Festivaletteratura
anni di festivaletteratura
a mantova, capitale italiana
della cultura 2016

Vent'anni per dieci mesi. Nell'anno della sua ventesima edizione, Festivaletteratura esce dagli argini dei cinque giorni di settembre per invadere la città insieme ai suoi autori con una serie di appuntamenti che andranno dall'inverno alla fine dell'autunno. Vent'anni di Festival nell'anno di Mantova Capitale Italiana della Cultura è un percorso lungo e festoso, fatto di incontri con ospiti internazionali, laboratori per adulti e ragazzi, viaggi nel tempo verso le edizioni passate, con cui Festivaletteratura vuole anche accompagnare un anno straordinario per Mantova nel segno della cultura.
Il programma porta un po' di Festival fuori stagione, offrendo i suoi prodotti più tipici - gli incontri con grandi autori internazionali, i workshop interattivi, i percorsi tematici - secondo un formato più aperto, che vede il Festival interagire anche con altri soggetti per proposte che hanno una misura fuori standard per il programma di settembre. Il calendario è in costante evoluzione e crescerà anche grazie alle adesioni che via via verranno da parte di scrittori amici a questa festa lunga un anno.

Un Fantafestival interamente dedicato ai numerosi incontri che dal ’97 a oggi hanno visto intervenire a Mantova architetti di fama internazionale, designer e artisti visivi, in un dialogo sempre aperto con la letteratura e gli immaginari della società contemporanea. Beppe Finessi e Luca Molinari, docenti universitari e curatori di importanti mostre sia in Italia che all’estero, con l’ausilio dei materiali dell’Archivio di Festivaletteratura esplorano un filone tematico che guarda al territorio e alle sue trasformazioni, come pure agli oggetti e alle intuizioni che continuano a plasmare il nostro vivere quotidiano.

EVENTI PASSATI

Taro Miura è uno degli illustratori giapponesi più famosi al mondo. Nelle pagine dei suoi libri - Ton, Arnesi, Lavori in corso e Workman Stencil - vediamo all'opera decine di omini seri che guidano mezzi, maneggiano attrezzi, spostano pesi dalle forme geometriche ben definite. Ma da dove saltano fuori cerchi, triangoli e quadrati? È semplice: basta tagliare un foglio di carta! Taro insegnerà a far correre la nostra fantasia attraverso queste forme semplici.

Dall’uscita di Addio, Chunky Rice nel ’99 e Blankets nel 2003, Craig Thompson ha collezionato i massimi riconoscimenti internazionali del fumetto e si è imposto sulla scena del graphic novel come uno degli artisti più rivoluzionari del pianeta, guadagnando un vasto seguito di lettori grazie a un novero di storie illustrate ora autobiografiche, ora sospese in un magico equilibrio tra fiaba e romanzo di formazione. La space opera Polpette Spaziali è il racconto di una grande amicizia sullo sfondo di avvincenti cavalcate nello spazio e, nel contempo, un divertito omaggio alla cultura popolare, da cui il fumettista statunitense ha attinto fin dall’infanzia. Di questa, e di mille altre creazioni della sua inventiva, dialogherà insieme al gruppo di lettura "Quelli del Baratta" e Simonetta Bitasi.

A ben vedere, la nostra città è un cantiere a cielo aperto. Ci sono marciapiedi in costruzione, palazzi in corso di restauro, negozi che rifanno le vetrine, corrieri che trasportano lettere e pacchi. Nei suoi libri caratterizzati da un segno preciso e nitido, tra cui il recente Workman Stencil, l'artista giapponese Taro Miura ci ha abituato a guardare con occhi diversi il mondo del lavoro. Con il suo stile inconfondibile, Taro ci insegna oggi a disegnare gli operai all'opera nella città di Mantova e i loro strumenti, utilizzando la tecnica dello stencil.

Siamo proprio sicuri di conoscere ogni angolo della nostra casa? Dopo il successo incontrato a Festivaletteratura 2015, torna per un giorno soltanto La storia della mia casa, il laboratorio di ricerca documentaria che si colloca all'incrocio tra evoluzione urbanistica, forma della città, narrazione familiare, dimensione privata e identitaria dell'abitare. Attraverso i documenti dei catasti teresiano, lombardo-veneto e dello stato italiano relativi alla Mantova storica, interamente digitalizzati per l'occasione, i partecipanti potranno ricostruire non solo i mutamenti di struttura, dimensione e destinazione d'uso della loro casa nel quadro delle trasformazioni subite dalla città di Mantova dal XVIII secolo ad oggi, ma anche i passaggi di proprietà, le famiglie che l'hanno abitata, le attività che vi si sono succedute, le storie che vi si sono stratificate.
in collaborazione con Archivio di Stato di Mantova.

Canzoni scritte nei campi di concentramento raccolte da Francesco Lotoro narratore Moni Ovadia. Una serata dedicata alla scoperta di un patrimonio musicale eccezionale e sconosciuto, la voce di una delle più acclamate cantanti internazionali al servizio di un'arte che vince l'oblio, l'oppressione e la barbarie. Ute Lemper, artista che abitualmente affronta il jazz e il musical con particolare intensità emotiva, sceglie di interpretare alcune delle composizioni forse più tragiche e insieme inaspettatamente lievi della storia della musica: le canzoni composte dai musicisti ebrei internati nei campi di concentramento, raccolte con passione dal musicologo Francesco Lotoro. In un recital che la vede protagonista in compagnia di Moni Ovadia, Lemperer canta tanghi, polche e altre melodie popolari, scritte da artisti che avevano dominato la scena del Kabarett nei decenni precedenti e che nell'esperienza del lager consegnano alla musica il sogno della propria libertà.
organizzato da Last Musik, in collaborazione con Comune di Mantova e Comunità Ebraica di Mantova

Canzoni scritte nei campi di concentramento raccolte da Francesco Lotoro narratore Moni Ovadia. Una serata dedicata alla scoperta di un patrimonio musicale eccezionale e sconosciuto, la voce di una delle più acclamate cantanti internazionali al servizio di un'arte che vince l'oblio, l'oppressione e la barbarie. Ute Lemper, artista che abitualmente affronta il jazz e il musical con particolare intensità emotiva, sceglie di interpretare alcune delle composizioni forse più tragiche e insieme inaspettatamente lievi della storia della musica: le canzoni composte dai musicisti ebrei internati nei campi di concentramento, raccolte con passione dal musicologo Francesco Lotoro. In un recital che la vede protagonista in compagnia di Moni Ovadia, Lemperer canta tanghi, polche e altre melodie popolari, scritte da artisti che avevano dominato la scena del Kabarett nei decenni precedenti e che nell'esperienza del lager consegnano alla musica il sogno della propria libertà.
organizzato da Last Musik, in collaborazione con Comune di Mantova e Comunità Ebraica di Mantova
Acquisto biglietti circuito www.vivaticket.it

Il Kabarett tedesco che fiorì negli anno '20 e '30 del secolo scorso ebbe tra i protagonisti molti artisti ebrei, compositori e cantanti. Quelli che non riuscirono a fuggire in tempo finirono nei campi di concentramento, dove spesso riuscirono a continuare a comporre e anche ad allestire spettacoli, come ultima possibilità di sopravvivenza spirituale. Francesco Lotoro, musicista e musicologo, in trent'anni di lavoro ha raccolto con ostinata dedizione la produzione copiosa e dispersa di canzoni che videro la luce nei lager. Lotoro racconterà il suo trentennale lavoro di ricerca eseguendo al pianoforte alcuni dei brani miracolosamente ritrovati e proiettando alcune immagini del documentario Il Maestro, che raccoglie alcune interviste fatte ad alcuni musicisti superstiti.
organizzato da Last Musik, in collaborazione con Comune di Mantova e Comunità Ebraica di Mantova.

Dopo la Prima lezione di giardinaggio per giardinieri anonimi rivoluzionari e la Seconda lezione per giardinieri planetari (tenuti nelle passate edizioni di Festivaletteratura), ecco l’atteso terzo incontro del “corso” di auto coltivazione botanico/teatrale di Lorenza Zambon, attrice giardiniera, in cui si narra di semi che sono come piccole astronavi e che viaggiano nel tempo, di erbacce che ricuciono gli strappi nella rete della vita, dell’esplosione degli orti di città, della semina di nuovi paesaggi e si diffondono gli insegnamenti di maestri giardinieri insospettabili, e ancora si forniscono istruzioni per costruire un orto metropolitano da passeggio e per farsi complici di liberi semi.

Alfonso Mateo Sagasta è un abile esploratore del passato: complice la sua formazione di storico, geografo e archeologo, in opere come El olor de las especias e Ladri d’inchiostro, il romanziere spagnolo è stato in grado di muoversi con disinvoltura dalla Penisola Iberica del medioevo – contesa tra arabi, ebrei e cristiani – alla Spagna di Cervantes e del Siglo de Oro. Con Camminerai con il sole, la sua penna si sposta nelle Americhe del XVI secolo e rievoca la favola ribelle di Gonzalo Guerrero, eroe-traditore passato tra le fila dei Maya a scapito dei conquistadores, in un romanzo che a detta del collega e amico Luis Sepúlveda, suo interlocutore in questo incontro fuori stagione, “è forse il più bel libro di uno scrittore di lingua spagnola letto negli ultimi anni”.

Secondo la collaudata formula del Fantafestival, un altro amico di vecchia data si prepara a intraprendere un itinerario multimediale attraverso diciannove anni di Festivaletteratura. A partire da una selezione ragionata degli incontri (e delle voci) che più hanno lasciato il segno nella sua esperienza di autore, attore, intervistatore e spettatore, Beppe Severgnini attingerà a piene mani dall’archivio del Festival per dar vita a un inedito racconto della kermesse mantovana, individuando presenze, idee e temi che negli anni sono stati in grado di aprire percorsi e ampliare i possibili punti di vista sulla letteratura.
organizzato con il sostegno di Banca Popolare di Mantova.

Il nome di Elizabeth Strout è da anni sinonimo della migliore narrativa americana. Nei suoi capolavori romanzeschi – da Amy e Isabelle a Olive Kitteridge e I ragazzi Burgess – la scrittrice statunitense, vincitrice del premio Pulitzer per la narrativa nel 2009, ha saputo costruire un solido ordito di storie famigliari, in cui i non detti sono tracce di memorie ed emozioni che bruciano all’interno di legami fragili, spietati, a tratti struggenti. Mi chiamo Lucy Barton è l’ennesima riprova del suo talento letterario, “un romanzo perfetto, nelle cui attente parole vibrano silenzi” (The New York Times). Intervista l’autrice Camilla Baresani (Gli sbafatori, Il sale rosa dell'Himalaya).

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