbolo di bellezza, come ben saprà Cristina Cazzola, e di cui Socrate svelava il signigicato: la bellezza di Eros vuole fonderci &quot;in qualcosa di unico, in modo che da due che siamo, diventiamo uno&quot;. Similmente, la bella Elena innesca una catena di sintesi: una serie di alleanze che uniscono Menelao al fratello Agamennone e questi a tutti gli achei. Per la prima volta le polis si coalizzano contro un nemico comune. La donna, qui, attraversa ogni sogno panellenico, anticipandolo o concretizzandolo. Da questo punto di vista, Alessandro Magno non sognerà nulla di nuovo, solo, espanderà ulteriormente i confini del suo sogno.

Calandoci tra i numerosi dibattiti sulla libertà delle donne oggi, quelli che Rossella Prezzo e Anna Vanzan titolano come &quot;Veli d&apos; oriente e d&apos; occidente&quot;, quale risposta potrebbe trovare questo percorso storico-filosofico? Non voglio uscire da un contesto greco, di cui, giustamente, sono tanto ricchi gli eventi del festival per bambini. L&apos;attenzione cade su Aristofane. Se pur tra le note sarcastiche della sua commedia, Le Donne in Parlamento rappresentano forse una delle prime celebrazioni politiche della figura femminile: &quot;Se mi date retta potete ancora salvarvi, lo dico che bisogna affidare il governo alle donne: del resto già le utiliziamo in casa come amministratrici e tesoriere! [...] semplicemente lasciandole governare&quot;.

Aristofane non lascia dubbi: siamo in democrazia e &quot;bisogna votare per alzata di mano, tirando fuori tutto il braccio&quot;. E&apos; lo stesso voto democratico che Eschilo descriveva con una domanda: &quot;su che punto s&apos;addensa l&apos;alzata di mano dominante del popolo?&quot;.

Un&apos; autentica lezione di democrazia, per affrontare oggi temi urgenti; questo andrebbe ricordato ai tanti dibattiti tra veli d&apos;oriente e d&apos;occidente: la donna della commedia greca alza decisa la mano, prende parola, fonda una politica di discussione; la donna delle Sacre Scritture devia Abramo ma gli insegna a vergognarsi della sua nudità; sacrifica la sua innocenza perchè la  storia abbia inizio e i suoi figli possano crescere e invecchiare; e infine, la donna scatena ira e gelosia, odio e conflitto, ma la donna è bellezza che uni-fica ciò che è diviso, semplicemente con la forza di un sentimento.

Eva si scopre nuda e la sua nudità diventa così un atto di libertà. Lasciamo alla mano femminile decidere del proprio volto e del proprio voto politico. Se antica è la schiavitù dell&apos;uomo, non sono da meno i gesti di libertà che le vittime di questa storia, meglio di chiunque altro, ci insegnano: le donne, di ieri come di oggi, di Oriente come di Occidente.
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</item>
<item>
<title>Illy e Università del Caffè</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1081</link>
<description>
&lt;p&gt;Se amate il caffè e il cioccolato, vi meritate una bella lezione&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scoprite il piacere di un&apos;esperienza unica con i corsi-degustazione su cioccolato e caffè offerti da Illy.&lt;/p&gt; Ecco tutti gli eventi a cui potrete partecipare per affinare le vostre abilità di perfetti buongustai.
&lt;p&gt;10-13 Settembre&lt;br&gt;
  Piazza Santa Barbara, 19&lt;br&gt;
  (Palazzo Ducale)&lt;br&gt;
  Tutti i giorni &lt;br&gt;
  dalle 11:00 alle 12:00&lt;br&gt;
  dalle 15:00 alle 16:00&lt;br&gt;
  dalle 18:00 alle 19:00&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Info e iscrizioni 040 38 90 102 - UDC@ILLY.IT&lt;br&gt;
  OPPURE PRESSO LA SEDE DEI CORSI &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;LA PARTECIPAZIONE É GRATUITA&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I tuoi appuntamenti con il cioccolato e il caffè&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;ESPRESSO A CASA&lt;br&gt;
  11:00 - 12:00&lt;br&gt;
  Preparazione e degustazione del caffè perfetto: ovvero, un percorso nel mondo dell&apos;espresso, che rappresenta una passione e un rito quotidiano tutto italiano. è un corso in cui vi sveleremo tutti i segreti per una tazzina a regola d&apos;arte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;GLI AROMI DEL CAFFÉ&lt;br&gt;
  Giovedì e Sabato&lt;br&gt;
  15:00 - 16:00&lt;br&gt;
Gli aromi del caffè tostato nascono dalla combinazione di circa mille sostanze diverse: qui si comincia ad avere un po&apos; di naso, partendo da una loro selezione. Una vera e propria sessione di test olfattivi, per imparare ad allenare i propri sensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;IL CIOCCOLATO &lt;br&gt;
  18:00 - 19:00 &lt;br&gt;
  Venerdì e Domenica&lt;br&gt;
  anche 15:00 - 16:00&lt;br&gt;
  Saremo le vostre guide in un viaggio nel mondo del cioccolato, che comincia nelle piantagioni e si conclude con l&apos;assaggio di pregiati cacao monorigine, che racchiudono tutti i sapori, gli aromi e i profumi dei luoghi esotici da cui provengono.&lt;/p&gt;

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<title>Il Festival si avvicina!</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1083</link>
<description>
Festivaletteratura si avvicina a grandi passi alla sua tredicesima edizione. Questi primi giorni di prenotazioni hanno dimostrato la fedeltà dei numerosissimi soci e la partecipazione di tutto il popolo del Festival, che continua a sostenere con la sua attiva presenza questa manifestazione. L&apos;organizzazione vuole però consigliare coloro che non sono riusciti a prenotare tutti gli eventi desiderati a non scoraggiarsi definitivamente. Nonostante infatti ora alcuni eventi risultino momentaneamente non disponibili, invitiamo gli interessati a tenersi aggiornati consultando il sito internet o recandosi in biglietteria per controllare la situazione.
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<item>
<title>La voce prigioniera: Intervista a Bianca Pitzorno</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1084</link>
<description>
&lt;p&gt;
  
  In occasione della XIII edizione di Festivaletteratura, Franco Battiato, Maria Antonietta Sisini e la scrittrice Bianca Pitzorno renderanno omaggio alla comune amica &lt;strong&gt;Giuni Russo&lt;/strong&gt; (1951-2004), una delle cantanti più originali e innovative della musica italiana degli ultimi decenni (ev. &lt;strong&gt;193&lt;/strong&gt;). &lt;strong&gt;Bianca Pitzorno&lt;/strong&gt; ha gentilmente concesso un&apos;intervista alla redazione del Festival in vista dell&apos;incontro a più voci che si terrà domenica 13 Settembre, alle ore 11:30, presso il Teatro Sociale. 
   
 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;em&gt;A Sanremo 2003 è comparsa una donna composta, già segnata dalla malattia, ma ancora in grado di abbandonarsi alla propria voce: sembrava volasse sugli orditi sonori, malgrado i riflettori, gli indici di share, la violenza della televisione. Chi era Giuni Russo?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; «Era una donna che aveva dedicato tutta la vita alla sua arte, il canto. Cantare era la sua vocazione, nata nell&apos;infanzia e coltivata sino alla fine. Quando le dicevano che aveva talento, Giuni rispondeva che sì, aveva ricevuto &apos;un talento&apos;, come il servo della parabola evangelica, e che era chiamata a metterlo a frutto».
    
 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Negli anni Ottanta ha interpretato canzoni popolarissime. Si esibiva a Festivalbar e i suoi videoclip furoreggiavano su Popcorn. Improvvisamente il silenzio mediatico e l&apos;inizio di un&apos;assidua ricerca creativa. Quanti artisti, oggi, sarebbero capaci di una scelta simile? &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; 
«In realtà la ricerca creativa di Giuni Russo data dalla metà degli anni Settanta, con le prime creazioni musicali cantate e registrate per la BASF. Il primo LP realizzato con la GGD, &lt;i&gt;Energie&lt;/i&gt;, del 1981, era il risultato di una sperimentazione inusuale per quegli anni nel mondo della musica leggera. Il grande successo popolare di &lt;i&gt;Un&apos;estate al mare&lt;/i&gt; arrivò l&apos;anno dopo in modo quasi involontario. Giuni lo considerava un intermezzo nel suo itinerario di ricerca. Invece rischiò di trasformarsi in una gabbia da cui non poteva più uscire. Un altro cantante forse si sarebbe adagiato su questo successo e avrebbe accontentato i discografici che richiedevano ogni anno una nuova &apos;canzone per l&apos;estate&apos; popolare e redditizia. Giuni Russo, per il suo carattere, non poteva lasciarsi stornare dalla strada della ricerca già intrapresa, e andò avanti, nonostante fosse consapevole che in termini di visibilità, popolarità ed anche economici le sarebbe costato molto caro».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;em&gt;La &apos;musica di confine&apos; è stata la sua cifra stilistica, l&apos;indice del suo eclettismo. Ci sono molte differenze tra la trentenne che cantava L&apos;addio e la donna che ha musicato i testi di San Giovanni della Croce? &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;«Ovvio che ci sono differenze. Giuni Russo nel frattempo era cresciuta, e non solo di anni, cosa anche questa importante. Nel corso del tempo aveva accumulato esperienza, percorso strade nuove, aveva conosciuto il successo popolare e si era scontrata con l&apos;industria discografica. Aveva continuato a studiare con tenacia l&apos;arte applicata del canto e la storia &apos;teorica&apos; della musica. Aveva intrapreso una ricerca spirituale che la portò a scoprire i grandi mistici del cristianesimo. Ma soprattutto aveva acquistato la forza interiore di difendere ad ogni costo le proprie scelte, per quanto potessero sembrare &apos;strane&apos; e impopolari. Aveva anche scoperto di avere un pubblico affezionatissimo disposto a seguirla per le nuove strade sperimentali».
  
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Nelle interviste parlava spesso dei contratti con le case discografiche, descrivendoli come una sorta di prigione, certamente meno poetica della sua idea di &apos;voce prigioniera&apos;. Qual era il suo rapporto con l&apos;industria culturale? &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; «L&apos;ideale di Giuni Russo era quello di una &apos;voce libera&apos;, una voce senza confini, senza frontiere, non in senso geografico, ma di genere. Ciò che più la attirava era la &apos;contaminazione&apos; tra i generi, tra il colto e il popolare. Con le sue qualità vocali avrebbe potuto scegliere la lirica, invece si ostinò a restare nel mondo della musica leggera, introducendovi innovazioni sia nelle forme musicali, che nei testi che nei temi. Questo spiazzava l&apos;industria discografica, che aveva paura di rischiare. Dopo il successo di &lt;i&gt;Un&apos;estate al mare&lt;/i&gt; Giuni Russo era considerata una gallina dalle uova d&apos;oro. Perché non poteva restare nel pollaio a deporre ogni giorno il suo bell&apos;ovetto facendo arricchire tutti? Perché voleva andarsene a volare a rischio sul vento dei cieli come un falco o un&apos;aquila? Le case discografiche con cui Giuni si trovò meglio furono L&apos;Ottava di Franco Battiato, che le pubblicò &lt;i&gt;A casa di Ida Rubinstein&lt;/i&gt;, e la Sony, che accettò le sue ultime canzoni di ispirazione spirituale e i provini sperimentali di &lt;i&gt;Demo de Midi&lt;/i&gt;».
  
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Su Youtube, sotto i video delle sue ultime apparizioni, si possono leggere commenti pieni di ammirazione, scritti da giovani che ai tempi di &quot;Un&apos;estate al mare&quot; non erano neppure nati. Quasi tutti concordano sul fatto che non sia stata capita...
  &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; «Anche questo rischia di diventare un cliché che Giuni non merita: l&apos;artista incompresa. È vero che non tutte le sue canzoni hanno avuto la diffusione popolare di &lt;i&gt;Alghero&lt;/i&gt; o di &lt;i&gt;Un&apos;estate al mare&lt;/i&gt;. Ma Giuni Russo aveva scelto consapevolmente una strada difficile, un&apos;espressione artistica raffinata. C&apos;era chi la capiva e la apprezzava proprio per questo. I suoi ammiratori erano fedeli ed entusiasti. Durante i suoi concerti si creava una atmosfera  magica, vibrante...  Il grande restauratore di film muti Paolo Cherchi Usai fece carte false dall&apos;America per avere la voce di Giuni a commento del &lt;i&gt;Napoli che canta&lt;/i&gt; di Roberto Leone Roberti fortunosamente ritrovato. Oggi i primi dischi di Giuni Russo sono collezionati come oggetti di culto. In fondo Giuni ha avuto la grande soddisfazione della sua libertà: nonostante tutti gli ostacoli ha fatto quello che voleva, ha realizzato il sogno di quando era solo una bambina nel quartiere del porto di Palermo».
     &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;em&gt;Lei ha raccolto le memorie di Giuni Russo. Insieme a Franco Battiato e a Maria Antonietta Sisini continua a promuovere il ricordo di una cantante straordinaria e di un&apos;amica d&apos;eccezione. Che effetto fa portare sulle spalle una responsabilità così grande?   &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;«La grande responsabilità grava tutta sulle spalle di Antonietta Sisini, che ha firmato insieme a Giuni tutte le sue canzoni e ne condivide, oltre al ricordo, l&apos;autorialità, anche se molti non lo sanno. Il maestro Battiato è stato per Giuni un vero amico anche nei momenti più grigi, e oggi come un buon amico aiuta in qualche occasione Antonietta nel suo impegno di affetto e di memoria.
  Quanto a me, la mia amicizia con Giuni era di tipo &apos;privato&apos;, non professionale. Di musica mi intendo poco. Il mio lavoro è quello della scrittrice. Giuni e Antonietta sapevano che, oltre ad opere di narrativa, avevo scritto alcune biografie. Amavano entrambe la Sardegna e avevano letto la mia &lt;i&gt;Vita di Eleonora d&apos;Arborea&lt;/i&gt;. Quindi è venuto loro spontaneo di affidarmi il racconto della vita artistica di Giuni. Come per gli artisti del Rinascimento, oggi il mio &apos;Principe committente&apos; è Antonietta Sisini. L&apos;onore e l&apos;onere di tenere vivo il ricordo di Giuni sono tutti ed esclusivamente suoi».
    &lt;/p&gt;

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</item>
<item>
<title>Giorgio Ambrosoli: Storia di un uomo libero</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1085</link>
<description>
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Giorgio Ambrosoli&lt;/strong&gt; è stato un avvocato italiano, esperto in liquidazioni coatte amministrative. Certamente chiunque, o almeno chi visse con attenzione la metà degli anni &apos;70, ricorda le sue importanti analisi svolte sulle attività sospette del banchiere siciliano Michele Sindona, inerenti al supporto oltremodo illimitato dato dal governo in carica alle banche da lui fondate (Banca Unione e Banca Privata Finanziaria) e ad altre gravi irregolarità sempre nel campo finanziario. Il giorno 11 luglio del 1979, William J. Aricò, un sicario fatto appositamente venire dall&apos;America, lo assassinò a sangue freddo. Ai suoi funerali non presenziò nessuna autorità pubblica, ad eccezione della Banca d&apos;Italia. Per il trentesimo anniversario dalla sua morte, Festivaletteratura vuole ricordarlo con le parole del figlio, &lt;strong&gt;Umberto Ambrosoli&lt;/strong&gt;, autore del libro &quot;&lt;strong&gt;Giorgio Ambrosoli - Storia di un Uomo Libero&lt;/strong&gt;. All&apos;evento &lt;strong&gt;221&lt;/strong&gt;, che si terrà presso il &lt;strong&gt;Teatro Ariston, Venerdì 11 Settembre, ore 10:45&lt;/strong&gt;, interverranno anche &lt;strong&gt;Carlo Lucarelli&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Nicola Tranfaglia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

</description>
</item>
<item>
<title>Nuove scintille accendono il festival</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1086</link>
<description>
&lt;p&gt;Gli eventi più scoppiettanti del Festival si arricchiscono di una nuova Scintilla: &lt;b&gt;Pino Bongiorno&lt;/b&gt; presenta al festival il suo ultimo saggio. Una nuova diplomazia pubblica con la collaborazione assolutamente necessaria della società civile, dei capi di Stato e dei più importanti ministri che interagiscono, cooperano in modo da migliorare la ormai scarsa qualità politica, ambientale e civile che fanno parte della nostra epoca: queste sono le idee che hanno spinto l&apos;illustre giornalista e vicedirettore di Panorama a scrivere &lt;strong&gt;Il Mondo che Verrà&lt;/strong&gt;&quot;. Una nuova scintilla nell&apos;edizione 2009 di Festivaletteratura vi aspetta alla &lt;strong&gt;Tenda Sordello&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Giovedì 10 Settembre&lt;/strong&gt;!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ricordiamo inoltre la partecipazione del giornalista e scrittore &lt;strong&gt;Beppe Severgnini,&lt;/strong&gt; sempre in occasione degli eventi &quot;Scintille&quot;, trenta minuti di improvvisa energia Sabato 12 settembre alle ore 21.00, dove risponderà alle domande del pubblico presente, in italiano e in inglese, riguardanti i suoi ultimi libri: &quot;&lt;em&gt;La Testa degli Italiani&lt;/em&gt;&quot;, &quot;&lt;em&gt;Un Italiano in America&lt;/em&gt;&quot; e &quot;&lt;em&gt;Inglesi&lt;/em&gt;&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;

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</item>
<item>
<title>Arte e Design al festival!</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1087</link>
<description>
Giovedì 10 settembre e domenica 13, presso il Teatro Bibiena e Palazzo Plattis, saranno ospiti del festival alcuni dei più importanti esponenti internazionali dello scenario di arte ontemporanea e design. Tra i protagonisti ricordiamo: Italo Lupi, Mara Servetto e Ico Migliore per &quot;L&apos;urbanistica dei messaggi&quot;; Corrado Levi e Francesca Alfano Miglietti per &quot;Saper vedere l&apos;arte contemporanea&quot; e infine Masayo Ave per &quot;Make do&quot;.
Da un&apos;attenta riflessione sulla definizione del contemporaneo, dell&apos;immagine e dello spazio, scaturiranno dialettiche centrali per la nostra società, quali il rapporto uomo-macchina, visibile-invisibile, tradizione-tecnologia e soprattutto ironia e senso etico dell&apos;arte.
Dalle progettazioni di immagini, comunicazione e segnaletica, dalla costruzione di paesaggi dinamici attraverso l&apos;uso della luce e di materiali innovativi, sino alla ricerca di valori emozionali degli strumenti impiegati: tutto questo gli artisti ospiti di giovedì e domenica cercheranno di trasmettere ai loro spettatori, come autentico spirito dell&apos;arte contemporanea.

</description>
</item>
<item>
<title>Medici Senza Frontiere</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1093</link>
<description>
	&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Medici Senza Frontiere&lt;/strong&gt; nasce con l&apos;obiettivo di portare soccorso alle popolazioni in pericolo e di testimoniare la loro situazione. L&apos;azione di testimonianza, il racconto della vita, delle sofferenze dei popoli vittime della guerra, delle malattie e delle catastrofi naturali, è per loro essenziale. &lt;br /&gt;
Per questo motivo, per il quinto anno consecutivo, questa organizzazione umanitaria presenta a Festivaletteratura 2009 il &lt;strong&gt;Rapporto sulle Crisi Dimenticate&lt;/strong&gt;, un resoconto sulle più grandi crisi umanitarie ignorate dai media a livello internazionale nel corso del 2008, realizzato in collaborazione con l&apos;Osservatorio di Pavia. Il loro obiettivo è certamente quello di attirare l&apos;attenzione dei maggiori media italiani affinché diano maggior spazio alle grandi crisi umanitarie dimenticate. Il giornalista &lt;strong&gt;Beppe Severgnini&lt;/strong&gt; ne parla con lo scrittore &lt;strong&gt;Sandrone Dazieri&lt;/strong&gt; e il fotografo &lt;strong&gt;Francesco Zizola&lt;/strong&gt;. Modera &lt;strong&gt;Sergio Cecchini&lt;/strong&gt;, direttore della Comunicazione di MSF Italia. Evento 79, Teatro Bibiena, venerdì 11 Settembre, ore 15:00.&lt;/p&gt;

	&lt;p&gt;Inoltre, Medici Senza Frontiere sarà protagonista di un altro evento correlato, fuori programma e gratuito, presso la Tensostruttura in &lt;strong&gt;Piazza Concordia&lt;/strong&gt;, Sabato 12 Settembre alle ore &lt;strong&gt;21:30&lt;/strong&gt; dal titolo &quot;Serata di letture e musica con la compagnia brincadera&quot; nel quale verranno raccontate le esperienze e le storie più significative fra le missioni dell&apos;organizzazione umanitaria. Con la partecipazione di Alessandro Baricco, Stefano Benni, Gianrico Carofoglio, Mauro Covacich, Sandrone Dazieri, Silvia di Natale, Paolo Giordano, Antonio Pascale e Domenico Starnone.&lt;/p&gt;



 
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<title>Per una America migliore</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1094</link>
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l 4 luglio 1776 i Padri Fondatori della nazione americana scrivevano: &quot;Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se
stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono
dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la
Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità&quot;.

Il 28 agosto 1963 Martin Luther King, durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington, pronunciò il famoso discorso della fatidica frase &quot;I have a dream&quot;. &quot;Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali&quot;. 

Il 20 gennaio 2009, durante la cerimonia di insediamento davanti al Campidoglio, Barack Obama, eletto 44° Presidente degli Stati Uniti, afferma: &quot;Rimaniamo una nazione giovane, ma il tempo è venuto di mettere da parte le cose infantili. Il tempo è venuto di riaffermare il nostro spirito durevole; di scegliere la nostra storia migliore; di riportare a nuovo quel prezioso regalo, quella nobile idea, passata di generazione in generazione: la promessa che tutti sono uguali, tutti solo liberi, e tutti meritano una possibilità per conseguire pienamente la loro felicità&quot;.

Che sia davvero arrivato il momento di fare degli Stati Uniti un
paese migliore? Ne discuteranno a Festivaletteratura, per il ciclo di incontri
*Annali di Storia*, *Bruno Cartosio* con *Juri Meda* a Palazzo della Ragione sabato 12 settembre alle ore 15.
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<title>Africani d&apos;Europa, Africani in Europa</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1095</link>
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Africani d&apos;Europa, Africani in Europa: l&apos;incontro tra &lt;strong&gt;Chika Unigwe, Jadelin M. Gangbo&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Najat El Hachmi&lt;/strong&gt; (evento &lt;b&gt;134&lt;/b&gt; Sabato 12 settembre alle ore 11.30 in Palazzo vescovile), vuole presentare ai suoi ospiti un momento centrale per la società africana, per definizione modello di socializzazione. Identità e relazione costituiscono la chiave di interpretazione di questa cultura. &quot;&lt;em&gt;Arbre Palabre&lt;/em&gt;&quot;, dicono gli Africani, per indicare una tappa essenziale delle questioni giudiziarie, amministrative e culturali: in altri termini, un pretesto per riflettere sull&apos;importanza che assume la condivisione della parola all&apos;interno di una comunità. Soprattutto, questa deve diventare una prospettiva mondiale e non solo africana. L&apos;Africa, come l&apos;Europa, ci chiama a entrare in colloquio l&apos;uno con l&apos;altro e con il linguaggio stesso, per farne &quot;&lt;em&gt;la radura dell&apos;essere e della verità&lt;/em&gt;&quot;.&lt;br&gt;
&quot;&lt;em&gt;La vita può ripetersi, può darti delle chance&lt;/em&gt;&quot;. Con le parole di &lt;strong&gt;Gangbo&lt;/strong&gt;, il nostro invito vuole essere a prendere parte a questo grande rito della parola e farne occasione di democratico dialogo e scambio culturale.


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<title>L&apos;insegnamento del passato</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1099</link>
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&lt;p&gt;&quot;Sempre più di frequente ci sentiamo spiazzati di fronte agli eventi di oggi, come se fossero totalmente nuovi. Uno sguardo a quanto è successo solo pochi decenni fa può invece risultare di grande aiuto per capire quello che stiamo vivendo. Con gli Annali di storia, Festivaletteratura propone la lettura di alcune questioni del mondo contemporaneo alla luce di documenti e testimonianze del recente passato&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio da un documento, da un memorandum del 1935 di monsignor DomenicoTardini, all&apos;epoca collaboratore del ministero degli esteri della Santa Sede, parte il primo incontro con gli &quot;Annali di storia&quot;. &lt;strong&gt;Alberto Melloni&lt;/strong&gt;, protagonista di questo evento all&apos;interno del &lt;strong&gt;Palazzo della Ragione&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;giovedì 10 settembre alle 10:30&lt;/strong&gt;, sintetizza così il memoriale: mentre importanti cardinali italiani offrono un sostegno alla campagna militare e L&apos;Osservatore Romano rimane in una posizione di prudente legittimazione della guerra, Tardini calcola e giudica le conseguenze sul clero, che ai suoi occhi rappresentano il disastro più grande. Il diplomatico romano concede che esso debba essere disciplinato anche davanti al regime, ma osserva che &quot;invece questa volta ètumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più... squilibrati di tutti&quot;. Pronti ad offrire oro alla patria con zelo sospetto &quot;parlano di civiltà, di religione, di missione dell&apos;Italia in Africa... E intanto l&apos;Italia si prepara a mitragliare, a cannoneggiare migliaia e migliaia di etiopi, rei di difendere casa loro... Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e pericolosi&quot;. Tardini si rende conto&lt;br&gt;
che &quot;la Chiesa d&apos;Italia è accusata di essere in combutta col fascismo. E con la Chiesa d&apos;Italia, la Santa Sede. Mai la Santa Sede ha passato - credo - un periodo più difficile di questo&quot;, nel quale rischia di &quot;compromettere seriamente per un secolo il prestigio morale&quot; accumulato.&lt;/p&gt;
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<title>Prospettive Criminali</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1100</link>
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&lt;p&gt;E se fossimo tutti dei potenziali serial killers? Specializzato in criminologia e in scienza del comportamento, &lt;strong&gt;Donato Carrisi &lt;/strong&gt;tenta attraverso le sue sceneggiature di circoscrivere il profilo dei serial killers, individui che, sotto l&apos;influenza di un impeto incontenibile, torturano e uccidono con un piacere totale e un godimento assoluto; essi vivono realmente soltanto in vista di questi momenti. Insomma, dei &quot;mostri&quot;. Tuttavia, l&apos;autore del best-seller&lt;em&gt; Il suggeritore&lt;/em&gt; ci ricorda che &quot;li chiamiamo mostri perché li sentiamo lontani da noi, perché li vogliamo diversi. In realtà ci assomigliano in tutto e per tutto&quot;. Ecco ciò che dà i brividi. Lo scrittore noir, in un evento dedicato alle menti criminali (evento&lt;strong&gt; 112&lt;/strong&gt;) e accompagnato dal critico-giallista &lt;em&gt;Luca Crovi&lt;/em&gt;, analizzerà i profili degli assassini seriali provenienti dai mass media. E se cinema e televisione, combattuti tra inchiesta e spettacolo, fossero &quot;l&apos;oppio dei popoli&quot; e si limitassero a consolare l&apos;opinione pubblica, convincendola che certi individui rappresentino un&apos;eccezione? Quale sarebbe il nostro modo di rapportarci al fenomeno se fossimo &quot;tutti assassini&quot;?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per proseguire nell&apos;ambito preoccupante e insieme affascinante del crimine, il tema &quot;doveri e diritti in terre di Camorra&quot; (evento &lt;strong&gt;120&lt;/strong&gt;) sarà al centro dell&apos;incontro tra il giornalista &lt;strong&gt;Ranieri Polese&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Raffaele Cantone,&lt;/strong&gt; autore di &lt;em&gt;Solo per giustizia&lt;/em&gt;. Diventato magistrato per amore del diritto, Raffaele Cantone si è dedicato anima e corpo alla lotta ad armi impari contro la mafia, a prezzo di una vita sottoposta a scorta. Solo per giustizia. Uomo coraggioso nella sua complessa semplicità, Cantone si confida in un libro profondamente personale e di altissimo valore civile. Insomma, un incontro per apprezzare l&apos;impegno di uomini che, per senso di dovere e con grandi sacrifici, continuano a far funzionare nel difficile paese che è l&apos;Italia, lo stato di diritto.&lt;/p&gt;

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<title>Arte e design al Festival</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1101</link>
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 &lt;strong&gt;Persol&lt;/strong&gt;, noto marchio italiano di occhiali da sole e da vista, collabora anche quest&apos;anno con  Festivaletteratura&lt;strong&gt;. Giovedì  10&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Domenica 13&lt;/strong&gt; settembre, presso il &lt;strong&gt;Teatro Bibiena e Palazzo Plattis&lt;/strong&gt;,  interverranno alcuni dei più importanti esponenti internazionali dello scenario di arte contemporanea e design;  Tra i protagonisti ricordiamo: Italo Lupi, Mara Servetto e Ico Migliore per &quot;&lt;em&gt;L&apos;urbanistica dei messaggi&lt;/em&gt;&quot;; Corrado Levi e Francesca Alfano Miglietti per &quot;&lt;em&gt;Saper vedere l&apos;arte contemporanea&lt;/em&gt;&quot; e infine Masayo Ave per &quot;&lt;em&gt;Make do&lt;/em&gt;&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da un&apos;attenta riflessione sulla definizione del contemporaneo, dell&apos;immagine e dello spazio, scaturiranno dialettiche centrali per la nostra società, quali il rapporto uomo-macchina, visibile-invisibile, tradizione-tecnologia e soprattutto ironia e senso etico dell&apos;arte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalle progettazioni di immagini, comunicazione e segnaletica, dalla costruzione di paesaggi dinamici attraverso l&apos;uso della luce e di materiali innovativi, sino alla ricerca di valori emozionali degli strumenti impiegati: tutto questo e molto altro verrà discusso dagli artisti ospiti attraverso gli eventi &lt;strong&gt;29&lt;/strong&gt;,&lt;strong&gt; 44&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;192&lt;/strong&gt; in collaborazione con &lt;strong&gt;Persol&lt;/strong&gt;,  i quali cercheranno di trasmettere ai loro spettatori l&apos;autentico spirito dell&apos;arte contemporanea. &lt;/p&gt;

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<title>Donne Acrobate</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1102</link>
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&lt;!DOCTYPE html PUBLIC &quot;-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN&quot; &quot;http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd&quot;&gt;
&lt;html xmlns=&quot;http://www.w3.org/1999/xhtml&quot;&gt;
&lt;head&gt;
&lt;meta http-equiv=&quot;Content-Type&quot; content=&quot;text/html; charset=UTF-8&quot; /&gt;
&lt;title&gt;Documento senza titolo&lt;/title&gt;
&lt;/head&gt;

&lt;body&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ornella Convertino&lt;/strong&gt;, nota psicologa e psicoterapeuta, presenta, in concomitanza con Festivaletteratura 2009, &lt;em&gt;Donne Acrobate&lt;/em&gt; - &lt;em&gt;Allenamento per rendersi felici in coppia&lt;/em&gt;. Il 10 Settembre, alle ore 21: 00 presso la Caffetteria Randon, in via Principe Amedeo 26, spiegherà il suo metodo, efficace e descritto interamente nel suo nuovo libro, per potenziare il &lt;strong&gt;benessere personale e della coppia&lt;/strong&gt; attraverso l&apos;apprendimento di un nuovo linguaggio. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un&apos;occasione imperdibile per tutte le donne &amp;quot;acrobate&amp;quot;, divise fra famiglia e lavoro, monotonia e stress, per allenare loro stesse e il loro partner a superare gli ostacoli comunicativi e diventare insieme protagonisti di un nuovo modo di dialogare. &lt;/p&gt;
&lt;/body&gt;
&lt;/html&gt;
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<title>La nuova veste di scritturegiovani.it</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1103</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scritture giovani&lt;/strong&gt; cambia pelle, grazie a un nuovo sito internet, www.scritturegiovani.it, da poco on-line. La nuova veste grafica punta sull&apos;ordine e sulla semplicità, in modo da consentire una navigazione più agevole ed immediata. In primo piano spicca la copertina del volume 2009, dal titolo&lt;em&gt;4.00 a.m.&lt;/em&gt;, nel quale si possono trovare le storie di quattro giovani scrittori europei: &lt;strong&gt;Paul Brodowsky, Gabriele Dadati, Owen Martell, Céline Robinet&lt;/strong&gt;. Del volume è possibile, oltre che visualizzare le pagine iniziali, scaricare il testo integrale, sia nella versione .rtf che in quella pdf. Chi volesse può anche richiderne una copia inviando una mail. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Un&apos;altra importante innovazione riguarda la pagina &lt;strong&gt;Archivio&lt;/strong&gt;, nella quale sono disponibili, per ora soltanto in formato .pdf ma presto anche in .rtf., tutti i precedenti volumi del progetto Scritture Giovani, a partire da Things Change, prima edizione del 2002. Può questa considerarsi una prima sensibilizzazione al tema dell&apos;archiviazione dei contenuti di Festivaletteratura, di cui si discuterà tra l&apos;altro in numerosi eventi nell&apos;edizione di quest&apos;anno.&lt;/p&gt;
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<title>Antropologia su tre ruote</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1108</link>
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&lt;p&gt;L&apos;&lt;strong&gt;Ape&lt;/strong&gt; - altrimenti ribattezzata Lapa, Tuk-Tuk, Gua-Gua o Riksh - situandosi alle soglie e ai confini tra le culture, può essere vista come il mezzo di trasporto che più di ogni altro, data la sua diffusione globale, ha contribuito ad &lt;strong&gt;avvicinare mondi differenti&lt;/strong&gt;.  A detta degli Autori, data  la sua &quot;innata&quot; propensione ad ibridarsi all&apos;interno dei diversi contesti culturali ,è  il paradigma dei movimenti di meticciato che attraversano il mondo contemporaneo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un&apos;occasione per il pubblico di farsi condurre dagli Autori - il fotografo &lt;strong&gt;Melo Minnella&lt;/strong&gt; (i cui lavori sono apparsi sulle più importanti riviste nazionali e internazionali quali Life, Stem, Schweizer Illustrierte, Merian) e l&apos;antropologo &lt;strong&gt;Franco La Cecla &lt;/strong&gt;(docente di antropologia culturale presso l&apos;Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) - in un vero e proprio viaggio a tre ruote lungo i percorsi dell&apos;&lt;strong&gt;antropologia del quotidiano&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
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<title>Tra militanza e impegno intellettuale</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1109</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Héctor Abad Faciolince&lt;/strong&gt;, importante giornalista e scrittore colombiano, racconta le drammatiche esperienze di vita che hanno ispirato il suo ultimo libro, recentemente tradotto in italiano, &lt;em&gt;L&apos;oblio che saremo&lt;/em&gt;: dall&apos;infanzia e formazione incerte, negli anni in cui in &lt;strong&gt;Colombia&lt;/strong&gt; le cosiddette squadre della morte erano padrone delle strade, sino alla scomparsa del padre, Héctor Abad Goméz, barbaramente ucciso per strada dagli stessi membri delle squadre per il regime. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad accompagnare Abad Faciolince in questo racconto di vita ci sarà  &lt;strong&gt;Luca Crovi&lt;/strong&gt;, autore e critico letterario. Entrambi vi aspettano entrambi all&apos;&lt;strong&gt;evento 107&lt;/strong&gt;, venerdì &lt;strong&gt;11 settembre &lt;/strong&gt;alle ore 18:45 presso il Liceo Classico &quot;Virgilio&quot;.&lt;/p&gt;
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<title>Arcipelago Europa</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1110</link>
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&lt;p&gt;Treni, atlanti geografici, elenchi telefonici e guide di viaggio... La storia degli oggetti è speculare alla storia ufficiale dei grandi eventi che sconvolgono il mondo. &lt;strong&gt;Karl Schlögel&lt;/strong&gt;, uno dei più grandi storici tedeschi, attraverso i suoi studi innovativi sullo spazio e la storia d&apos;Europa, recupera il &lt;strong&gt;senso del passato&lt;/strong&gt; nei luoghi che ne sono stati teatro. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel suo recente &lt;em&gt;Leggere il tempo nello spazio&lt;/em&gt;, Schlögel ha creato una minuziosa storiografia nella quale interpreta il passato non soltanto attraverso il classico uso di fonti scritte, ma soprattutto tramite oggetti concreti. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Insieme al geografo &lt;strong&gt;Franco Farinelli&lt;/strong&gt;, lo storico tedesco percorrerà  luoghi su cui restano visibili le tracce di generazioni lontane, obbligandoci a ripensare il presente. &lt;br&gt;
  &lt;strong&gt;Evento 212&lt;/strong&gt;, Domenica &lt;strong&gt;13 settembre&lt;/strong&gt;, Seminario Vescovile, ore 17:45.&lt;/p&gt;
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<title>Tullo Pezzo collabora con Festivaletteratura!</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1112</link>
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&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Dal 1964 a Mantova sono cambiate molte cose. Ma non tutte. Una di queste è &lt;strong&gt;Tullo Pezzo&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;Concessionario BMW&lt;/strong&gt; di Mantova che, come  ormai da molti anni, collabora con Festivaletteratura!
&lt;br&gt;Tullo Pezzo infatti, garantisce automobili a tutti gli autisti e ai volontari della logistica di Festivaletteratura, indispensabili per il loro lavoro e per portare gli autori agli incontri con il nostro affezionato pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cercatele in giro!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
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<title>Le immagini accadono</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1114</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Georges Didi-Huberman&lt;/strong&gt;, grande filosofo e storico dell&apos;arte francese, afferma che &quot;ogni oggetto, ogni evento è un intreccio di tempi e ritmi eterogenei che lo storico ha il compito di descrivere&quot;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;É il problema del tempo nelle immagini che sempre più caratterizza la nostra epoca, quella della società frenetica e cinica, sul quale il filosofo concentra le sue riflessioni: è allora necessario utilizzare l&apos;&lt;strong&gt;anacronismo&lt;/strong&gt; come chiave interpretativa dell&apos;opera d&apos;arte e delle immagini stesse? &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;Autore ne discuterà con &lt;strong&gt;Giorgio Rimondi&lt;/strong&gt;, studioso di arte, musica e letteratura all&apos;evento 22, al teatro Ariston, giovedì 10 Settembre alle 14.15&lt;/p&gt;

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<title>Per David Foster Wallace</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1115</link>
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&lt;p&gt;&quot;Questa è l&apos;acqua, questa è l&apos;acqua&quot; era la frase che &lt;strong&gt;David Foster Wallace&lt;/strong&gt; invitava i suoi studenti a ripetersi continuamente, per tenere sempre presente l&apos;essenziale in cui siamo immersi - come i pesci nell&apos;acqua - senza essere in grado di coglierlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;evento &lt;strong&gt;162&lt;/strong&gt; non è solo un&apos;occasione per celebrare la scrittura e la creatività di David Foster Wallce ad un anno dalla morte, ma per scoprire assieme a &lt;strong&gt;Paolo Giordano&lt;/strong&gt; (vincitore del &lt;strong&gt;Premio Strega 2008 &lt;/strong&gt;con il suo primo romanzo &lt;em&gt;La solitudine dei numeri primi&lt;/em&gt;) l&apos;ultima raccolta di inediti dello scrittore di Itacha (NY), &lt;em&gt;Questa è l&apos;acqua&lt;/em&gt;, quasi a ricordarci che l&apos;essenziale della vita di uno scrittore nuota tra le pagine dei suoi scritti.&lt;/p&gt;
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<title>Non esiste un azionista innocente</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1116</link>
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&lt;p&gt;L&apos;incontro - evento &lt;strong&gt;30&lt;/strong&gt; - tra &lt;strong&gt;Luciano Gallino&lt;/strong&gt; (sociologo e docente di sociologia) autore di &lt;em&gt;Con i soldi degli altri&lt;/em&gt; e il giornalista &lt;strong&gt;Luca De Biase&lt;/strong&gt; (Il Sole 24 Ore) che avrà luogo al &lt;strong&gt;Palazzo di San Sebastiano&lt;/strong&gt; alle ore 15.30 dà la possibilità di affrontare un tema di drammatica attualità. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Gallino alla base dell&apos;attuale crisi finanziaria che ha sconvolto le principali economie del pianeta, vi è la ricerca, da parte dei gestori dei maggiori fondi d&apos;investimento, della massimizzazione dell&apos;utile nel minor tempo possibile. L&apos;economia di oggi, denuncia l&apos;Autore, agisce dimenticandosi delle persone, senza assumersi le responsabilità delle ricadute del suo modo di agire. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se - è la tesi di Gallino - i capitali fossero investiti in infrastrutture, trasporti, ambiente e scuole l&apos;economia del mondo ne trarrebbe sicuro vantaggio, a patto però che ai risparmiatori venisse restituita la possibilità, alla quale consegue un&apos;assunzione di responsabilità, di avere voce in capitolo nelle strategie di investimento.&lt;/p&gt;
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<title>Intorno a Neera</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1117</link>
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&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  &lt;strong&gt;Neera&lt;/strong&gt;, pseudonimo di &lt;strong&gt;Anna Zuccari&lt;/strong&gt;, una volta descrisse la sua infanzia con tre verbi: scrivere, leggere, riflettere. Abituatasi alla solitudine, dopo la morte della madre, del padre e senza sorelle né fratelli, creò un mondo immaginario composto di colonie, legioni, popoli e passioni, concentrandosi soprattutto sui caratteri femminili. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante vivesse fuori da quel mondo, riuscì a comprendere e descrivere nei suoi scritti la pessima condizione sociale in cui si trovava la &lt;strong&gt;donna&lt;/strong&gt; nell&apos; Italia tra Ottocento e Novecento, tanto che molti fra i maggiori intellettuali dell&apos;epoca, da Benedetto Croce ad Antonio Fogazzaro, ne rimasero affascinati. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;&lt;strong&gt;evento&lt;/strong&gt; numero &lt;strong&gt;5 &lt;/strong&gt;si svolgerà nella splendida cornice del Teatro Bibiena: &lt;strong&gt;Antonia Arslan&lt;/strong&gt;, scrittrice e saggista, &lt;strong&gt;Carlo Capirossi&lt;/strong&gt;, italianista, e &lt;strong&gt;Gian Luca Baio&lt;/strong&gt;, scrittore, vi aspettano il &lt;strong&gt;10 settembre &lt;/strong&gt;alle ore 18.00, per approfondire al meglio la condizione femminile ritratta da Neera. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
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<item>
<title>L&apos;archivio Prezzolini di Lugano</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1118</link>
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&lt;p&gt;La vita segreta degli archivi non cessa di esercitare il suo fascino. Un fascino dovuto non solo al mistero delle carte che gelosamente custodiscono e generosamente offrono agli sguardi dei lettori, ma anche alla presenza simultanea, in questi particolari spazi fisici, del passato - chi ci ha lasciato una sua traccia, sia questa uno scambio epistolare o un&apos;idea mai andata alle stampe - e il presente di chi si avventura a consultare queste periferie della scrittura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Diana Rüesch&lt;/strong&gt;, responsabile dell&apos;&lt;strong&gt;archivio Prezzolini di Lugano&lt;/strong&gt;, durante l&apos;evento &lt;strong&gt;27&lt;/strong&gt;, parlerà delle acquisizioni e delle finalità dell&apos;archivio; un&apos;occasione di riflessione particolare in vista dell&apos;avvio del progetto &lt;em&gt;Un archivio per l&apos;innovazione. I giovani e i documenti di Festivaletteratura&lt;/em&gt; che porterà entro il 2010 alla creazione di un archivio dei materiali del &lt;strong&gt;Festival&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vi aspettiamo il giorno &lt;strong&gt;10 settembre&lt;/strong&gt; alle ore &lt;strong&gt;15.00&lt;/strong&gt; presso la &lt;strong&gt;Chiesa di San Maurizio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
</description>
</item>
<item>
<title>Mummie, mostri e spazzatura!</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1120</link>
<description>
&lt;p&gt;Il lavoro dell&lt;strong&gt;&apos;illustratore&lt;/strong&gt; è più difficile di quanto si possa pensare: c&apos;è bisogno di fantasia, bravura, a volte adattabilità, visto che non sempre si è illustratori delle proprie storie. In più, le richieste che può ricevere sono realmente variegate: da una macchina a un panorama, da una persona a un animale, il tutto con ambientazioni che spaziano in qualsiasi genere possibile, dal reale all&apos;immaginario. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chris Riddell&lt;/strong&gt;, uno dei maggiori scrittori e illustratori inglesi di libri per bambini, racconta la sua carriera artistica in compagnia di &lt;strong&gt;Andrea Valente&lt;/strong&gt;, altro illustratore di successo, attraverso ciò che più caratterizza la sua vita: il disegno! Entrambi vi aspettano all&apos;evento &lt;strong&gt;31&lt;/strong&gt;, nella cappella di Palazzo del Mago &lt;strong&gt;Giovedì 11&lt;/strong&gt; Settembre alle ore 16:00.&lt;/p&gt;
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<title>Orientare lo sguardo</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1121</link>
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&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;&quot;Si può dire che io vendo l&apos;Oriente all&apos;Occidente e l&apos;Occidente all&apos;Oriente. (...) Con gli occhi dell&apos;orientale scorgo la consunzione metafisica dell&apos;Occidente, mi fa ridere il suo attivismo pimpante, mi spaventa l&apos;aspetto relativistico della scelta&quot;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Viktor Erofeev&lt;/strong&gt; è considerato uno dei maggiori scrittori russi contemporanei. Verso la fine degli anni Settanta, a causa della sua collaborazione con gli antisovietici, le sue opere furono messe al bando fino al 1988.&lt;br /&gt;
  Appartenendo ad un gruppo di intellettuali sovversivi, egli ebbe un rapporto conflittuale con il padre, che fu consigliere di Stalin nel secondo dopoguerra. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo contrasto è il fulcro del suo ultimo libro, &lt;em&gt;Il buon Stalin&lt;/em&gt;, un romanzo autobiografico del quale però Erofeev si serve per affrontare grandi temi universali e, soprattutto, le vicende storiche e politiche che hanno toccato la Russia nel corso del Novecento. &lt;br /&gt;
  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Incontra l&apos;autore &lt;strong&gt;Pia Pera&lt;/strong&gt;, scrittrice e una delle traduttrici delle sue opere in Italia, durante l&apos;evento &lt;strong&gt;40&lt;/strong&gt;, Palazzo della Ragione - &lt;strong&gt;Giovedì 10&lt;/strong&gt; Settembre, ore 17:15. &lt;/p&gt;
&lt;/body&gt;
&lt;/html&gt;
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<title>L&apos;urbanistica dei messaggi</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1122</link>
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&lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;Utilizzare lo spazio pubblico per comunicare in modo più allargato&lt;/em&gt;&quot; è uno degli assunti teorici sempre presente nei lavori di &lt;strong&gt;Ludovico Migliore&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Mara Servetto&lt;/strong&gt;  (allievi e collaboratori di &lt;strong&gt;Achille Castiglioni&lt;/strong&gt;). La loro, infatti, è un&apos; architettura che nasce per essere rassicurante - le case, dicono, sono abitate per ripararsi dal freddo - capace di creare un&apos;empatia tra luoghi e persone favorendo l&apos;interazione dello spazio con la persona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella suggestiva ambientazione del &lt;strong&gt;Teatro Bibiena&lt;/strong&gt;, Migliore e Servetto dialogheranno con &lt;strong&gt;Italo Lupi&lt;/strong&gt; (direttore responsabile della rivista Abitare) - con il quale hanno progettato una delle loro opere più emblematiche: &lt;strong&gt;The Look of the City&lt;/strong&gt; realizzato per i &lt;strong&gt;Giochi Olimpici di Torino 2006&lt;/strong&gt; - circa la loro concezione di architettura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli Autori vi aspettano all&apos;evento &lt;strong&gt;29&lt;/strong&gt; per confrontarsi su una scienza dell&apos;abitare che torni ad avvicinare ambiente urbano ed ambiente umano.&lt;/p&gt;
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<title>Con lo sguardo rasoterra</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1123</link>
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&lt;p&gt;É possibile fare letteratura con lo sguardo che parte da una prospettiva inconsueta, ad esempio quella di un cane, quindi rasoterra?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non possiamo non dirci cani, scrive &lt;strong&gt;Paolo Colagrande &lt;/strong&gt;(vincitore con il romanzo &lt;em&gt;Fìdeg&lt;/em&gt; del &lt;strong&gt;premio Campiello&lt;/strong&gt; nella sezione Opera prima) perché il cane vede le cose &quot;&lt;em&gt;talmente dal basso da raggiungere la giusta distanza panoramica al contrario dalle cose stesse&lt;/em&gt;&quot;. La visione rasoterra ci consente quindi di osservare una realtà stravolta, dal basso della periferia della visione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche &lt;strong&gt;Gisele Scerman&lt;/strong&gt; (autrice di &lt;em&gt;Vorrei che fosse notte&lt;/em&gt;) ha affrontato, in qualità di  modella per pose classiche all&apos;Accademia di Belle Arti, il problema di una visione di sé stravolta, attraverso lo sguardo degli altri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Festivaletteratura &lt;/strong&gt;vi aspetta all&apos;evento &lt;strong&gt;33&lt;/strong&gt; (Liceo Classico Virgilio), un incontro tra sguardi, linguaggi e prospettive insolite, condotto da &lt;strong&gt;Simonetta Bitasi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
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<title>Leggere con il sorriso sulle labbra</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1125</link>
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&lt;p&gt;&quot;Scrivo per divertire, per offrire un momento di rilassamento, di divertimento&quot;. Così si presenta al pubblico &lt;strong&gt;Stefania Bertolo&lt;/strong&gt;, ospite al Festival insieme a &lt;strong&gt;Paolo Colagrande&lt;/strong&gt;, domenica 13 settembre, presso palazzo D&apos;Arco (&lt;strong&gt;evento 215&lt;/strong&gt;). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un vero e proprio invito al sorriso in un momento cruciale per la nostra società. Chi non cerca forse uno sguardo di comprensione, di ospitalità o più semplicemente di cortesia, nelle persone che incontra sul posto di lavoro, nelle ore di scuola, o nel gioco con un nuovo amico? Un sorriso facilita la relazione, incoraggia nuove conoscenze, migliora l&apos;umore e la qualità del lavoro di chi lo riceve. Divertirsi dovrebbe essere un codice di comportamento, non solo nella lettura, ma nel lavoro come in ogni attività quotidiana: un sorriso evitato o represso, nasconde la passione per quel che stiamo facendo e la capacità di trarre soddisfazione dai nostri successi. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sorridere, quindi, per comunicare, quando troppe parole sono oggi prive di qualunque significato.&lt;/p&gt;
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<title>Chi ha paura del Vaticano II?</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1126</link>
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&lt;p&gt;Il concilio ecumenico Vaticano II, nato sotto il pontificato di Giovanni XXIII e proseguito fino a quello di Paolo VI, è stato il ventunesimo e ultimo dei concilio della Chiesa cattolica. Fu una vera rivoluzione: ci fu la volontà, da parte di una comunità da sempre conservatrice e tradizionalista, di innovarsi ed evolversi col fine di &quot;arrivare&quot; davvero alla società moderna. Divenne la prima vera occasione per conoscere realtà ecclesiali fino a quel momento mai coinvolte e si caratterizzò fin da subito per una marcata natura pastorale: non si proclamarono nuovi dogmi, ma si volle capire il tempo e la società che cambiano. Un reale cambiamento che divise al suo interno movimenti progressisti e conservatori che ancora oggi si contendono l&apos;interpretazione dello stesso concilio: modernità o tradizione?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Di questo e molto altro si discuterà &lt;strong&gt;Giovedì 10&lt;/strong&gt; Settembre in Palazzo San Sebastiano alle 17:45, insieme ad &lt;strong&gt;Alberto Melloni&lt;/strong&gt;, autore di &lt;em&gt;Papa Giovanni. Un cristiano e il suo Concilio&lt;/em&gt;, e &lt;strong&gt;Raniero La Valle&lt;/strong&gt;, all&apos;epoca direttore del quotidiano cattolico bolognese &lt;em&gt;L&apos;avvenire d&apos;Italia&lt;/em&gt;. Un&apos;importante occasione per riflettere sull&apos;importanza o meno della religione nella società moderna. &lt;/p&gt;
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<title>I love questa lingua Shumë</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1127</link>
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&lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;Sono cresciuta con il sogno del mondo, con le parole dell&apos;italiano dentro, con le parole dell&apos;inglese, del francese e dello spagnolo che cercavo di studiare a grande fatica perché ci mancava ciò che fa vivere una lingua: 
 la comunicazione diretta, lo scambio, il vivere la lingua con i tuoi pari&lt;/em&gt;&quot;.
  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  &lt;strong&gt;Elvira Dones&lt;/strong&gt; è nata a Durazzo, in Albania, e si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all&apos;Università di Tirana. Allontanatasi dal suo paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 fino al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Adesso vive negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  L&apos;Autrice 
  nutre una forte passione per le lingue che l&apos;ha portata a spaziare tra di esse e a diventare parte di quella che oggi è la letteratura migrante. Questa passione è la ragione per cui la Dones scrive in albanese, la sua lingua materna, in italiano, la lingua che in particolare ha segnato la sua vita, e in inglese, o a volte in tutte queste lingue insieme, dando vita a una miscela multiculturale che bene interpreta la libertà del suo spirito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  I suoi romanzi raccontano storie di donne, spesso sole, che affrontano scelte di marginalità: in &lt;em&gt;Sole Bruciato&lt;/em&gt;, la Dones delinea l&apos;annientamento e le crudeltà a cui le giovani donne albanesi costrette alla prostituzione sono sottoposte; &lt;em&gt;Vergine giurata&lt;/em&gt; vede come protagonista una donna che, ad un certo punto della sua vita, decide di diventare, appunto, una vergine giurata, rinnegando cioè la propria femminilità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pubblico potrà incontrare l&apos;Autrice in compagnia dell&apos;esperta di letteratura balcanica &lt;strong&gt;Nicole Janigro&lt;/strong&gt; al Palazzo della Ragione (evento &lt;strong&gt;70&lt;/strong&gt;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;

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<title>Tra Oriente e Mitteleuropa</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1128</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Venerdì 11&lt;/strong&gt; Settembre, alle ore 15:00 nell&apos; Aula Magna dell&apos;Università (evento &lt;strong&gt;83&lt;/strong&gt;), saranno presenti autori fondamentali che hanno saputo dar voce alla letteratura ex-Jugoslava nel periodo difficile dell disgregazione del paese balcanico. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Devad Karahasan&lt;/strong&gt;, nato a Duvno nel 1953, nella Bosnia-Erzegovina, drammaturgo e insegnante, ha raccontato ne&lt;em&gt; Il Centro Del Mondo&lt;/em&gt; la vita, le speranze, gli incubi di &lt;strong&gt;Sarajevo&lt;/strong&gt;. Un libro che spiega cosa vuol dire cultura, senza mezzi termini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;Divano Orientale&lt;/em&gt;, mescolando storia e fiction, riporta il problema al centro dell&apos;attenzione perché narra la civiltà musulmana come se fosse quella occidentale che si riflette in uno specchio deformante. Insieme al serbo &lt;strong&gt;Dragan Veliki&amp;#263;&lt;/strong&gt;, i due autori racconteranno la tensione drammatica tra l&apos;individuo e la storia, riflettendo sul significato di frontiera e del riconoscersi attraverso l&apos;altro, richiamando al concetto di impegno. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Presenta i due autori Nicole Janigro esperta di letteratura balcanica e autrice di &lt;em&gt;Narrativa della ex-Jugoslavia&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
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<title>Amori a puntate</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1129</link>
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&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;&quot;Per me viene prima la forma romanzesca, l&apos;intrigo, la forza dei personaggi&quot;. &lt;br&gt;
  Per la scrittrice francese &lt;strong&gt;Anne-Marie Garat&lt;/strong&gt; il romanzo è una straordinaria macchina da storie, feconda, generosa, dalle risorse prodigiose. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il genere da lei adottato è il considdetto &lt;strong&gt;feuilleton&lt;/strong&gt;, un genere letterario importato dall&apos;Inghilterra e dalla Francia. Comunemente scritto da donne e rivolto prevalentemente ad un pubblico femminile, questo tipo di romanzo si fonda su trame decisamente intricate e tratta di storie d&apos;amore quasi sempre dipinte a tinte fosche. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scrivere feuilleton, secondo l&apos;autrice di&lt;em&gt; Il quaderno ungherese&lt;/em&gt;, significa saper sorprendere sé stessi, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo. Dall&apos;esperienza di una scrittura narrativa così densa, sontuosa e nel contempo sottile, Anne-Marie Garat dialoga con &lt;strong&gt;Bianca Pitzorno&lt;/strong&gt;, scrittrice e cultrice del feuilleton, e con &lt;strong&gt;Liliana Rampello&lt;/strong&gt;, saggista e consulente editoriale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le autrici vi aspettano &lt;strong&gt;venerdì 11&lt;/strong&gt; presso la chiesa di San Maurizio alle ore 18.30 (&lt;strong&gt;Evento 106&lt;/strong&gt;).&lt;/p&gt;
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<title>Medicamenti d&apos;Amore</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1130</link>
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&lt;p&gt;&lt;em&gt;« Io sono sempre stata come sono&lt;br&gt;
  anche quando non ero come sono&lt;br&gt;
  e non saprà nessuno come sono&lt;br&gt;
  perché non sono solo come sono »&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non sempre la crisi genera sterili fratture, la crisi è il momento decisivo dell&apos;esistenza, per &lt;strong&gt;Patrizia Valduga&lt;/strong&gt;, ad esempio, la crisi è uno strumento di cui servirsi all&apos;interno dell&apos;agire poetico. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sua poesia, attraverso tutta la sua produzione artistica, dalla prima raccolta &lt;em&gt;Medicamenta&lt;/em&gt; alla più recente &lt;em&gt;Lezione d&apos;amore&lt;/em&gt;, indaga i momenti di crisi dell&apos;umano agire e sentire: l&apos;eros, il dolore e la morte, sviluppando un difficile equilibrio tra lessico impetuoso e passiva sottomissione alla regola metrica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Giovedì 10 settembre &lt;/strong&gt;alle ore 18.45 la Poetessa incontrerà il pubblico al Liceo Classico Virgilio. Condurrà l&apos;evento &lt;strong&gt;48&lt;/strong&gt; il regista &lt;strong&gt;Gianfranco De Bosio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
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<title>Sulla punta estrema del Kam&amp;#269;atka</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1131</link>
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&lt;p&gt;Un giardino di sentieri che si incrociano, che si biforcano e che si reincontrano, il luogo di un sogno, desolante e misterioso, un sogno che attraverso le notti insonni di uomini come Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud, Marcel Proust e molti altri, è arrivato fino a noi con il nome sacro di Modernità. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Venerdì 11&lt;/strong&gt; alle ore 21.15, nella splendida cornice di Piazza Castello,&lt;strong&gt; Roberto Calasso&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Ranieri Polese&lt;/strong&gt; ci guideranno attraverso quel territorio magato, quell&apos;angolo di mondo che Charles Baudelaire era riuscito a ritagliare per sé e per gli adepti di una religione senza dogmi. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante l&apos;&lt;strong&gt;evento 115&lt;/strong&gt; verrà svelato un angolo di mondo che Saint Beuve, perfido critico i cui giudizi si sono persi nell&apos;oblio, chiamava con perfidia &quot;la punta estrema del Kamcatka romantico&quot;, ma che noi chiamiamo semplicemente Letteratura.&lt;/p&gt;
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<title>Il circo viaggiante della biodiversità</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1132</link>
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&lt;p&gt;Ogni qual volta che una comunità umana si insedia in un nuovo territorio per colonizzarlo (o scopre nuovi territori), porta con sé (o riporta), oltre alle abitudini e al proprio bagaglio culturale, anche un bagaglio meno evidente ma fondamentale per la sopravvivenza: piante ed animali. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parlando di piante, ad esempio, salta subito all&apos;occhio una delle più familiari in tutto il Sud Italia, il &lt;strong&gt;Fico d&apos;India&lt;/strong&gt; (Opuntia ficus-indica), una cactacea originaria delle zone aride e desolate del Messico importata in Europa dai primi esploratori che, credendo di essere arrivati nelle Indie, così la battezzarono. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Specie estremamente invasiva, anche se in Italia è tenuta bene sotto controllo, in Australia fu necessario nel 1925 importare anche un suo acerrimo nemico, il bruco della Cactoblastis, per limitarne l&apos;espanzione che avrebbe portato in breve all&apos;invasione dei preziosi pascoli: &quot;&lt;em&gt;uno dei primi casi di lotta biologica al mondo&lt;/em&gt;&quot;. Il risultato di questi sbarchi di &quot;clandestini&quot; è stato sempre dirompente, talvolta tragico, altre volte meno impattante ma non per questo meno evidente. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sabato &lt;strong&gt;12 Settembre,&lt;/strong&gt; alle 11:15 al Liceo Classico Virgilio (evento &lt;strong&gt;128&lt;/strong&gt;), &lt;strong&gt;Marco di Domenico&lt;/strong&gt;, biologo e autore di &lt;em&gt;Clandestini - Animali e piante senza permesso di soggiorno&lt;/em&gt;, in compagnia della divulgatrice scientifica &lt;strong&gt;Elisabetta Tola&lt;/strong&gt; (conduttrice di Radio3scienza), esporrà vantaggi e rischi legati all&apos;introduzione di essere viventi non endemici in un territorio.&lt;/p&gt;
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<title>Lettera27 a Festivaletteratura</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1133</link>
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&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Fondazione lettera27&lt;/strong&gt; partecipa a &lt;strong&gt;Festivaletteratura&lt;/strong&gt;  con tre incontri sui saperi dell&apos;Africa in movimento a cura di &lt;strong&gt;Paola Splendore&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Alessandro Triulzi&lt;/strong&gt;: lingue, scuole, voci per accrescere i contenuti sulla letteratura, l&apos;arte, la storia e l&apos;attualità del continente africano all&apos;interno di &lt;strong&gt;Wikipedia&lt;/strong&gt;, la più grande enciclopedia libera on line. &lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
  Chi sono, cosa scrivono, in che lingua si esprimono i migranti e gli scrittori africani d&apos;Europa/in Europa? &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quali strumenti formativi possono offrire scuole e biblioteche? La crescente presenza di figli di migranti e di bambini &quot;stranieri&quot; nella scuola italiana è l&apos;occasione di processi di inclusione o di uno scontro tra culture? &lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
  Saranno presentati i film e le immagini delle esperienze del centro svedese &quot;&lt;strong&gt;Författarcentrum&lt;/strong&gt;&quot;, della scuola per rifugiati politici e migranti &lt;strong&gt;Asinitas&lt;/strong&gt;, della scuola &lt;strong&gt;Pisacane&lt;/strong&gt; di Roma, del &lt;strong&gt;progetto intercultura delle Biblioteche di Roma&lt;/strong&gt; e il progetto per le scuole di &lt;strong&gt;WikiAfrica Letteratura&lt;/strong&gt;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I tre incontri a cura di &lt;strong&gt;Fondazione lettera27&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Onlus&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;WikiAfrica&lt;/strong&gt; si svolgeranno al &lt;strong&gt;Seminario Vescovile&lt;/strong&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sabato 12 Settembre, ore 11.30 - &lt;strong&gt;Africani d&apos;Europa/Africani in Europa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sabato 12 Settembre, ore 17.15 - &lt;strong&gt;L&apos;Africa a scuola&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domenica 13 Settembre, ore 11.30 - &lt;strong&gt;Diritti/esclusioni/appartenenze&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli incontri e la discussione creano dal vivo in tempo reale nuove voci su Wikipedia e passano in diretta e in podcast su Afriradio.it.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;lettera27&lt;/strong&gt; è una fondazione non profit, nata nel luglio 2006. La sua missione è sostenere il diritto all&apos;alfabetizzazione, all&apos;istruzione e, più in generale, favorire l&apos;accesso alla conoscenza e all&apos;informazione. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;lettera27&lt;/strong&gt; sostiene dal 2006 la partecipazione di autori africani al  &lt;strong&gt;Festivaletteratura&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
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</item>
<item>
<title>Riscoprendo Neera</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1135</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Anna Zuccari&lt;/strong&gt;, in arte &lt;strong&gt;Neera&lt;/strong&gt;, fu una delle più grandi scrittrici di fine &apos;800: non l&apos;unica (come dimenticare Matilde Serao  e Carolina Invernizzi, donne che non ebbero nulla da invidiare ai grandi letterati uomini del tempo), ma di sicuro una delle poche il cui archivio si sia interamente salvato, grazie all&apos;attenzione e all&apos;affetto dei figli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di estrazione borghese, sposò il fondatore de &lt;em&gt;Il Corriere della Sera&lt;/em&gt; e fu, oltre che collega, grande amica dei maggiori nomi della letteratura italiana, soprattutto della corrente dei Veristi, come Verga, Capuana e De Roberto, dai quali fu grandemente stimata e con cui condivise il movimento letterario.&lt;br&gt;
Di recente è stata ristampata integralmente l&apos;opera prima di Neera, &lt;em&gt;Teresa&lt;/em&gt;, primo capitolo di una trilogia che dipinge con incredibile lucidità la &lt;strong&gt;figura della donna&lt;/strong&gt; in rapporto alla cultura tardo-ottocentesca e uscita per la prima volta nel 1886. Il progetto di questa riedizione è stato curato in particolare dagli ospiti oggi presenti all&apos;evento, &lt;strong&gt;Antonia Arslan&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Gian Luca Baio&lt;/strong&gt;, che sono intervenuti con trasporto, da appassionati lettori e studiosi dell&apos;autrice, del suo romanzo e dei suoi personaggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il ritratto che Neera ci trasmette è quello di una donna che si scopre giovane e bella tutt&apos;a un tratto, con l&apos;innocenza dei suoi sedici anni; eppure la sua mente è ancora cieca, causa forse l&apos;educazione del tempo, che voleva le donne all&apos;oscuro della vita, assoggettate alla figura di un padre-padrone, come nel caso della protagonista, destinate all&apos;obbedienza, al soffocamento e all&apos;umiliazione totale di se stesse e ritenute incapaci di decidere e prendere in mano la propria vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con energia vibrante, l&apos;attrice&lt;strong&gt; Nicoletta Maragno&lt;/strong&gt; ha fatto rivivere il personaggio di Teresa - e in un certo senso anche quello di Neera - tenendo il pubblico del Teatro Bibiena avvinto alla narrazione con un&apos;alternanza di recitazione e canto popolare, facendo riscoprire l&apos;attualità del romanzo e la perfetta introspezione psicologica dei personaggi, molto più rilevanti della trama stessa. &lt;br&gt;
Neera, un&apos;autrice che non ha nulla da invidiare alle grandi scrittrici inglesi del secolo.&lt;/p&gt;
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<item>
<title>Le Voci dell&apos;Africa</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1136</link>
<description>
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Cortile della Cavallerizza&lt;/strong&gt; è gremito, sono ben poche le sedie vuote e solo fino a pochi minuti prima dell&apos;inizio del dibattito, perché, quando &lt;strong&gt;Peter Florence&lt;/strong&gt;, il moderatore, inizia a presentare gli autori sul palco, il colore multiforme della folla ha già completamente oscurato l&apos;azzurro delle ultime sedie vuote.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul palco, stretti dietro un tavolo che a stento contiene le loro sagome, ci sono alcuni degli esponenti di una letteratura, quella africana, che difficilmente si lascia inquadrare. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le domande di Florence danno ritmo al dibattito, il cui incalzare è spezzato solamente dalle necessarie pause per la traduzione: «&lt;em&gt;Qual è il ruolo di uno scrittore? E in particolare, qual è il ruolo di uno scrittore africano? Che rapporto avete con la lingua, quella dei bianchi colonizzatori, che vi trovate a dover utilizzare?&lt;/em&gt;». &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nadine Gordimer&lt;/strong&gt;, la scrittrice sudafricana premio &lt;strong&gt;Nobel&lt;/strong&gt; nel 1991, è la stella della serata, gli occhi del pubblico sono solo per lei. Inizia citando &lt;strong&gt;Milan Kundera&lt;/strong&gt;: &quot;&lt;em&gt;quando non sarò altro che uno scrittore credo che smetterò di scrivere&lt;/em&gt;&quot; diceva il ceco. E la Gordimer è della stessa opinione: &quot;&lt;em&gt;quando scrivo non smetto mai di essere un essere umano. Il mio ruolo, in quanto scrittrice è porre delle domande, rendere la complessità del mondo in cui vivo, non semplificarlo&lt;/em&gt;&quot;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il microfono gira, le domande incalzano anche gli altri invitati al dibattito (la sudafricana &lt;strong&gt;Natalia Molebatsi&lt;/strong&gt;, la nigeriana &lt;strong&gt;Chika Unigwe&lt;/strong&gt; e l&apos;ugandese &lt;strong&gt;Timothy Wangusa&lt;/strong&gt;) e le loro risposte, come tasselli di un puzzle, si incastrano e completano quelle della Gordimer componendo un&apos;immagine compatta, di una letteratura tutt&apos;altro che costretta nei confini della lingua dei colonizzatori, ma libera di ricreare, arricchire e ampliare quella stessa lingua, l&apos;inglese, e farla diventare il suono dei senza voce. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Frederic Mistral&lt;/strong&gt;, in altri tempi e altri luoghi, diceva che, quando un popolo cade in schiavitù, se conserva la propria lingua, ha nelle mani le chiavi che lo libereranno dalle catene. Questa sera, nel cortile della cavallerizza, alcuni uomini e donne che quella schiavitù l&apos;hanno vissuta, hanno dimostrato che, anche usando la lingua degli oppressori, quelle catene possono spezzarsi.&lt;/p&gt;
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<title>L&apos;Olocausto sconosciuto</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1137</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un milione e mezzo&lt;/strong&gt;. É questo il numero stimato da padre &lt;strong&gt;Patrick Desbois&lt;/strong&gt; (autore di &lt;em&gt;Fucilateli tutti!&lt;/em&gt;): un milione e mezzo di ebrei fucilati in Ucraina dalle truppe tedesche delle SS, durante la seconda guerra mondiale. L&apos;interesse di Desbois per questi ebrei gettati nelle fosse comuni, di cui si è persa la memoria, iniziò in tenera età: erano ancora vivi in lui i ricordi del nonno, deportato dai nazisti nel campo di sterminio di Rawa-Ruska. Da allora, soprattutto dopo l&apos;ordinazione sacerdotale, ha collaborato con la &lt;strong&gt;fondazione Yanad-In Unum&lt;/strong&gt;, associazione che promuove il dialogo fra ebrei e cattolici, per restituire alla memoria la storia della &quot;&lt;em&gt;Shoah a cielo aperto&lt;/em&gt;&quot; degli ebrei: i luoghi delle collocazioni delle fosse comuni erano sconosciuti agli studiosi dell&apos;Olocausto. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A differenza della prima fase dello sterminio di massa, iniziato con l&apos;invasione della Russia nel 22 giugno 1941, in cui i carnefici inseguivano le vittime, questa seconda fase vide le vittime condotte da persone a loro vicine, magari concittadini, davanti ai loro assassini. Le truppe del Sonderkommando o Einsatzgruppen si affidavano infatti ad abitanti del posto per cercare gli ebrei, per poi condurli in luoghi appartati, far loro scavare le fosse e fucilarli. É quella che Desbois chiama &amp;#8223;guerra di uomini comuni contro uomini comuni&amp;#8243;, in ossequio al motto &amp;#8243;una pallottola, un ebreo&amp;#8243;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Desbois iniziò a ripercorrere il tragitto delle truppe tedesche attraverso testimoni locali, spesso sacerdoti come lui, ucraini e bielorussi. Il grande contributo di questo ricerca è dato dal fatto che la quasi totalità delle testimonianze è resa per la prima volta fuori dalle aule dei tribunali dopo sessant&apos;anni: iniziarono così per padre Desbois e la sua equipe gli scavi per ritrovare le fosse, poi richiuse spesso ricorrendo a coperture di cemento, per evitare profanazioni future. il libro di Desbois non è dunque solo di importanza storica, ma dà spazio a quella &amp;#8243;zona grigia&amp;#8243; di primoleviana memoria: racconta di coloro che hanno visto, e magari collaborato, agli stermini di massa; anche perché, spiega Desbois, «non possono essere colpevoli solo quei novecento assassini nazisti»: è la prima volta che queste &amp;#8243;persone comuni&amp;#8243; raccontano quanto fecero da ragazzi, per convinzione o per forza. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo questa breve introduzione da parte dello storico &lt;strong&gt;Frediano Sessi&lt;/strong&gt;, Desbois racconta i propri ricordi abbastanza emozionato: è la prima volta che parla in Italia; è abituato a tenere conferenze negli Usa, in Germania e in Francia. La sua avventura iniziò quando, nel 2004, si recò nel paese dove fu condotto suo nonno sessant&apos;anni prima, Rawa-Ruska. L&apos;incontro con il sindaco del luogo non fu propriamente positivo: le richieste di Desbois non furono ascoltate, in quanto la locazione delle fosse comuni «è segreta». Non fu questo rifiuto a scoraggiare il sacerdote: egli iniziò infatti ad intervistare gli abitanti del luogo, dapprima un centinaio. A poco a poco gli anziani iniziarono a ripercorrere quei pomeriggi passati in compagnia delle SS: si scopre così che in un giorno furono fucilati 1500 ebrei; nessun&apos;archivio parla di questi episodi, come lo stesso Desbois ha avuto modo di constatare parlando con un collega americano che consultò personalmente gli archivi Russi, comprati dagli USA nel 1992. Il passo successivo compiuto da Desbois fu quello di portare i testimoni sui presunti luoghi degli eccidi, per poi iniziare gli scavi coadiuvato da colleghi e metal detector. Scopo del sacerdote non è mai stato quello di compiere interviste sentimentali e venne aiutato nel suo intento dalla struttura della lingua russa, rigida e fredda. In seguito, il ritrovamento dei bossoli tedeschi (che hanno la data di costruzione incisa) e degli stessi cadaveri (alcuni con ancora indosso le carte d&apos;identità) confermarono le sue teorie. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sessi fa notare che, a questo proposito, il libro non cade mai nella &lt;em&gt;pietas&lt;/em&gt; per descrivere le morti. Ormai non è più un discorso politico come negli anni ottanta, ma un discorso storico. Inoltre, aggiunge lo storico italiano, è arrivato anche il momento di abolire le espressioni edulcorate come &quot;&lt;em&gt;industrie della morte&lt;/em&gt;&quot; che da anni sono usate nei testi per descrivere l&apos;Olocausto: chiede dunque a Desbois di descrivere le sensazioni affrontate nel rinvenire i cadaveri. Il sacerdote risponde con una citazione biblica: come nella Genesi si racconta del &quot;&lt;em&gt;grido del sangue di Abele&lt;/em&gt;&quot; udito in ogni angolo della terra, così Desbois dice di essere stato costretto ad ascoltare quel grido per ricostruire la storia d&apos;Europa. Lo stesso Hitler giustificò lo sterminio dicendo che, in quel periodo, «&lt;em&gt;nessuno ricordava lo sterminio degli armeni&lt;/em&gt;»: volontà di Desbois è far si che tra vent&apos;anni nessuno possa dimenticarsi degli ebrei fucilati a cielo aperto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Interessanti e sentite anche le domande dal pubblico: ci si chiede perché un problema come quello del collaborazionismo non sia mai affrontato dagli Stati che l&apos;hanno vissuto. Desbois spiega che nell&apos;Europa dell&apos;Est non si dovrebbe parlare di &quot;&lt;em&gt;collaborazionismo&lt;/em&gt;&quot; in quanto «&lt;em&gt;gli stessi ucraini parteciparono direttamente, uccidendo e rubando&lt;/em&gt;».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un ultimo intervento per riflettere sulla sindrome che colpisce gli uomini: ci si commuove per le catastrofi passate e si è ciechi di fronte a quelle attuali. Desbois spiega che è propria delle persone la capacità di «&lt;em&gt;dormire tranquilli quando c&apos;è un genocidio&lt;/em&gt;»; al giorno d&apos;oggi il problema sussiste perché «s&lt;em&gt;e uccidi una persona è un delitto, se ne uccidi centomila è prima di tutto un problema politico, che verrà prima discusso all&apos;Onu e poi magari affrontato&lt;/em&gt;». Desbois si congeda con un piccolo aneddoto ironico: durante una sua conferenza, uno spettatore gli fece notare che, udendo questi racconti, non riuscì più a dormire, la notte. Desbois spiegò che, dunque, «&lt;em&gt;era un&apos;ottima notizia&lt;/em&gt;».&lt;/p&gt;
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<title>L&apos;Africa dei poeti</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1138</link>
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&lt;p&gt;Perché parlare di &lt;strong&gt;Africa&lt;/strong&gt; con &lt;strong&gt;Timothy Wangusa&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Gezim Hajdari&lt;/strong&gt;? Mentre per il primo, poeta e scrittore ugandese, l&apos;accostamento è immediato, per il secondo, poeta e saggista albanese, forse ci sarebbe qualche difficoltà. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Invece, come apprendiamo dall&apos;approfondita e completa analisi di apertura di &lt;strong&gt;Andrea Gazzoni&lt;/strong&gt;, Hajdari è molto legato all&apos;Africa e proprio di un viaggio in Uganda parlano alcune sue poesie racconti. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, molte esperienze vissute in questo viaggio, danno lo spunto allo scrittore albanese per ricordare anche la propria esperienza nazionale, con il regime comunista prima e con la strana forma di democrazia odierna. Differenza molto importante tra i due autori risulta essere proprio l&apos;approccio che hanno con il potere. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Wangusa, molto critico nei confronti dei regimi che si sono susseguiti in Uganda (non risparmiando neanche l&apos;attuale governo), è tuttavia sempre rimasto in qualche modo legato al potere in carica, ricoprendo diverse cariche pubbliche. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Hajdari invece paga con l&apos;esilio la sua opposizione ai gruppi di potere che si sono susseguiti in Albania. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La visione della realtà del poeta africano può essere una spiegazione valida di questa apparente contraddizione: era inevitabile che certe situazioni di conflitto accadessero in Africa, un continente sempre al centro di scontri tra civiltà a causa del colonialismo. Inoltre nei suoi scritti è presente la ciclicità degli eventi: chi era visto come un liberatore, poi si è sempre trasformato a sua volta in dittatore. Per l&apos;autore è necessario quindi celebrare l&apos;umanità in tutte le sue forme, anche senza dare risposte definitive, perché tutti alla fine possiamo essere migliori. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Hajdari invece risulta essere molto più passionale quando diventa testimone di certe situazioni e prende sempre posizioni forti nei confronti della realtà. Addirittura arriva al punto di essere talmente emozionato da &quot;&lt;em&gt;non trovare metafore per descrivere l&apos;Africa&lt;/em&gt;&quot; o &quot;&lt;em&gt;non riuscire a descrivere quello che sta vedendo&lt;/em&gt;&quot;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Forse due modi diversi di scrivere quindi, di rapportarsi alla realtà. Ma le emozioni che provocano mentre leggono alcuni brani che raccontano l&apos;Africa, alla fine dell&apos;incontro con il pubblico di Festivaletteratura, sicuramente sono entrambe di una forza che solo il continente nero può ispirare.&lt;/p&gt;
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<title>Appendice al Vocabolario Europeo</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1139</link>
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&lt;p&gt;Nella piccola sala allestita all&apos;interno di &lt;strong&gt;Santa Maria della Vittoria&lt;/strong&gt;, tra i brandelli di affreschi che il tempo ha risparmiato, &lt;strong&gt;Michele Mari&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Tiziano Scarpa&lt;/strong&gt;, probabilmente le due cime della letteratura italiana contemporanea, dialogano con il linguista &lt;strong&gt;Giuseppe Antonelli &lt;/strong&gt;su alcune delle parole che il tempo, un po&apos; come i brandelli di affreschi che fanno loro da sfondo, ha risparmiato all&apos;oblio.&lt;br&gt;
  Da una parte la parola &lt;em&gt;guatare&lt;/em&gt; scelta da Mari, una parola che i dizionari definiscono arcaismo letterario, come se questo fosse un marchio d&apos;infamia, uno stigma da cancellare con la pomice. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dall&apos;altra la parola &lt;em&gt;sito&lt;/em&gt;, il cui primigenio significato di luogo, semplice generalismo topografico, è stato ampliato, &lt;em&gt;«abusato»&lt;/em&gt;, dice Scarpa. A differenza del De Mauro, la concezione dello scrittore veneziano, vincitore dell&apos;ultimo premio Strega, non ha valore di marchio, bollo o di stigma. Poiché l&apos;&lt;em&gt;abusio&lt;/em&gt;, latino omologo del greco &lt;em&gt;catacresi&lt;/em&gt;, nel contesto della linguistica significa vita, evoluzione dinamica, riuso di una parola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Guatare &lt;/em&gt;e &lt;em&gt;sito&lt;/em&gt;, nelle bocche di Mari e Scarpa, oltrepassano il loro valore di parole e diventano due chiavi per iniziare una conversazione che porta lontano, sulle strade, a volte parallele a volte convergenti, di tutte le parole che i due si sono lasciati dietro nella loro vita attraverso le tracce che hanno impresso nella mente dei loro lettori: un viaggio nell&apos;italiano e nella fenomenologia della scrittura che, se anche non ammalia la totalità dei presenti, ammalia almeno me.&lt;/p&gt;

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<title>&quot;La parola cui abbiamo creduto&quot; Omaggio a Mario Luzi</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1140</link>
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&lt;p&gt;Il primo degli eventi di &lt;strong&gt;Festivaletteratura&lt;/strong&gt; è anche il primo del ciclo di incontri destinati a raccontare la vita di alcuni poeti del Novecento che non ci è più possibile ascoltare dal vivo, attraverso il racconto di persone a loro vicine, parenti, amici, grandi lettori delle loro opere.&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inaugura il ciclo un incontro è significativamente dedicato a Mario Luzi, poeta che ha segnato la storia della poesia italiana del secolo appena trascorso. Ce lo raccontano &lt;strong&gt;Daniele Piccini,&lt;/strong&gt; critico letterario, &lt;strong&gt;Stefano Verdino&lt;/strong&gt;, critico letterario ma in particolare curatore e &quot;&lt;em&gt;custode delle carte&lt;/em&gt;&quot; del poeta, e &lt;strong&gt;Gianni Luzi&lt;/strong&gt;, suo figlio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Quest&apos;ultimo ci descrive scene personali di vita quotidiana del poeta, non per fare pettegolezzo o per puro biografismo, ma con lo scopo di far capire il particolare rapporto che per Luzi esisteva tra la quotidianità e la esclusiva conoscenza data dalla parola poetica. Da qui si passa alla sua intransigenza sociale, simile a quella nel privato, che però si è dimostrata tale da guadagnargli un rispetto quasi super partes nella vita politica italiana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Domanda finale, che sembra quasi d&apos;obbligo, ma a cui non è facile rispondere: qual è la lezione che Mario Luzi ci ha lasciato? Il rispetto e il valore della lingua, come cosa viva che cambia e allo stesso tempo rimane la stessa, come &quot;parola comunitaria&quot; che deve servire a migliorare e a migliorarsi.&lt;br&gt;
  Durante l&apos;evento non sono mancate letture di brani delle poesie, perché il modo migliore di conoscere un autore è sempre quello di accostarsi ai suoi testi; tuttavia, il fatto che in questo ciclo di quattro eventi si renda omaggio ad autori cronologicamente vicini a noi, favorisce proprio la testimonianza diretta che può servire a comprendere e meglio apprezzare questi quattro poeti contemporanei.&lt;/p&gt;
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<title>Incontro con Luis Sepúlveda</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1141</link>
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&lt;p&gt;Per la generazione di &lt;strong&gt;Sepúlveda&lt;/strong&gt;, l&apos;11 settembre non
  è quello delle torri gemelle ma è quello del 1973, quando il Generale Pinochet
  prese il potere in Cile con la forza e il Presidente Salvador Allende si uccise
  dopo aver inutilmente difeso il Palacio de La Moneda. &lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
  I protagonisti dell&apos;
  ultimo libro dello scrittore cileno, &lt;em&gt;L&apos;ombra di quel che eravamo&lt;/em&gt;, sono i
  compagni di quella stagione politica, durante la quale si iniziò prima ad
  immaginare e poi persino a realizzare una nuova idea di società. E quando si
  incontrano i vecchi compagni dopo anni di lontananza forzata, si festeggia
  innanzitutto di essere ancora vivi, di essere sopravvissuti al male. Poi ci si
  scambiano le foto dei nipoti, si ricordano aneddoti e si raccontano storie con
  ironia e amore. Soprattutto amore, perché quello che prevale è sempre e comunque
  l&apos;entusiasmo per quello che si è cercato di realizzare. &lt;br&gt;
  In un momento come
  quello attuale, sicuramente povero di ideali forti, è un bene rievocare queste
  cose, insieme al divertimento che accompagnava la vita di quei giovani
  entusiasti. &lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
  Le figure di Sepulveda e dei suoi compagni proiettano davvero una
  lunga ombra sulla società moderna: un&apos;ombra, però, non minacciosa, ma calda e
  protettiva nei confronti delle nuove generazioni. L&apos;incontro con il pubblico di
  Festivaletteratura è proprio questo per l&apos;autore cileno: un&apos;ondata di ricordi
  per riuscire a comprendere il passato. Solo grazie a questa piena comprensione
  del passato possiamo capire meglio il presente e costruire un futuro migliore. &lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
  Anche
  la lingua e i generi letterari utilizzati nei suoi romanzi sono importanti per
  una conoscenza piena della vita e delle idee di Sepúlveda. La mescolanza di
  generi letterari infatti rispecchia la mescolanza intrinseca dei latino
  americani. La lingua spagnola viene definita democratica, giovane, agile e
  innovativa: lo spagnolo cambia continuamente, è aperto alle diversità e da esse
  si fa contaminare senza problemi. &lt;em&gt;&quot;Il sudamerica è la diversità, e la sua
  lingua pure&quot;&lt;/em&gt;. Sollecitato infine da una domanda del pubblico sulla presenza del
  trascendente nella propria vita, Sepulveda risponde: &lt;em&gt;&quot;La più alta idea
  trascendente per me è quella di cercare di vincere le ingiustizie per creare un
  mondo più giusto&quot;&lt;/em&gt;. E questo ideale è come l&apos;orizzonte: bisogna incamminarsi per
  raggiungerlo e per poi realizzare un futuro possibile e migliore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.festivaletteratura.it/video.php?id=12&quot;&gt;Guarda il video&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Eros e Festivaletteratura</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1142</link>
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&lt;p&gt;Il genere erotico, fine gioco letterario o tentativo di tradurre in parole l&apos;ineffabilità del desiderio e della sessualità, caratterizza la letteratura di ogni tempo e paese. Sono notoriamente assegnati al genere erotico il &lt;em&gt;Kamasutra&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Le mille e una notte&lt;/em&gt;, ma l&apos;erotismo è tratto distintivo anche del celebre &lt;em&gt;Cantico dei Cantici&lt;/em&gt;, testo compreso nella Bibbia e al quale si è spesso preferito dare un&apos;interpretazione mistica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;  Il &lt;em&gt;Cantico dei Cantici&lt;/em&gt; è stato il punto di partenza di &lt;strong&gt;Ars Amandi&lt;/strong&gt;, ciclo di letture di testi che segue un percorso storico attraverso la letteratura erotica dall&apos;antichità ebraica e classica fino all&apos;età contemporanea, attraverso Rinascimento e Illuminismo (Eventi 10, 57, 116 e 176). Curatori degli eventi sono stati&lt;strong&gt; Gianfranco de Bosio&lt;/strong&gt;, noto regista che ha dedicato buona parte del proprio lavoro al recupero filologico e teatrale dell&apos;opera del &lt;em&gt;Ruzante&lt;/em&gt;, e &lt;strong&gt;Giovanni Casalegno&lt;/strong&gt;, studioso della letteratura italiana e autore del &lt;em&gt;Dizionario storico del lessico erotico italiano&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;  Il reading di ieri sera, mercoledì 9, primo giorno di Festivaletteratura, è stata un&apos;occasione per riscoprire i testi celebri e non della letteratura erotica dell&apos;antichità greca e romana. Testi mai letti per obbligo, ma per curiosità, interesse e gusto del proibito. Lo sdoganamento del sesso in letteratura, tale da eliminare qualsiasi confine tra genere erotico e non, permette oggi di apprezzare l&apos;autentica forza poetica dei classici dell&apos;erotismo e l&apos;intensità delle tematiche affrontate. E se i lirici greci, &lt;strong&gt;Saffo, Anacreonte &lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; Meleagro&lt;/strong&gt;, nella traduzione di Salvatore Quasimodo, sembrano far prevalere i temi dell&apos;esaltazione del piacere e della persona amata, lo struggimento per l&apos;assenza o per la giovinezza che sfiorisce; tra i classici latini spicca l&apos;intento didascalico di &lt;strong&gt;Ovidio&lt;/strong&gt; e di &lt;strong&gt;Lucrezio&lt;/strong&gt;.&lt;br&gt;
Il primo fa un dettagliato elenco delle posizioni che le donne debbono assumere nell&apos;atto amoroso per esaltare i propri lati migliori, o nascondere difetti fisici, il secondo fa un&apos;analisi scientifica dei perché la passione amorosa, contrariamente al desiderio di bere e di mangiare, non possa mai essere soddisfatta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E non potevano mancare le liriche di &lt;strong&gt;Catullo&lt;/strong&gt;, tradotte da Guido Ceronetti, dedicate alla celeberrima passione contrastata per l&apos;incostante Lesbia.  L&apos;unico brano in prosa, del latino &lt;strong&gt;Luciano di Samosata&lt;/strong&gt;, è un sapido dialogo notturno tra due cortigiane sui piaceri dell&apos;amore lesbico, nella traduzione ottocentesca di Luigi Settembrini.&lt;/p&gt;
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<item>
<title>Boris Ryzhy</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1143</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Boris Ryzhy&lt;/strong&gt; è un poeta maledetto. Essendo morto suicida a soli 26 anni, questo potrebbe sembrare scontato, ma non lo è. Si percepisce chiaramente nel film quanto la desolazione e la durezza della gente della sua città, anche a qualche anno della sua scomparsa, abbiano pesato sulla sua scelta estrema e su ciò che egli fu in vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; La scelta di ambientare il film-documentario omonimo &lt;em&gt;Boris Ryzhy&lt;/em&gt; nella sua città natale, Yekaterinenburg, immersa nella neve, aggiunge sia una dimensione eterea alle sue poesie, sia desolazione per la &lt;strong&gt;poetica buia e fredda&lt;/strong&gt; con la quale egli descrive ciò che accadde attorno a lui. Ogni aspetto, infatti, dal più quotidiano, come le persone che gli passano davanti, al più intimo, come un personale ritratto della moglie, passa sotto la sua lente personale e viene visto con lucido &lt;strong&gt;pessimismo&lt;/strong&gt;. &lt;br&gt;
  La scelta di affidare alla sorella del poeta il ruolo di inconsapevole voce narrante e di intervallare il sottofondo musicale con pause di silenzio, amplifica questo senso di pessimismo. Altre persone che hanno fatto parte della sua vita, come la moglie o la madre, ricordano il poeta, mettendosi a nudo davanti alla telecamera della regista, senza però cadere nella retorica e restituendone un ricordo reale.&lt;br&gt;
  Tutti questi aspetti ricorrenti nella sua vita, compreso quello dell&apos;inevitabilità delle cose, sono enfatizzati dalla scelta di inserire filmati di repertorio in cui il poeta racconta in prima persona se stesso. &lt;br&gt;
  Lo spettatore, dal canto suo, non viene mai aggredito dalle inquadrature, ma gli viene dato il tempo necessario per capirne il significato, conferendo al film un &lt;strong&gt;ritmo molto lento&lt;/strong&gt;, creando una particolare sinergia tra le poesie, lette da varie voci tra cui l&apos;ultima dallo stesso Ryzhy, e le inquadrature, spesso lunghi ritratti di persone collegate a queste poesie. &lt;br&gt;
  Il &quot;mood&quot; generale del film è quello di un&apos;incursione nella vita di una persona della quale è dato capire solo ciò che questa lasciò di sé, e difficilmente ne si può restare indifferenti.&lt;/p&gt;
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<title>Thank you, Daniel</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1144</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gad Lerner&lt;/strong&gt; presenta &lt;strong&gt;Daniel Mendelsohn&lt;/strong&gt; come uno scrittore insolito: un intellettuale ebreo di formazione classica che per cinque anni ha cercato di trovare una risposta alla domanda che lo assillava fin da bambino: che fine fece suo nonno Shmiel in Polonia, durante l&lt;strong&gt;&apos;Olocausto&lt;/strong&gt;? Questo interrogativo è culminato nel capolavoro &lt;em&gt;Gli scomparsi&lt;/em&gt; uscito lo scorso anno per Neri Pozza e seguito, in questi mesi per lo stesso editore, da &lt;em&gt;Bellezza e fragilità&lt;/em&gt;. Il giornalista italiano si sente naturalmente concittadino dell&apos;autore statunitense, in ossequio a quella regola per cui tutti gli ebrei del mondo hanno lo stessa origine comune: in questo caso, anche geograficamente il paese natale di Lerner è molto vicino alla Bolechow descritta ne &lt;em&gt;Gli scomparsi&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
  Dapprima in un ottimo italiano, poi sconfinando nell&apos;accento nasale tipico della costa newyorkese, Mendelsohn risponde con tono pacato e cordiale alle domande di Lerner. La prima domanda riguarda da vicino la formazione dello scrittore statunitense: quanto aiuta, al giorno d&apos;oggi, riprendere il filo della tragedia classica per superare gli ostacoli quotidiani?E&apos; un riferimento non troppo velato al recente saggio breve di Mendelsohn (pubblicato sulla &lt;em&gt;New York Review of Books&lt;/em&gt;) come recensione di uno dei maggiori casi letterari degli ultimi anni, &lt;em&gt;Amabili resti&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Alice Sebold&lt;/strong&gt;. Il libro in questione, uscito per coincidenza un anno dopo l&apos;11 settembre, catturò il sentimento nazionale di un popolo di fronte alla morte di tanti innocenti; aiutò, quindi, a &quot;sopportare&quot; meglio un Male vissuto in diretta, restando vicini ai propri morti e trovando così una consolazione, seppur piccola. La stessa famiglia di Mendelsohn fu sconvolta da qualcosa che non si poteva raccontare: lo scrittore riconosce che, visto il periodo storico in cui viviamo, sarebbe facile cadere nel sentimentalismo fine a sé stesso, fingendo di affrontare il dolore per poi illudersi di sconfiggerlo. «&lt;strong&gt;Ma - provoca Mendelsohn - chi ha detto che la guarigione sia l&apos;unica cosa che conta?»&lt;/strong&gt; .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lerner chiede se non possa essere una nevrosi, per un bambino dodicenne, interrogarsi sui pochi tasselli rimasti della storia dei propri nonni. Premettendo che, in verità, «&lt;em&gt;nessun ebreo avrebbe qualcosa da obiettare se gli dicessero che è nevrotico&lt;/em&gt;», lo scrittore spiega che lui è stato l&apos;unico, di cinque fratelli, ad avere sentito il bisogno di ritornare al proprio luogo natio; anche se, in fondo, sia Lerner che Mendelsohn  videro il paese d&apos;origine della loro famiglia pochissimi anni fa e, dunque fu una &quot;prima volta&quot; a tutti gli effetti, in sospensione fra passato, presente e futuro.&lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
A questo proposito il giornalista italiano apre una parentesi tornando idealmente all&apos;incontro che lui stesso tenne insieme a &lt;strong&gt;Jonathan Safran Foer&lt;/strong&gt;  a &lt;strong&gt;Festivaletteratura&lt;/strong&gt;, esattamente un anno fa nel medesimo luogo. Fu l&apos;autore di &lt;em&gt;Ogni cosa è illuminata&lt;/em&gt; a confessare di «&lt;em&gt;voler vedere il luogo in cui sarei dovuto nascere&lt;/em&gt;». Entrambi gli ospiti convengono che, in effetti, un&apos;affermazione del genere rischia di essere facile preda del sentimentalismo di cui sopra, portando all&apos;esasperazione lil vittimismo e arrivando addirittura a creare falsi ricordi dell&apos;Olocausto: «&lt;em&gt;Il &quot;turismo del passato&quot; non deve diventare una sorta di Disneyland&lt;/em&gt;», ammonisce Mendelsohn, citando come esempio il Museo dell&apos;Olocausto di Washington, in cui i visitatori sono invitati a &quot;salire&quot; sui vagoni bestiame in cui vennero caricati gli ebrei deportati, per &quot;provare le stesse sensazioni&quot;. E&apos; un&apos;idea assurda, senza senso, che fa dell&apos;appropriazione del passato una vexata quaestio: anche perché ogni cittadino americano, eccezion fatta per i nativi, è comunque &quot;cittadino di qualcos&apos;altro&quot;, e dunque si sente sempre il bisogno di trovare &quot;radici altre&quot;. «&lt;em&gt;Gli europei non sono da meno: c&apos;è sempre qualcuno che rivendica radici padane&lt;/em&gt;», commenta sarcastico Lerner, facendo esplodere una risata fra il pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lerner conviene che la cultura aiuta a superare la rimozione della Storia e delle storie (ad esempio opere come Le benevole di Littell e Middlesex di Eugenides e, in tempi più lontani, Vita e destino di Vasilij Grossman), ma può desensibilizzare rispetto alle ingiustizie quotidiane che ci circondano. Mendelsohn ironizza  spiegando che ha risolto questo problema « &lt;em&gt;studiando la sofferenza nel suo primo libro, e infliggendola al lettore nel secondo&lt;/em&gt;». L&apos;insegnamento dei classici è proprio questo: l&apos;accettazione della sofferenza. Gli uomini contemporanei non sono più abituati a questo e, «&lt;em&gt;se dovessero riscrivere l&apos;Eneide al giorno d&apos;oggi, cambierebbero il finale: Enea e Didone si sposerebbero&lt;/em&gt;».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La partecipazione del pubblico è attenta, come testimoniano le domande finali: nasce quindi spontaneo un confronto fra l&apos;attività di ricerca svolta da Mendelsohn e quella di padre&lt;strong&gt; Patrick Desbois&lt;/strong&gt;, protagonista di un coinvolgente evento il giorno precedente al teatro Ariston. Lo scrittore americano spiega, per quanto l&apos;interesse di entrambi sia nato dall&apos;amore per il nonno, l&apos;impegno del sacerdote sia più che altro una soddisfazione intellettuale, il ritrovamento di una tomba non può aiutare più di tanto nel ricomporre il passato dei nostri avi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad ogni modo, «&lt;em&gt;a book is a better monument than a stone&lt;/em&gt;». E, in un ambiente come &lt;strong&gt;Festivaletteratura&lt;/strong&gt;, non possiamo non dargli ragione. Thank you, Daniel.&lt;/p&gt;
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<title>Sparkling. Marameo</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1145</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chris Riddell&lt;/strong&gt; fa scorrere la matita su un grande foglio alla parete. Le linee nitide del disegno prendono lentamente forma e il pubblico si appassiona a interpretare ed anticipare l&apos;idea del disegnatore. «&lt;em&gt;C&apos;è qualche somiglianza&lt;/em&gt;», «&lt;em&gt;Forse è lui&lt;/em&gt;», «&lt;em&gt;sì è proprio lui&lt;/em&gt;» appena Riddell accenna il naso sotto un capo calvo.  Anche volto, mani e piedi prendono forma, a fianco di alcuni barattoli di vernice e un pennello smisurato. É il &quot;Silviocchio Sparkling&quot; nelle vesti di un paperino che con una mano alzata pare salutare  con un &quot;marameo&quot;.  Il pubblico la vignetta non se la vuol perdere e una fila ordinata di armati di telefonino e videocamere la immortalerà sul computer.  In &lt;strong&gt;Tenda Sordello&lt;/strong&gt; è scoccata una scintilla.  Riddell parla dell&apos;ufficio in cui lavora al giornale e nota le differenze con i colleghi delle sezioni, spettacolo, sport e del suo abbigliamento dimesso fuori ordinanza da contestatore.  Nel suo ufficio non c&apos;è computer nè tecnologia. La vignetta di Silviocchio cade a terra: «É solo la censura» è la battuta, la scintilla che scocca, dà la scossa e libera il sorriso dapprima sommesso del pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Continua la presentazione delle vignette. I politici sono i tartassati per eccellenza.&lt;br&gt;
Ma non sono tralasciati i problemi più urgenti come il riscaldamento del pianeta, con un orso bianco su un &quot;briciolo&quot; di iceberg. Riddell afferma di essere un tipo modesto che non scintilla. Infatti arriviamo ai politici, all&apos;&quot;amore&quot; che ciascuno ha per l&apos;altro, coltellate alla schiena mentre si abbracciano calorosamente, occhi negli occhi quasi facendo a gara a chi la spara più grossa. Le risate esplodono quando sul teleschermo appare la vignetta di un Clinton gigantesco e dalla patta aperta dei pantaloni fa capolino Tony Blair proprio come un topolino. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Al termine della proiezione delle vignette sono passati ventidue minuti. Riddell ha pensato ad un Berlusconi pinocchio, con i capelli tinti di nero, il volto lucido, il naso che cresce a dismisura, ma solo a pinocchio non a Berlusconi al quale cresce qualcos&apos;altro. Si scusa Riddell a volte è volgare. «&lt;em&gt;Quanto è libero il vignettista in Inghilterra?&lt;/em&gt;» è la prima domanda del pubblico, «&lt;em&gt;sono felice di lavorare per un giornale di sinistra che non interferisce nel mio lavoro&lt;/em&gt;» «&lt;em&gt;Che pensa dei vignettisti satirici italiani?»&lt;/em&gt; «&lt;em&gt;Non ne conosco. So che sono molto capaci. Se ce n&apos;è qualcuno a Mantova vorrei incontrarlo&lt;/em&gt;» «&lt;em&gt;La famiglia reale è un suo soggetto?&lt;/em&gt;» «&lt;em&gt;É un cattivo soggetto, preferisco disegnare i cagnolini della famiglia reale&lt;/em&gt;». Chris Riddell è un fervente fautore della repubblica. &lt;br&gt;
  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pubblico soddisfatto ed allegro allo scoccare dell&apos;ultima scintilla della mezz&apos;ora disponibile lascia Tenda Sordello illuminata dalla satira di Chris Riddell.&lt;/p&gt;
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<title>Melania Mazzucco con Stefano Salis</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1146</link>
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&lt;p&gt;Le prime cose a colpire, non appena &lt;strong&gt;Melania Mazzucco&lt;/strong&gt; inizia a parlare, sono il grande amore per i suoi libri, per i suoi personaggi insieme all&apos;estremo bisogno di ricerca prima di iniziare a raccontare. Ogni parola che esce dalla sua bocca appare lieve e ragionata insieme, quasi ricercata in ogni sua sfumatura, e la storia del suo ultimo libro non ne è che l&apos;ultima prova. &lt;br&gt;
  &lt;em&gt;«Più che un libro è un progetto»&lt;/em&gt;. Tutto comincia qualche anno fa, quando riscopre a Venezia &lt;strong&gt;Jacomo Robusti&lt;/strong&gt;, meglio conosciuto come &lt;strong&gt;Tintoretto&lt;/strong&gt;, davanti al quadro di &lt;em&gt;Maria Vergine bambina portata al Tempio&lt;/em&gt;, un quadro che la riempie di emozione. La stessa emozione che ritrova quando viene a conoscenza dell&apos;esistenza di una figlia pittrice, &lt;strong&gt;Marietta Tintoretto&lt;/strong&gt;, e delle leggende a lei legate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nasce così la voglia di raccontare di questo personaggio, di riscoprirla, e a fianco di quello che doveva inizialmente essere un saggio, una biografia su un&apos;artista per lo più sconosciuta, comincia a nascere anche la voglia di crearci attorno una storia. Creare il sogno, con &lt;em&gt;L&apos;attesa dell&apos;angelo&lt;/em&gt;, romanzo edito nel 2008, che parla degli ultimi quindici giorni di vita del pittore, e ridare la verità storica, con Jacomo Tintoretto e i suoi figli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rimane la verità fondamentale: la storia di una figlia, nata probabilmente prima del matrimonio, da una donna libera, bambina vestita da maschio per poter stare in bottega e forgiata dal padre per poter diventare un&apos;artista. Un padre fortemente innamorato di lei, quasi quanto si ama una propria opera, con la stessa gelosia che si prova sapendo che non potrà mai essere completamente in proprio possesso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;  La Mazzucco racconta degli archivi visitati a Venezia per ambientare la storia nel Cinquecento rinascimentale, la fatica fatta per documentarsi e la facilità con cui si è innamorata della storia. In fondo, &lt;em&gt;«se i personaggi di un libro non mi commuovono, non mi toccano mentre scrivo, non mi interessa nemmeno scriverlo.»&lt;/em&gt; &lt;/p&gt;
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<title>L&apos;Urbanistica dei Messaggi</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1147</link>
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É uno sguardo molto particolare, sulla città, sugli spazi, sui segni che ci circondano tutti i giorni come caratteri a stampa, quello che &lt;strong&gt;Italo Lupi&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Ico Migliore&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Mara Servetto&lt;/strong&gt; cercano di spiegare al pubblico, arrivato come sempre numeroso al &lt;strong&gt;Teatro Bibiena&lt;/strong&gt;. Uno sguardo che sappia cogliere gli elementi significativi di una città e dargli voce, attraverso altri segni, altre forme, come una specie di sceneggiatura e insieme regia che interviene nei momenti più comunicativi e delicati che uno spazio urbano vive: gli eventi. Negli esempi di Lupi&amp;Co questi momenti hanno i nomi di Torino e delle sue Olimpiadi invernali, di Pavia e del suo Festival dei Saperi, ma anche di Mantova per questo nostro Festivaletteratura, per il quale questa squadra di impressionante efficacia e intelligenza non ha lesinato consigli. &lt;br&gt;
Qualche anno fa, nell&apos;ultima pagina di un bellissimo libro, Italo Calvino diceva che l&apos;inferno è quello che viviamo tutti i giorni e che due sono i modi per non soffrirne: «&lt;em&gt;Il primo riesce facile a molti: accettare l&apos;inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all&apos;inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio&lt;/em&gt;». Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto, con i loro lavori, fanno sicuramente parte della seconda categoria.
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<title>Nadine Gordimer</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1148</link>
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&lt;p&gt;Sono le 18 e 30 e &lt;strong&gt;Piazza Castello&lt;/strong&gt; è pervasa da un&apos;atmosfera di solenne attesa; è certo che qualcosa di straordinario sta per accadere. Il pubblico numerosissimo aspetta &lt;strong&gt;Nadine Gordimer&lt;/strong&gt;, premio Nobel per la letteratura nel 1991, con un silenzio ossequioso e rispettoso che accompagnerà l&apos;intero evento. La grande scrittrice sudafricana, classe 1923, arriva puntuale. È vestita in un lungo e austero abito nero, minuta, ha gesti misurati e composti, e malgrado l&apos;apparenza fragile incute un certo timore reverenziale. Non si perde in convenevoli, va subito al sodo e spiazza quando con dolcezza annuncia: «&lt;em&gt;ora vi leggerò, anche se è un po&apos; presto, una favola della buonanotte&lt;/em&gt;».&lt;br&gt;
  Inizia così la lettura completa del suo racconto breve intitolato &lt;em&gt;Beethoven era per un sedicesimo nero&lt;/em&gt;: storia del ribaltamento di un sentimento, della rivoluzione di un&apos;idea, di come oggi l&apos;essere nero, anche solo per un sedicesimo, possa essere motivo di forte orgoglio, al contrario di quanto accadeva nel periodo della segregazione razziale.&lt;br&gt;
  La sua voce è ferma e un po&apos; pungente e mentre legge sembra voler incidere le parole su una lastra di marmo così da renderle immortali. Gli spettatori sono attenti e seguono come bravi scolari la &lt;em&gt;lectio magistralis&lt;/em&gt; fino alla fine, quando si lasciano andare in un lungo applauso.&lt;br&gt;
  &lt;strong&gt;Peter Florence&lt;/strong&gt; poi, il direttore del festival letterario di &lt;em&gt;Hay-on-Wye &lt;/em&gt;(Galles), che ha seguito l&apos;amica di Nelson Mandela fino a qui, ne approfitta per interrogarla sui punti chiave della sua carriera di narratrice, sulla preferenza per la &lt;em&gt;short story&lt;/em&gt; e su come negli anni il processo di scrittura sia cambiato, si sia fatto forse più semplice. &lt;br&gt;
  Il racconto breve le arriva di solito già completo, risponde la Gordimer, &lt;em&gt;«è come un uovo con un guscio, un turlo e un albume&lt;/em&gt;». Richiede una forte disciplina, ti costringe a dire solo ciò che è necessario, a delineare un personaggio con poche pennellate perché non vi è spazio per la rielaborazione. «&lt;em&gt;Per questo&lt;/em&gt;», afferma con passione, «&lt;em&gt;è più simile alla poesia che al romanzo, è una forma letteraria estrema&lt;/em&gt;». La scrittura le è sempre risultata facile, è la sua vera voce, considerando che era solo una bambina quando scrisse la sua prima storia. &lt;br&gt;
  Da allora sono trascorsi quasi ottant&apos;anni, una vita intera regalata alle cause civili, alla lotta per l&apos;uguaglianza, alla letteratura. Un&apos;esistenza fatta anche di premi e di riconoscimenti, ma il senso di colpa è rimasto, «&lt;em&gt;macchia tutti quei bianchi che, pur avendo combattuto attivamente contro l&apos;apartheid, non possono lavare via l&apos;onta di aver avuto privilegi&lt;/em&gt;». Ed è per questo che la speranza sta nelle nuove generazioni, in quei giovani bianchi e neri che frequentano ora le stesse scuole, giocano insieme, a cui vengono finalmente concesse le stesse possibilità.&lt;/p&gt;
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<title>Petros Markaris con Paolo Zaccagnini</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1149</link>
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A chi non è capitato di ricevere visite spiacevoli? Persone non gradite, che si ripresentano di giorno in giorno alla tua porta ignorando i rifiuti. Così il commissario &lt;strong&gt;Kostas Charìtos&lt;/strong&gt; si è presentato al suo autore, &lt;strong&gt;Petros Markaris&lt;/strong&gt;, costringendolo a scrivere di lui e dando vita a ad una serie di romanzi polizieschi di indiscusso successo. &lt;br&gt;
L&apos;autore, nel suo dialogo con il giornalista &lt;strong&gt;Paolo Zaccagnini&lt;/strong&gt;, ci descrive alcune delle componenti fondamentali dei suoi romanzi. Dall&apos;intreccio della trama poliziesca, con esilaranti scene di vita familiare, alla forte componente cinematografica, che ritrae tutte le storie in un&apos;Atena caotica e rumorosa. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
In questi romanzi, ci dice Markaris, si sviluppa una &quot;storia nella storia&quot; alla pari di quello che succede nella vita reale, dove ogni giorno il lavoro lascia posto alla famiglia una volta varcata la porta di casa. &lt;br&gt;
Edgar Wallace, Andrea Camilleri, Jean Claude Izzo sono gli autori a cui si ispira. Autori che usano lo spazio e la città come protagonisti del racconto e che, come nel caso di Camilleri, sanno inserire humor e un messaggio politico/sociale al suo interno.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Questo piacevole dialogo si chiude con una domanda sui motivi del successo di Kostas Charìtos all&apos;estero. Grazie a lui, infatti, si può apprezzare un&apos;altra faccia della Grecia, che non sia la Grecia classica o quella degli villaggi turistici. Ma il successo, una volta che arriva, si gode e non si analizza, come alla fine ci insegna Markaris.
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<title>Omaggio ad Amelia Rosselli</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1150</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Amelia Rosselli&lt;/strong&gt; nasce a Parigi nel 1930. Nel &apos;37, il padre Carlo e il fratello di lui, Nello, ebrei ed eroi della Resistenza Europea che avevano fondato il movimento &amp;quot;G&lt;em&gt;iustizia e libertà&lt;/em&gt;&amp;quot;, vengono barbaramente uccisi da un gruppo francese di estrema destra, forse per ordine dello stesso Galeazzo Ciano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Questo evento la segna profondamente e per tutta la vita lei sarà costantemente alla ricerca di una figura paterna, di un maestro; avrà profonde relazioni di amicizia con un gran numero di letterati e uomini di cultura, spesso conclusisi tragicamente, come succederà con Pier Paolo Pasolini, che per primo aveva scoperto il suo talento e l&apos;aveva aiutata a pubblicare il suo libro, &lt;em&gt;Primi scritti.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Naturalmente elegante, fisico longilineo, mani volatili, occhi grigi che guardavano sempre oltre, voce profonda e cantilenante. Questo il ritratto che &lt;strong&gt;Daniela Attanasio&lt;/strong&gt;, poetessa, traduttrice e critico letterario, ci ha dato di Amelia Rosselli oggi, per passare subito dopo alla descrizione dell&apos;opera della stessa. Nella sua poesia c&apos;è la figura del maestro, punto di riferimento sempre cercato, ma anche la tematica amorosa, l&apos;ironia, il contrasto definito &amp;quot;sismico&amp;quot; di mille suggestioni che cozzano fra loro, cantilena e musica, eppure anti-lirismo per definizione. La voce di &lt;strong&gt;Barbara De Gabrielis&lt;/strong&gt;, dunque, ci ha condotti nella dimensione elevata e solitaria dell&apos;autrice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  A condividere con noi il suo ricordo della persona, della donna, è stata, invece, &lt;strong&gt;Maria Clelia Cardona&lt;/strong&gt;, poetessa, scrittrice, critico letterario e amica intima di Amelia Rosselli. Una vita non facile, costellata dalla perdita di persone care, ma che, nonostante tutto, non le ha mai tolto la tensione amorosa verso gli altri, non ha minato il suo coraggio e la sua combattività.&lt;/p&gt;
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<title>Laboratorio di Masayo Ave</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1151</link>
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&lt;strong&gt;Masayo Ave&lt;/strong&gt;, laureata in architettura e grande innovatrice nel campo del design, vi condurrà in un nuovo, affascinante laboratorio agli eventi &lt;strong&gt;88&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;151&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;192&lt;/strong&gt; presso &lt;strong&gt;Palazzo Plattis, &lt;/strong&gt;dove esplorerete un mondo incantato fatto di fiori, rami, foglie e magia. In un&apos;atmosfera avvolgente creata da nebbia e luce, tipicamente in stile mantovano, l&apos;artista giapponese unisce la sua professionalità e la sua competenza alla fantasia del pubblico, coinvolgendo tutti in un&apos;attività che proseguirà anche una volta finiti gli eventi. Dopo le &lt;strong&gt;20:00 di venerdì 11&lt;/strong&gt;, infatti, sarà possibile consultare e divertirsi con l&apos;&lt;strong&gt;installazione&lt;/strong&gt; prodotta dalla stessa Masayo Ave nell&apos;evento 88 prima, e in seguito con gli eventi 151 e 192. Un appuntamento sempre disponibile che vi rallegrerà la serata! 
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<title>La pietra e la pazienza</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1153</link>
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&lt;p&gt;In Afghanistan tutti conoscono la pietra della pazienza. Si tratta di una di quelle credenze che vivono spaccate tra  mito e realtà: talmente reali da andare oltre la realtà, talmente mitiche da non esserlo più. La pietra della pazienza esiste, tutti lo sanno. Si racconta che sia una pietra magica alla quale le persone raccontano le tristezze  più profonde ed i dolori più nascosti . La pietra ascolta ed ascolta. Le persone raccontano e raccontano. I più intimi segreti, i giorni più duri, le paure più nere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Ma un giorno la pietra esplode, così, improvvisamente. &lt;br&gt;
  E senza ragioni la persona è liberata dal peso di tutte le sofferenze e si ritrova libera da ogni tristezza. Questa è, in breve, la storia della pietra della pazienza e in Afghanistan, dicevo, tutti la conoscono.&lt;br&gt;
  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo è anche il titolo dell&apos;ultimo libro di &lt;strong&gt;Etiq Rahimi&lt;/strong&gt;, premio &lt;strong&gt;Goncourt 2008&lt;/strong&gt;. La storia di un uomo che ha ucciso la propria moglie e che, non sopportando più il peso di tale colpa, si è iniettato della benzina nelle vene. Si ritrova così in coma, fermo ed inerte sul letto di una anonima stanza d&apos;ospedale. &lt;br&gt;
  In &lt;strong&gt;Afghanistan&lt;/strong&gt;, lo si sa, la libertà di espressione e il diritto alla parola non più essere accordato a chiunque. Il dialogo è spesso tranciato e la comunicazione mutilata. &lt;br&gt;
  Alla pietra della pazienza invece si può dire tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;br&gt;
  Può essere qualsiasi cosa, esistere ovunque, in chiunque. Anche in un uomo malato, o in coma, all&apos;ospedale. Ed è così che quell&apos;uomo che ha  falciato di gelosia la vita della propria donna e che le ha murato la parola, diviene l&apos;occasione di essere pietra. In una stanza dell&apos;ospedale la moglie riappare e confida e  parla e  dice e si esprime, come mai sarebbe stato possibile. Perché l&apos;Afghanistan è un paese di guerra e di rabbia da trent&apos;anni. Anche se tutti conoscono la Piera della pazienza, da sempre.&lt;br&gt;
  Il dialogo prima strappato si ricuce magicamente in quella stanza, in quella coppia, tra un uomo in coma ed una donna che non è più. E la moglie rivede nel marito una pietra, stravolgendo ogni rapporto di gerarchia: parlando, raccontando, pensando, desiderando.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Si raggiunge così una sottile emancipazione che è anche una elegante dichiarazione di poetica: &amp;quot;&lt;em&gt;La letteratura è dare voce alle persone che non ne hanno&lt;/em&gt;&amp;quot;. Allora l&apos;Afghanistan è un paese estremamente assetato di letteratura, di voce di parole e di bocche. Ma in fondo chi ne ha veramente? L&apos;uomo? La donna? La pietra? &lt;br&gt;
  Forse nessuno e quindi la letteratura è dappertutto, insegna Rahimi. Perché in un paese in cui  è difficile essere donna è anche duro essere uomo e tagliare la parola significa non avere parole. Ma tutto conoscono la storia della pietra della pazienza. Tutti parlano, confidano ed aspettando che esploda. Per sentirsi un giorno liberi completamente.&lt;/p&gt;
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<title>Con i soldi degli altri</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1155</link>
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&lt;p&gt;La crisi finanziaria è un argomento che ci tocca da vicino. Si avverte, tra il pubblico presente nel &lt;strong&gt;Palazzo di San Sebastiano&lt;/strong&gt;, la febbrile attesa di una risposta che possa in qualche modo tranquillizzarci tutti. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;autore del libro &lt;em&gt;Con i soldi degli altri&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Luciano Gallino&lt;/strong&gt; presenta in modo puntuale l&apos;attuale situazione mondiale, in cui la finanza, invece di servire l&apos;economia, ne è diventata il padrone. Gli investimenti, infatti, hanno solo finalità speculativa e non sono indirizzati al miglioramento di beni e servizi. La crisi ha accentuato il divario tra ricchi e poveri, ha aumentato la mortalità infantile nei paesi già disagiati, ha causato la perdita di lavoro e di identità alle persone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gallino offre due possibili direzioni per dare una svolta decisiva, ed entrambe richiamano al senso di responsabilità sia del singolo investitore che della politica. Ognuno di noi deve preoccuparsi di conoscere l&apos;intera filiera della società su cui investe. Capita spesso che stimate società abbiano poi sussidiarie che producono cluster bomb. Dall&apos;altra parte c&apos;è la politica che deve proporre leggi capaci di dare una nuova direzione alla finanza e all&apos;economia. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Gallino, crescita non può voler dire solo aumento del superfluo, ma equa distribuzione delle risorse e modernizzazione delle infrastrutture. Al momento delle domande del pubblico, il giornalista &lt;strong&gt;De Biase&lt;/strong&gt; fa da moderatore cogliendo una certa insoddisfazione da parte di un pubblico che forse si aspettava delle risposte più concrete. Il richiamo alla responsabilità personale sembra sempre poca cosa rispetto ai problemi del mondo. La crisi, dice il giornalista, può essere invece un&apos;ottima possibilità per ripensare a come affrontare ogni cosa in modo diverso.&lt;/p&gt;
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<title>Fay Weldon con Caterina Soffici</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1156</link>
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&lt;p&gt;Curiosamente, in Inghilterra, &lt;strong&gt;Fay Weldon&lt;/strong&gt; divenne popolarissima dopo aver inventato, come pubblicitaria, lo slogan &amp;quot;&lt;em&gt;Go to work on an egg&lt;/em&gt;&amp;quot; (ovvero &quot;&lt;em&gt;Va a lavorare su un uovo&lt;/em&gt;&quot;) che assolutamente non significava nulla. La sua produzione letteraria invece, significò tantissimo: scrisse moltissimi libri (tra cui uno che diventò anche un famoso film, &lt;em&gt;She Devil&lt;/em&gt;) e soprattutto fece della battaglia per i diritti delle donne il tema centrale di tutta la sua vita. Questo impegno evidentemente ha avuto eco anche in Italia, se è vero che poco prima dell&apos;inizio dell&apos;incontro, alla scrittrice inglese è stato consegnata una tesi scritta proprio su di lei da una giovane laureata italiana. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La grande sensibilità e intelligenza di &lt;strong&gt;Fay Weldon&lt;/strong&gt; l&apos;hanno portata nel tempo a maturare e a modificare gli obiettivi delle rivendicazioni femministe degli anni &apos;70, attirandosi molte volte le ire delle femministe stesse, senza comunque mai disconoscerle. La lotta di quegli anni, infatti, ha permesso che le donne si liberassero dai vincoli e dai pregiudizi che avevano tolto loro, in pratica, la libertà di scegliere autonomamente del proprio destino. Questo era il vero scopo della causa: poter permettere alla donna di scegliere, avere la libertà di decidere. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Certamente ci sono difficoltà e molti obiettivi ancora da superare e raggiungere. Tuttavia, la donna ora non deve dimenticare che la libertà di scelta non significa solo poter lavorare o non avere figli. Esistono anche donne che vorrebbero non lavorare, vorrebbero avere figli o costruirsi una famiglia. Non per niente l&apos;autrice stessa è madre di ben quattro figli maschi. Inoltre si può arrivare ad un momento della vita in cui ci si può rendere conto che l&apos;entusiasmo giovanile o la carriera non sono tutto. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sicuramente questo non è arrendersi al vecchio ruolo della donna. In più, anche gli uomini sono cambiati. Non sono più tremendi &amp;quot;squali&amp;quot; come negli anni &apos;80. Adesso, proprio perché si è liberi, è possibile vivere bene insieme, in coppia. L&apos;equilibrio è quindi la risposta: la libertà deve essere usata per riuscire a trovare la propria via. Non è sicuramente facile questo compito e le decisioni da prendere, soprattutto per le donne, sono davvero pesanti e impegnative, basti pensare al ricorso alla pillola o all&apos;aborto, che non sono scelte così facili come sembra agli uomini. Ma l&apos;importante è che le donne adesso possono finalmente prendere la propria vita fra le mani.&lt;/p&gt;
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<title>L&apos;amore necessario</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1157</link>
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&lt;p&gt;Cosa significa avere in famiglia una persona disabile? Impossibile farlo capire a chi questa esperienza non l&apos;ha mai vissuta, sprofondato nel proprio mondo di &quot;normalità&quot;, in cui la persona &quot;fragile&quot; crea sgomento e totale impreparazione nel saperla accogliere e rapportarsi con lei.&lt;br&gt;
  A questo proposito hanno condiviso con noi le loro esperienze &lt;strong&gt;Clara Sereni&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Valeria Di Napoli&lt;/strong&gt;, in arte e sul web &lt;strong&gt;Pulsatilla&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di Clara Sereni è da poco uscito un libro,&lt;em&gt; Amore caro&lt;/em&gt;, in cui personaggi famosi del mondo dello spettacolo, del giornalismo, della letteratura, si sono messi a nudo e hanno raccontato della loro convivenza con familiari malati mentali, o dei loro stessi problemi, esprimendosi attraverso il genere più intimo e personale, la lettera.  La raccolta parla soprattutto di coppie con figli disabili, come nel caso della stessa autrice, e dei meccanismi che scattano all&apos;interno della famiglia: genitori che non riescono ad affrontare insieme la situazione, la paura del distacco dai figli, la difficoltà di riuscire a lasciarli vivere e sperimentare il mondo, quando non si vorrebbe altro che tenerli avvinti a sé, proteggerli da qualsiasi realtà che non sia quella della casa e della famiglia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel caso di Pulsatilla, che pure ha fornito il suo apporto alla raccolta di Clara Sereni, la situazione è ribaltata: una figlia normale, obbligata a crescere in fretta, a causa del divorzio dei genitori e della malattia mentale del padre. Anche in questo caso le viene chiesto di raccontare la parte più intima, quella sofferenza profonda con la quale ormai ha imparato a convivere; per lei la cosa più importante è dire sempre la verità. &quot;Più che libri belli e libri brutti, esistono libri onesti o disonesti&quot;, dice, e ci fa capire molto del ruolo fondamentale che attribuisce alla scrittura, e in particolare alla scrittura sincera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Qualcuno interviene dal pubblico portando la propria esperienza, con amarezza. Le persone fragili, infatti non sono integrate, avrebbe bisogno di un spazio per potersi integrare con le persone normali - come queste avrebbero necessità di imparare a rapportarsi con loro- e non di stare segregati fra altri disabili. Pulsatilla e Clara danno ragione, &quot;le barriere architettoniche esistono, è vero. Ma più che altro le barriere le abbiamo in testa&quot;.&lt;br&gt;
  I proventi del libro &lt;em&gt;Amore caro, a filo doppio con persone fragili&lt;/em&gt;, a cura di Clara Sereni, saranno devoluti alla Fondazione La città del sole,  Onlus che si occupa di integrazione per le persone con problemi mentali gravi e medio-gravi.&lt;/p&gt;
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<title>Donne delle Sacre Scritture</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1158</link>
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&lt;p&gt;Il cortile della &lt;strong&gt;Cavallerizza&lt;/strong&gt; è letteralmente invaso da un pubblico brulicante che invade ogni spazio, davanti, a lato, addirittura dietro il palco. Tutti gli occhi di questo pubblico variegato e multicolore, il cui primo attributo è il silenzio ammaliato, sono fissi sul volto magro e segnato di &lt;strong&gt;Erri De Luca&lt;/strong&gt;, che ripercorre, con la malia che caratterizza le migliori narrazioni, il libro dei libri, il più grande bestseller della letteratura di ogni tempo, le &lt;em&gt;Sacre Scritture&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo fiume di parole, interrotto solamente, di tanto in tanto, dai piccoli sorsi d&apos;acqua con cui dà sollievo alla sua gola, attraversa il libro sacro e lo setaccia, e come i cercatori d&apos;oro sperduti nella neve del Klondike, ne trae piccole pagliuzze dorate, che brillano della luce affascinante della bellezza. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono le figure e le storie, normalmente dimenticate, delle donne, figure centrali di un monoteismo che nella vulgata delle sue differenti versioni, ebraica, cristiana e islamica, sembrerebbe dimenticare la loro importanza. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&apos; strano, ma è proprio dalla bocca di un non credente, di un uomo che non crede ma che ammette la possibilità di essere in errore, è proprio da lui, dalle sue parole che questa grande famiglia di religioni contigue ritrova la sua sacra ispirazione: l&apos;amore per la donna, la centralità di quest&apos;essere supremo, baricentro di ognuna delle azioni di noi uomini, noi che per queste creature di &lt;strong&gt;intangibile bellezza&lt;/strong&gt;, nel corso della storia, abbiamo ucciso, massacrato, sparso sangue, ma anche inventato, creato, vinto le nostre paure.&lt;/p&gt;
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<title>La saga Familiare</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1159</link>
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&lt;p&gt;«Gli imperi imprigionano i loro dominatori quanto i loro sudditi»: con George Orwell, &lt;strong&gt;Amitav Ghosh &lt;/strong&gt;giudica l&apos;esperienza coloniale inglese, come incipit di uno sguardo enciclopedico sul mondo e in particolare sull&apos;uomo. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I protagonisti dei suoi romanzi inseguono utopie e intraprendono ricerche estreme, dai margini del Sahara algerino, al Brasile, al Perù. Dalle conquiste coloniali alle conquiste scientifiche, &lt;em&gt;Cromosoma Calcutta&lt;/em&gt; sembra racchiudere il cuore della sua testimonianza indiana: una scoperta apparentemente inspiegabile che cela una lontana verità, tramandatasi di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Ma cosa nasconde il cromosoma Calcutta? E&apos; davvero la chiave di volta dell&apos;intero DNA umano? Che dovrebbe renderci immortali come gli dei?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ghosh ci propone viaggi terribili e affascinanti, storici e antropologici, tra i meandri della&lt;strong&gt; personalità umana&lt;/strong&gt; e dei suoi desideri. Così, con altrettanta convinzione con cui conduce i suoi romanzi, può additare a ogni comunità imperialistica il desiderio di una via di fuga dalla prigione del potere assoluto. Americano o inglese, occidentale o orientale, l&apos;uomo che conquista è un uomo che schiavizza, l&apos;altro come se stesso.&lt;/p&gt;

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<title>Claude Lanzmann con Luciano Minerva</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1160</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Claude Lanzmann&lt;/strong&gt; è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese, nonché una delle figure d&apos;eccezione della cultura del nostro tempo. Fedele sostenitore di Israele, partecipò attivamente alla Resistenza e fu partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Una volta completati gli studi di filosofia, divenne docente di Letteratura francese e Filosofia all&apos;Università di Berlino, dove comincia a stringere una forte amicizia con Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Il loro legame non fu soltanto affettivo; Lanzmann, infatti, cominciò anche a scrivere per la loro rivista &lt;em&gt;Les temps modernes&lt;/em&gt;, di cui oggi è diventato direttore. &lt;br /&gt;
Nel 1970 si consacrò definitivamente al cinema con il film &lt;em&gt;Pourquoi Israel&lt;/em&gt;, con l&apos;intento di spiegare come un accanito sostenitore dell&apos;anticolonialismo come lui, possa anche desiderare la sopravvivenza di Isreale.&lt;br /&gt;
Il film che lo rende celebre in tutto il mondo è &lt;em&gt;Shoah&lt;/em&gt;, della durata di nove ore e mezza e considerato in tutti i sensi un film fondamentale.&lt;br /&gt;
Recentemente, Lanzmann ha offerto una rilettura della stagione che va dal dopoguerr ad oggi attraverso la propria autobiografia, &lt;em&gt;Le lièvre de Patagonie&lt;/em&gt;, che è tutto fuorché un&apos;autobiografia convenzionale; un racconto straripante, come del resto lo era il film &lt;em&gt;Shoah&lt;/em&gt;, in cui l&apos;autore - come ha scritto &lt;strong&gt;Bernard-Henry Levi&lt;/strong&gt; - si racconta &quot;battagliero e allegro. Litigioso e brillante. Certamente pessimista (...), ma nello stesso tempo gioioso (...), infine, libero. Prodigiosamente libero. Di una libertà della quale, nei decenni di piombo di cui ci offre, strada facendo, la sua lettura sovrana, non si scorgono tanti altri casi&quot;. Lo incontra il giornalista &lt;strong&gt;Luciano Minerva&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;


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<title>Pieni di Energia?</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1161</link>
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La terra è una astronave che viaggia a 29 chilometri al secondo. Questa è la metafora che &lt;strong&gt;Vincenzo Balzani&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Nicola Armaroli&lt;/strong&gt; propongono nel loro libro &lt;em&gt;Energia per l&apos;astronave Terra&lt;/em&gt;, e che hanno riproposto insieme a &lt;strong&gt;Patrizio Roversi&lt;/strong&gt; nella &lt;strong&gt;cappella del Palazzo del Mago&lt;/strong&gt; alle 11:15. I ragazzi presenti hanno capito subito: il mondo consuma un milione di barili di petrolio al secondo, mentre basterebbe solo un&apos;ora di sole per darci tutta l&apos;energia necessaria per un anno intero. E il sole non si spegnerà, almeno nei prossimi 4 miliardi di anni. «&lt;em&gt;Ma io ho sentito alla tv che il mondo finirà nel 2012&lt;/em&gt;», è la prima domanda che pongono i piccoli. «&lt;em&gt;Nessuna base scientifica&lt;/em&gt; - risponde Armaroli - &lt;em&gt;nel 2013 saremo di nuovo qui al Festival di Mantova»&lt;/em&gt;. Per chi non può aspettare, oggi alle 17.00 l&apos;argomento verrà ripreso al teatro Ariston. E sapete quante persone dovrebbero pedalare per accendere una tv? Almeno due o tre. Quindici per la lavastoviglie, più di mille per un&apos;automobile e tutta Milano per far decollare un aereo. Certo, il futuro della terra dipenderà dalle energie rinnovabili, che indirettamente provengono tutte dal sole. E noi, che cosa possiamo fare? Usare meno la macchina (ce ne sono più di 600 ogni 1000 italiani), installare un pannello solare (durano almeno 30 anni) e spegnere le lucine degli standby (che sono 10% del nostro consumo). Sembra facile, ma, come ha detto Balzani, farlo capire ai politici a volte è più difficile che farlo capire ai ragazzi.
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<title>Elvira Dones</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1162</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Elvira Dones&lt;/strong&gt; è una combattiva.&lt;br&gt;
  Da bambina cresce negli agi di una famiglia vicina al regime comunista di &lt;strong&gt;Enver Hoxha&lt;/strong&gt; e sceglie di usare questo vantaggio per studiare l&apos; italiano. È anche lei, come i suoi connazionali, affascinata dall&apos;Italia, una nazione che vede solo tracciata dalle immagini ingannevoli delle pubblicità che le pervengono dalla TV. Capisce presto di voler uscire da quell&apos;asfissiante gabbia. Approfitta presto di un viaggio per fuggire; una scelta non certo facile, dato che l&apos;abbandono del suo paese coincide con l&apos;abbandono di quello che era allora il suo unico figlio. Il prezzo che paga per l&apos;esilio è altissimo. Condannata perchè dissidente, vede addirittura la sua identità annullata. Scopre poco tempo fa infatti che nei registri dell&apos;anagrafe di Tirana non vi è traccia di lei: Elvira Dones non è mai nata, non esiste. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vive in Svizzera per due anni, ancora una volta &quot;prigioniera&quot; a causa del suo status di rifugiata politica e successivamente si trasferisce negli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I suoi libri, che scrive a volte in italiano, altre in albanese o in inglese, sono la traccia di questa vita avventurosa, una testimonianza del grande amore per la sua terra e per la libertà.&lt;br&gt;
  &lt;br&gt;
  Si muove comondamente tra diversi generi: il giornalismo investigativo, il documentario televisivo e il romanzo di fiction. Ne &lt;em&gt;Il sole bruciato&lt;/em&gt; racconta di quella parte di Albania che, caduta la dittatura, si riversa in Italia con il desiderio avido e spregiudicato di fare soldi facili sfruttando la prostituzione delle sue stesse donne. Un libro dedicato a queste vittime quindi, ma che narra anche del &quot;male&quot;, del sogno albanese «&lt;em&gt;sgretolatosi sulle strade d&apos;Europa&lt;/em&gt;», di quegli uomini che hanno cercato la loro identità in una folle e spietata rivendicazione di supremazia sugli altri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;«&lt;em&gt;Oggi le cose sono cambiate&lt;/em&gt;» dice, «&lt;em&gt;le nostre donne non sono più naïve, non si fanno più raggirare. Mentre quelli che anni fa erano dei magnaccia sono ora magnati dell&apos;edilizia albanese, con figli che si laureano alla Statale di Roma o alla Bocconi di Milano&lt;/em&gt;». La Dones vuole però anche ricordare i connazionali che, continuando a lavorare onestamente senza farsi abbagliare dal miraggio del consumismo, si sono guadagnati un posto di rispetto nella società.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È grazie al genere letterario che, conclude, riesce a denunciare, ma soprattutto a capire cosa c&apos;è dietro all&apos;agire di chi finisce alla deriva. E capire è fondamentale, perché solo così si potrà evitare il reiterarsi di queste tragedie.&lt;/p&gt;
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<title>New York negli occhi</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1163</link>
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&lt;p&gt;«&lt;em&gt;If you make it in New York, you&apos;ll make it everywhere&lt;/em&gt;» - «&lt;em&gt;Se ce la fai a NY, ce la fai ovunque&lt;/em&gt;».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Era una città difficile e pericolosa quella in cui è arrivato ventenne &lt;strong&gt;Enrico Franceschini&lt;/strong&gt;, partito senza soldi, senza nessun punto di contatto e sapendo una sola frase in inglese «&lt;em&gt;The cat is not on the table, the cat is under the table&lt;/em&gt;». Ma come racconta nel suo ultimo libro biografico &lt;em&gt;Voglio l&apos;America&lt;/em&gt;, Franceschini è riuscito a coronare il suo sogno diventando giornalista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella tensostruttura di piazza Sordello, Venerdì alle 19.30, nello spazio &lt;strong&gt;SCINTILLE&lt;/strong&gt;, Enrico Franceschini e &lt;strong&gt;Bruno Cartosio&lt;/strong&gt; intrattengono il pubbico, sempre numerosissimo, con aneddoti, esperienze e analisi della realtà culturale e di immigrazione che era ed è New York. Cartosio, autore di New York e il moderno, racconta come NY sia un laboratorio che offre la possibilità di fare un cambio sociale. Trent&apos;anni fa era costituita dall&apos;85% di immigrati di cui gli Italiani erano il terzo gruppo più numeroso. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi italiani, irlandesi e tedeschi sono stati sostituiti da gruppi che dividono la città nelle zone cinesi, coreane, portoricane etc. Una persona del pubblico, ricordando come oggi ricorra l&apos;anniversario del fatidico &lt;strong&gt;9/11&lt;/strong&gt;, chiede come sia cambiata la città. Cartosio risponde che quando si atterra a Newark, costeggiando lo Hudson nella discesa verso l&apos;aeroporto, guardando lo skyline ci si accorge che manca un punto di riferimento.&lt;/p&gt;
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<title>In viaggio contromano</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1164</link>
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&lt;p&gt;Assistere ad un evento moderato da &lt;strong&gt;Patrizio Roversi &lt;/strong&gt;e scompisciarsi dalle risate non può certo essere una sorpresa per il frequentatore abituale di &lt;strong&gt;Festivaletteratura&lt;/strong&gt;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma se dalla voce del turista più famoso d&apos;Italia, tremendamente emiliana, riecheggiano le frasi scoppiettanti di uno degli scrittori dall&apos;umorismo più ispirato degli ultimi anni, &lt;strong&gt;Micheal Zandoorian&lt;/strong&gt;, la serata esplode, come la santabarbara di un galeone in fiamme.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Difatti il pubblico fa appena in tempo a sedersi, giusto pochi istanti, e il &lt;strong&gt;Palazzo San Sebastiano &lt;/strong&gt;trema per gli applausi, per le rutilanti risate inarrestabili, sia del pubblico, sia dello stesso Zandoorian, all&apos;inizio esterrefatto poi assolutamente contagiato dall&apos;insostenibile leggerezza dell&apos;umorismo del barbuto emiliano nato a Mantova.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non mancano poi i punti di paradossale inversione dei campi, inversioni che hanno i volti divertiti di una signora americana, incredula quando Roversi la mette al centro del dibattito per due minuti, rigirandole la domanda; oppure l&apos;emiliano anglofono che, azzardando i suoi quesiti in inglese, crea un cortocircuito fenomenale di traduzioni, incertezze e malcomprensioni. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma dura un attimo, perché, in un battere di ciglia, una risata delle dimensioni della folla seppellisce tutta la pesantezza del mondo in un mare di endorfina.&lt;/p&gt;
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<title>Il mondo che verrà secondo Obama</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1165</link>
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&lt;p&gt;Durante la mezz&apos;ora a lui dedicata &lt;strong&gt;Pino Buongiorno&lt;/strong&gt;,vicedirettore di &lt;em&gt;Panorama&lt;/em&gt;, parla del suo nuovo libro &lt;em&gt;Il mondo che verrà. Idee e proposte per il dopo G8&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro, che tratta dei problemi del ventunesimo secolo, è un&apos;antologia di interventi e interviste  fatte ai leader e agli esperti della terra che dicono la loro sulle grandi questioni quali i problemi dell&apos;ambiente, la crisi dell&apos;economia, le guerre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pino Buongiorno parla del suo libro come di un libro, non da leggere tutto d&apos;un fiato, ma come di un volume da consultare a seconda delle necessità.&lt;br&gt;
  L&apos;autore, che ha risposto in modo chiaro e coinciso alle domande del pubblico, ha definito la sua opera &quot;una fotografia dello stato del mondo&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;incontro è stato decisamente utile per comprendere meglio ciò che si legge quando si apre un giornale.&lt;/p&gt;
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<title>L&apos;Inquieta speranza della Parola</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1166</link>
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Un numeroso pubblico è venuto ad accogliere per il secondo anno consecutivo &lt;strong&gt;Ezio Raimondi&lt;/strong&gt;, questa volta nella &lt;strong&gt;Chiesa di San Maurizio&lt;/strong&gt;.&lt;br&gt;
«&lt;em&gt;Il professore&lt;/em&gt;» esordisce &lt;strong&gt;Elia Malagò&lt;/strong&gt;, «&lt;em&gt;fino a dieci minuti fa, ancora si stava chiedendo se valesse la pena ripetere l&apos;incontro&lt;/em&gt;», ma l&apos;affluenza all&apos;evento sembra averlo convinto.&lt;br&gt;
Il tema principale è relativo al saggio di Raimondi &lt;em&gt;Il senso della letteratura&lt;/em&gt; e lo scopo della sua lezione è proprio questo: raccontare come e a cosa serve leggere e rileggere un testo, in quanto un&apos;opera letteraria è una riserva di senso, un serbatoio da cui non si finisce mai di attingere, e molte volte è la rilettura stessa che decide il significato di un testo.&lt;br&gt;
Non manca, ovviamente, un importante riferimento al lettore, che per essere davvero tale deve essere attivo e collaborativo, entrare in contatto con il testo e instaurarvi un rapporto profondo, portare nell&apos;opera le sue esperienze ma allo stesso tempo interrogarsi grazie ad essa.&lt;br&gt;
Un rapporto, insomma, di reciproco scambio tra opera letta e lettore; ma attenzione perché, ricorda Raimondi, «i libri sono tutti possibilità di esperienza, non dogmi o verità rivelate».&lt;br&gt;
Dopo questa prima parte di discorso generale, il professore si dedica ad un&apos;opera in particolare: &lt;em&gt;Fuoco Pallido&lt;/em&gt; di Vladimir Nabokov. Ne parla perché, coerentemente con il tema dell&apos;evento, in questo romanzo il lettore viene a trovarsi in una continua sfida, in un gioco di specchi in cui immaginazione e mondo reale si confondono.&lt;br&gt;
Due minuti di applausi per Raimondi che, in una lunga ma intensa lezione, riesce ancora una volta ad avvicinare il suo pubblico ai misteri delle opere letterarie e, soprattutto, della lettura.
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<title>Design Come Opera d&apos;Arte</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1167</link>
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14,45 al &lt;strong&gt;teatro Bibiena&lt;/strong&gt;. &amp;quot;Design come opera aperta&amp;quot; è il titolo dell&apos;incontro tra &lt;strong&gt;Beppe Finessi&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Alfredo Häberli&lt;/strong&gt;. Architetto, critico e ricercatore il primo, designer svizzero-argentino il secondo. I tratti caratteristici delle creazioni di Häberli consistono nella raffinata proporzione delle dimensioni, nel controllo e nella cura del segno. Sua è la tendenza ad unire un importante lavoro sui materiali alle profonde conoscenze tecniche, il tutto senza dimenticare l&apos;impatto del colore. Colore che si fa attraverso le forme, che modella ad ogni singolo oggetto. Infine c&apos;è l&apos;innovazione, che caratterizza la maggior parte delle soluzioni da lui sperimentate. Il divano Wing, per Edra, 1999, vive sulla soglia più immaginata che immaginaria tra un letto ed una scrivania, oppure la cucina Kitchent, per skifini 2008, che unisce la tradizione di un serbatoio d&apos;acqua visibile all&apos;innovazione di alcune lampade mobili ed aspiranti. O ancora gli allestimenti per le boutiques Camper, eleganti e ludici allo stesso tempo. La visione pratica e funzionale della struttura unita allo sguardo poetico delle sue realizzazioni, fanno della produzione di Alfredo Häberli un&apos;opera aperta.&lt;br&gt;
Aperta perché il designer crea dall&apos;anima, ma i suoi oggetti vendono e funzionano; perché non si adatta alle imposizioni del mercato ma cerca piuttosto un&apos;attenta sintonizzazione; perché risente di una dinamica della bellezza in ogni momento del  suo sistema di oggetti: dalla concezione alla realizzazione, dal posizionamento all&apos;effetto sul pubblico; aperta perché è la pratica di un designer che non si nasconde dietro una definizione unica od un tratto caratteristico, ma in un modus creandi che è anche un modus vivendi, e come tale vario, continuativo, evolutivo ed inventivo. &lt;br&gt;
Forse risulta ancor più facile capirlo ripensando alle sue parole ed alla frase che sempre ama ripetere: «&lt;em&gt;Osservare è la migliore maniera di pensare!&lt;/em&gt;». &lt;br&gt;
Se una costante esiste in Häberli allora si parla della forma. &lt;br&gt;
«&lt;em&gt;Creavo oggetti funzionali e ricchi&lt;/em&gt;», dice «&lt;em&gt;Poi arrivo in Italia, li mostro e mi dicono: no, non sono belli!&lt;/em&gt;»&lt;br&gt;
«&lt;em&gt;Ma hanno tutto, porte, scaffali spazio...&lt;/em&gt;»&lt;br&gt;
«&lt;em&gt;No, non sono belli&lt;/em&gt;»&lt;br&gt;
«&lt;em&gt;Ma vende, non è caro, è pratico!&lt;/em&gt;»&lt;br&gt;
«&lt;em&gt;No, non sono belli&lt;/em&gt;».&lt;br&gt;
«&lt;em&gt;In Italia ho imparato la forma della bellezza&lt;/em&gt;». Ecco cos&apos;altro è la sua apertura. 
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<title>Libro parlato</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1168</link>
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&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;Da nove anni il gazebo del Centro Internazionale del Libro Parlato A.Sernagiotto di Feltre è un punto di riferimento per i frequentatori  abituali del Festivaletteratura e da alcune edizioni pare abbia messo le radici fra i sassi di Piazza Sordello.  &lt;br&gt;&lt;br&gt;

Anche quest&apos;anno lo spazio di fronte al gazebo sarà aperto a tutti, dove si alterneranno i lettori/donatori di voce, provenienti da varie città, nella lettura di brani di autori italiani e stranieri, garantendo, condizioni atmosferiche permettendo, 
un non stop, a partire da giovedì pomeriggio 10 fino a domenica mattina 13 settembre 2009. Il programma, che sarà esposto giornalmente ai lati del gazebo, prevede fra l&apos;altro venerdì alle 18 Eros Zecchini e il suo gruppo di Bassano del Grappa con poesie per tutte le età, sabato mattina alle 10 letture animate per bambini tenute da Roberta Garlatti, scrittrice e illustratrice di libri per l&apos;infanzia con il gruppo di San Vito al Tagliamento, sabato pomeriggio e sera dalle 18 rassegna 
del racconto umoristico e grottesco proposta dal gruppo di Bologna coordinato da Marzio Bossi e domenica mattina un mix di noir presentato dal gruppo di Cremona. 
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ricordo che presso la Biblioteca Comunale - Centro Baratta è attivo da tempo il prestito di 750 audiolibri in formato digitale Mp3 forniti dal Libro Parlato di Feltre. I titoli sul sito della biblioteca. Anche il Centro per i problemi dell&apos;anziano-Università della Terza Età mette a disposizione dei propri soci il prestito di audiolibri in forza di abbonamento contratto con il Centro di Feltre. 
Il progetto Chiaroscuro del Cilp è nato, alcuni anni fa, dall&apos;esigenza di avvicinare il più possibile i disabili all&apos;arte pittorica. Con un lungo percorso tecnologico sono state realizzate in vetroresina  e collocate nei Musei di alcune città varie opere dotate di descrizione/commento a caratteri maggiorati e in braille, nonché di audio guida. Per Mantova sono state riprodotte otto opere presenti al Museo Diocesano e sistemate dignitosamente con molta cura, in mostra permanente, in una sala chiamata delle riproduzioni tattili, inaugurata il 28 marzo 2009 e destinata ad 
arricchirsi di nuovo materiale.&lt;/p&gt;
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<title>A Quarant&apos;anni dalla Luna</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1169</link>
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&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;Un evento all&apos;insegna dell&apos;interazione, Festivaletteratura è riuscito mettere sullo stesso palco tre personaggi che con lo spazio hanno avuto, e hanno tutt&apos;ora, a che fare in modi diversi. C&apos;è chi l&apos;aveva come passione e poi è riuscito a tramutarla in lavoro, come l&apos;oggi giornalista e divulgatore scientifico freelance &lt;strong&gt;Antonio Lo Campo&lt;/strong&gt;; chi doveva farlo come professione e, trovandosi ad intervistare nel 1999 l&apos;ex astronauta Charlie Duke per conto del &quot;Sunday Times&quot;, viene a sapere in presa diretta della morte di uno dei dodici moonwalkers, Pete Conrad, e decide quindi di raccogliere in un libro le testimonianze dirette di quegli astronauti che cambiarono il futuro dell&apos;umanità, prima che di questi non rimanga più nessuno; infine c&apos;è chi nello spazio c&apos;è andato realmente, chi le stelle le ha viste, non tanto più vicine quanto più &quot;tridimensionali&quot;, il cielo che da azzurro diventa nero, i motori che si spengono dopo gli otto minuti e mezzo necessari per arrivare in orbita, la perdita di peso e il galleggiamento che tanto ci affascina.&lt;br&gt;
Sensazioni umane che si riallacciano al motivo per cui Smith ha voluto realizzare il suo &lt;em&gt;Polvere di luna&lt;/em&gt;, interessato al loro lato umano appunto, alla loro storia, a cos&apos;è successo dopo quel momento così importante per l&apos;umanità, alle diverse personalità di questi collaudatori, tecnici, assolutamente impreparati a tutto quello che sarebbe successo dopo il 20 luglio 1969.&lt;br&gt;
E poi la paura, il 50 percento delle possibilità di tornare, visto la potenza degli strumenti di allora, la sensazione di non poter fare nulla contro l&apos;imprevedibile. Ma alla fine l&apos;Apollo 11 è andato, e rientrato vittorioso, e chissà fino a quando tornare sulla luna rimarrà solamente un bel sogno.&lt;/p&gt;
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<title>This man is a genius</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1170</link>
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&lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;This man is a genius&lt;/em&gt;&quot;.&lt;br&gt;
  Questo il contenuto della reccomendation letter scritta dal professor Duffin della Carnegie Tech in presentazione di &lt;strong&gt;John Nash&lt;/strong&gt; all&apos;università di Princeton.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In piazza San Leonardo, sabato sera, si è svolto un incontro su uno dei più importanti matematici del nostro secolo, o del secolo scorso, noto ai più per un film del regista Ron &lt;strong&gt;&quot;Ricky Cunningham&quot;&lt;/strong&gt; Howard, ma raccontato in questo caso dai due professori &lt;strong&gt;Giuseppe Rosolini &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Roberto Lucchetti&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nash, classe 1929, tutt&apos;ora vivente ed invitato nei più importanti festival matematici del mondo, è colui che perfezionò la cosiddetta &lt;em&gt;Teoria Dei Giochi&lt;/em&gt;, elaborata in prima battuta da &lt;strong&gt;Von Neumann&lt;/strong&gt;, il matematico inventore dell&apos;attuale informatica.&lt;br&gt;
Un gioco è qualunque attività in cui è prevista interazione tra individui, nel senso più generico del termine, tanto da comprendere un ventaglio di situazioni che spazia dagli scacchi all&apos;assemblea di condominio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La riflessione che ha spinto i matematici a modellare le interazioni tra individui in forma scientifica è stata quella per cui l&apos;intera umanità ama litigare, ognuno per la propria convenienza, secondo regole sia condivise sia talmente personali da essere ignote agli altri &quot;concorrenti&quot; del litigio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In buona sostanza, i &quot;giochi&quot; possono suddividersi in diversi generi, in base alle caratteristiche che li regolamentano: ci sono giochi in cui c&apos;è un vincitore e tutti gli altri sono perdenti ed altri giochi in cui ogni partecipante può avere una vincita o perdita parziale; la seconda caratteristica, quella più studiata da Nash come raffinamento della teoria di Von Neumann, riguarda la cooperazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I giochi in cui i partecipanti non possono cooperare, nonostante perseguano un fine comune, oppure non possano avere la garanzia dall&apos;alto (come un Leviathan di Hobbes) che un&apos;autortità faccia mantenere loro i patti cooperativi della loro strategia di gioco, sono la situazione più dubbia e complessa da studiare, poiché non è mai prevedibile il tradimento degli accordi, per cui la matematica suggerisce di agire unicamente per il proprio tornaconto senza ipotizzare di massimizzarlo grazie alla coordinazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&apos;esempio classico è quello dell&apos;offerta di denaro: ad ognuna delle due persone chiedo &quot;&lt;em&gt;Preferisci ricevere 10 euro tu o che io ne dia 100 al tuo compagno?&lt;/em&gt;&quot;.&lt;br&gt;
Vi sono almeno tre situazioni: la prima è totalmente conservativa ed individuale, ovvero ognuno risponde accettando i 10 euro per sé; la seconda è fondata sull&apos;accordo delle due persone a rispondere entrambi in favore dell&apos;altro concorrente, in modo da massimizzare -coordinandosi- il profitto di entrambi. La terza situazione è quella in cui uno dei due tradisce l&apos;accordo descritto come seconda ipotesi, massimizzando solo il proprio tornaconto e guadagnando 100 e 10 euro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I giochi, in conclusione, sono uno strumento per modellare ogni tipo di interazione umana sociale o finanziaria e, benché siano in parte d&apos;oscura comprensione ai più solo a causa del fatto che la matematica è difficile per antonomasia, eventi come quello di sabato sera sono la strada giusta per rendere tale materia più malleabile e masticabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pubblico, infatti, ha partecipato attivamente ed in modo assai interessato all&apos;intero evento, sin dall&apos;inizio coinvolto nell&apos;esempio dell&apos;offerta di denaro, nonostante la coppia di concorrenti presi a caso dal pubblico fosse in realtà una coppia sposata in comunione dei beni.&lt;/p&gt;
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<title>Muriel Barbery</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1171</link>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Muriel Barbery&lt;/strong&gt;, ex-insegnante di filosofia e scrittrice per volontà del caso o per la testardaggine di un marito che ha creduto ancora prima di lei nei suoi scritti, raggiunge oggi anche gli Stati Uniti, ottenendo un successo di critica e soprattutto di pubblico. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lei stessa non riesce a spiegarsene la ragione ma di sicuro un grande aiuto è stato dato dal passaparola dei lettori, che probabilmente hanno colto nelle pagine de &lt;em&gt;L&apos;Eleganza del riccio&lt;/em&gt; quella stessa &lt;em&gt;grâce&lt;/em&gt; di cui Barbery ha parlato e che traspare dal suo modo di essere, un miscuglio tra la portinaia Renée, la piccola Paloma ma anche l&apos;antipatica Colombe, personaggio che rappresenta i suoi anni da adolescente e che oggi rinnega.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  A guidarla sono l&apos;amore per la letteratura e la ricerca della semplicità, di una genuinità che traspare dal quotidiano e che le fa preferire l&apos;intelligenza di un amico saldatore (tra i suoi più cari) all&apos;erudito mondo intellettuale, la &quot;filosofia per tutti&quot; alla retorica del mondo accademico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
  Grazie alla fama, Barbery è riuscita anche a realizzare uno dei suoi sogni, andare a vivere in Giappone, terra in cui il tempo scorre lento e la bellezza si deve ricercare nelle piccole cose quali un fiore o un origami. A Kyoto, città in cui vive, le prime ore del mattino sono per lei le più importanti: son proprio questi i momenti in cui scrivere diventa più facile poiché, prima di farsi scivolare addosso le fatiche della giornata, può cercare dentro di sé quello stato di Grazia che rende il suo stile unico.&lt;/p&gt;
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<title>La Via che Porta Oltre il Sionismo</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1172</link>
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Avraham Burg, politico e scrittore israeliano, esordisce così: «Sono contento che il mio libro sia stato accolto male in Israele perché in questo modo si è creata una polemica. Il mondo è fatto dalle polemiche, sono strumenti di creazione. Senza polemiche e discussioni il mondo sarebbe morto&quot;. Il libro in questione, Sconfiggere Hitler, pone infatti Israele davanti al suo problema più grande: il superamento del dramma dell&apos;olocausto. Un trauma ancora così grande che impedisce agli israeliani di vedere i tanti drammi che il conflitto israelo-palestinese produce ogni giorno. La Shoah viene sfruttata negativamente soprattutto dai politici: «Ogni volta che loro uccidono uno di noi, questo si va a sommare a quelli che sono morti in molti anni di guerra, ai sei milioni di morti dei campi di sterminio e anche a tutti i duemila anni di persecuzioni subite». Sessant&apos;anni di sovranità nazionale non hanno ancora potuto cancellare tutto questo. Il ricordo della Shoah ormai si è fatto troppo cinico e non considera che ormai le cose sono molto cambiate da allora. La xenofobia ebraica diventa quindi uguale a quella europea di certi politici. Addirittura, in questo caso, sono i nuovi abitanti di quelle terre che scacciano i nativi. Come fare quindi per superare tutto questo. L&apos;ebraismo deve ritornare ad essere un sistema di valori morali positivi, come è poi nella sua natura. «L&apos;anima dell&apos;ebraismo non deve essere più sangue, ma cultura e civiltà». Si deve mandare un messaggio al mondo, un messaggio positivo che il vero ebraismo può dare. Israele, Stato del corpo ebraico, è ancora troppo giovane per avere questa anima e questo spirito pienamente sviluppati. Quando si raggiungerà la maturità, allora il corpo avrà un&apos;anima forte e pronta a risolvere i suoi problemi. Lo stesso sionismo è stato l&apos;impalcatura necessaria per la costruzione fisica dello Stato di Israele. Adesso che lo Stato è fatto, però, è ora di togliere questa impalcatura ormai soffocante. Auschwitz ha significato la cancellazione dei diritti umani verso tutti. Israele non deve fare la stessa cosa perché si tradirebbe perfino la memoria di chi è caduto. «Proprio come sopravvissuto alla Shoah, devo cercare di prevenire qualsiasi altro tipo di Shoah».

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<title>Franco Cordero - Sintassi</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1173</link>
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&lt;p&gt;Non poteva che essere Sintassi il lemma del &lt;em&gt;Vocabolario europeo&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Franco Cordero&lt;/strong&gt;: la sua scrittura sorvegliata e densa sarebbe tra le poche ad uscire indenne dall&apos;ideale clinica linguistica per il ridimensionamento della massa verbale, la cui inflazione è patologia della vita comunitaria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da gabbia formale utile a ordinare le proposizioni in discorsi, sequenze evocative degli atomi del mondo, che si sostituisce alla più vaga metafora dell&apos;intrecciatura, la nozione di sintassi assume il valore di metodo demistificante di ogni vacuità. La dittatura dei &lt;em&gt;logofagi&lt;/em&gt; non cancella le parole ma le rende inutilizzabili. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esemplari alcuni estratti citati da &lt;strong&gt;Giuseppe Antonelli&lt;/strong&gt;, curatore del &lt;em&gt;Vocabolario europeo&lt;/em&gt;: il celebre discorso della &quot;&lt;em&gt;discesa in campo&lt;/em&gt;&quot; di &lt;strong&gt;Silvio Berlusconi&lt;/strong&gt; e un passaggio da &lt;em&gt;La scoperta dell&apos;alba&lt;/em&gt;, romanzo firmato &lt;strong&gt;Walter Veltroni&lt;/strong&gt;: in entrambi i casi lo stile percussivo, tanto ridondante nell&apos;incedere quanto povero dal punto di vista lessicale, tenta di sopperire al vuoto del discorso, sia esso politico o letterario. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La riduzione della sfera del pensiero è un rischio contro il quale il ruolo della sintassi assume un valore morale. Pertinente quindi il collegamento con il lemma proposto da &lt;strong&gt;Adam Michnik&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Zniewolenie&lt;/em&gt;, traducibile come &quot;&lt;em&gt;assoggettamento mentale&lt;/em&gt;&quot;. Se attraverso la carcerazione il potere non riesce a minare la libertà interiore del detenuto, con il brain-washing raggiunge il proprio obiettivo: l&apos;individuo è ridotto ad automa, ogni sensibilità morale è annullata. L&apos;assuefazione alla chiacchiera preannuncia scenari orwelliani.&lt;/p&gt;
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<title>Uomini e noci di cocco</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1174</link>
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&lt;p&gt;Uomini e noci di cocco - viaggiatori nati potrebbe essere questa la sintesi di quanto  scritto nel libro di &lt;strong&gt;Marco Di Domenico&lt;/strong&gt;, entomologo specializzato in lotta biologica, &lt;em&gt;Clandestini- animali e piante senza permesso di soggiorno&lt;/em&gt;. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come le noci di cocco, ancora racchiuse nel proprio leggero e galleggiante guscio, solcano i mari per mesi prima di approdare su qualche terra dove, una volta germogliate, daranno vita ad altre piante, anche l&apos;uomo, affrontando le insidie dell&apos;oceano a bordo di improbabili zattere, arrivò ad insediarsi in tutto il mondo.&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi accade che molti animali e piante, emigrino clandestinamente dal proprio habitat d&apos;origine, finendo in Paesi che mai prima d&apos;ora li avevano visti come propri abitanti. E così, attraverso le testimonianze dei bambini, si scopre che in Veneto non è difficile imbattersi in uno sciacallo così come nel Friuli si aggira il cane-procione, unico canide che va in letargo, oppure nella pianura padana alberghino ormai da anni nutrie, gamberi killer o zanzare tigre.&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un interessante e diverso punto di vista sui cambiamenti del nostro ecosistema, presentato dalla sapiente voce di Federico Taddia.&lt;/p&gt;
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<title>Herta Müller, Premio Nobel per la Letteratura</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1175</link>
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La scrittrice tedesca, di origine rumena,&lt;b&gt; Herta Müller&lt;/b&gt;, ha vinto oggi, Venerdì 8 Ottobre, il &lt;b&gt;premio Nobel per la letteratura&lt;/b&gt;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

I suoi lettori avevano potuto incontrarla nella tredicesima edizione di Festivaletteratura, durante un intenso incontro al Palazzo degli Arcieri. L&apos;autrice ha discusso con il pubblico di molti temi, dalla sua infanzia alla sua difficile esperienza di vita, fino a raccontare del proprio rapporto con la scrittura, una forma d&apos;arte ritenuta necessaria per comprendere tanto il proprio vissuto, quanto la realtà di tutti i giorni e il mondo in cui ci troviamo a vivere.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Riportiamo la cronaca dell&apos;&lt;b&gt;evento 59&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&lt;p&gt;La scrittrice rumena &lt;strong&gt;Herta Müller&lt;/strong&gt;, introdotta e presentata da &lt;strong&gt;Marilia Piccone&lt;/strong&gt;, ha affascinato un nutrito pubblico di appassionati, ma anche di curiosi, questa mattina nell&apos;&lt;strong&gt;Atrio degli Arcieri &lt;/strong&gt;di&lt;strong&gt; Palazzo Ducale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molto intense le emozioni vissute durante l&apos;incontro, in cui l&apos;autrice ha raccontato le proprie esperienze di vita che l&apos;hanno portata a scrivere libri come &lt;em&gt;In viaggio su una gamba sola&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Il paese delle prugne verdi&lt;/em&gt;. Romanzi intrisi di verità, di fatti e sentimenti provati sulla propria pelle: oppressione, minoranze, emigrazione, violenza nei confronti delle donne.&lt;br&gt;
  Ricordiamo che la stessa autrice, costretta a lasciare il proprio paese natale in quanto in dissidio col regime di allora, vive da oltre 20 anni in Germania.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;  Disponibilità e chiarezza sono state mostrate dalla scrittrice al termine dell&apos;incontro di fronte alle numerose domande degli spettatori, i quali, dal canto loro, hanno ringraziato e salutato la donna con un lungo e sentito applauso.&lt;/p&gt;
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<title>Al via il corso Un archivio per l&apos;innovazione</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1176</link>
<description>
&lt;b&gt;Il progetto dell&apos;archivio di Festivaletteratura entra nel vivo&lt;/b&gt;. Dopo l&apos;annuncio fatto a giugno in occasione della presentazione dei nomi e gli incontri sul tema dell&apos;idea di archivio tenuti nel corso della tredicesima edizione, esce in questi giorni il bando per il corso di formazione che rappresenta una delle componenti fondamentali di &lt;i&gt;Un archivio per l&apos;innovazione. I giovani e i documenti di Festivaletteratura.&lt;/i&gt;&lt;br&gt;
L&apos;iniziativa, che s&apos;inserisce nel progetto &lt;b&gt;La Rete dei Festival aperti ai giovani&lt;/b&gt;, promosso dall&apos;&lt;b&gt;ANCI&lt;/b&gt; e sostenuto dal &lt;b&gt;Ministro della Gioventù&lt;/b&gt;, con il contributo del &lt;b&gt;Comune di Mantova&lt;/b&gt;, punta non soltanto a mettere ordine nei materiali cartacei, fotografici, sonori e video relativi alle passate edizioni di Festivaletteratura, ma a far sì che questi materiali possano diventare il lievito per altre iniziative culturali e per il Festival stesso.&lt;br&gt;
I giovani sono chiamati ad essere i protagonisti di questa azione: la costruzione dell&apos;archivio si intreccia infatti con un percorso formativo che coinvolgerà 15 persone di età inferiore ai 32 anni che avranno l&apos;occasione di conoscere alcune delle migliori esperienze italiane ed internazionali di archivi legati ad ambiti diversi (letteratura, arte, storia, spettacolo, industria ed altri ancora).&lt;br&gt;
&lt;b&gt;Il corso si articolerà in due sessioni di lezioni&lt;/b&gt; - la prima dedicata al modello d&apos;archivio (dal 18 al 29 gennaio 2010) e la seconda alla valorizzazione dei documenti (dal 15 al 26 marzo 2010) - e in periodo di stage all&apos;interno del costituendo archivio di Festivaletteratura.&lt;br&gt;
Le domande per la partecipazione al corso vanno presentate (a mano o per posta) &lt;b&gt;entro il 30 novembre 2009&lt;/b&gt; presso la sede di Festivaletteratura in via Accademia 47 a Mantova, compilando l&apos;apposito modulo disponibile sul sito www.festivaletteratura.it e corredandolo di un curriculum vitae.&lt;br&gt;
Per ogni informazione è possibile rivolgersi alla segreteria del Festival (tel. 0376.223989 e-mail archivio@festivaletteratura.it).
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<title>Bando archivio: presentazione domande prorogata al 14 dicembre.</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1177</link>
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Slitta al 14 dicembre il termine per la presentazione delle domande per il corso &quot;Un archivio per l&apos;innovazione. I giovani e i documenti di Festivaletteratura&quot;. Il corso, rivolto a 15 giovani di età inferiore ai 32 anni in possesso di laurea specialistica in ambito umanistico, è finalizzato alla creazione di un archivio dei materiali documentari raccolti da Festivaletteratura nel corso delle precedenti edizioni. Le lezioni saranno tenute da alcuni dei responsabili dei principali archivi italiani dedicati alla letteratura, alla storia, all&apos;arte, allo spettacolo, all&apos;industria.&lt;br&gt;
&lt;b&gt;La partecipazione al corso è gratuita&lt;/b&gt; e per coloro che risiedono al di fuori della provincia di Mantova Festivaletteratura sostiene i costi di ospitalità.&lt;br&gt;
Per informazioni: tel. 0376.223989 e-mail archivio@festivaletteratura.it
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<title>Bando archivio: risultati della selezione</title>
<link>http://www.festivaletteratura.it/novita.php?cat=news&amp;id=1178</link>
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Si è svolta ieri, giovedì 17 dicembre, la selezione delle domande pervenute per il bando &quot;Un archivio per l&apos;innovazione. I giovani e i documenti di Festivaletteratura&quot; per un percorso formativo legato alla costruzione dell&apos;archivio di Festivaletteratura.&lt;br&gt;
Sono stati ammessi al corso i seguenti candidati:&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;b&gt;Chiara Alberti&lt;br&gt;
Fabio Bortoluzzi&lt;br&gt;
Antonella Cancellara&lt;br&gt;
Karl Johan Mikael Kjällman&lt;br&gt;
Costanza Mauro&lt;br&gt;
Taddeo Molino Lova&lt;br&gt;
Elena Palvarini&lt;br&gt;
Maria Cristina Rossi&lt;br&gt;
Lenny Salvagno&lt;br&gt;
Manuela Soldi&lt;br&gt;
Elena Sturlese&lt;br&gt;
Francesca Tiso&lt;br&gt;
Giovanni Venegoni&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Gli altri candidati non sono risultati in possesso dei requisiti richiesti.

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