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"Se sono diventato una persona migliore è per il tempo che ho passato con lui", ha affermato John McEnroe, perché Arthur Ashe era la generosità fatta sport. Nato in Virginia nel 1943, si fece valere in una disciplina appannaggio dei soli "bianchi" e all'apice della sua carriera ingaggiò una strenua lotta contro l'apartheid a fianco di Nelson Mandela. Vinse tre tornei del Grande Slam, fondò la National Junior Tennis League e capitanò la squadra statunitense di Coppa Davis. Due attacchi di cuore e un fatale intervento chirurgico in seguito al quale contrasse l'HIV non spensero la sua voglia di vivere e combattere, come ben traspare dalla splendida autobiografia Giorni di grazia, da lui ultimata in punto di morte, e dall'omaggio che Mauro Berruto, già allenatore della nazionale italiana di pallavolo, gli tributa insieme a Paolo Bertolucci, della squadra azzurra vincitrice della Coppa Davis nel 1976.



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Palazzo Ducale - Basilica Palatina di Santa Barbara
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