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Officina del Gas
Vicolo Stretto - Mantova

Quando tante altre città ormai l'avevano, maturavano finalmente anche a Mantova i tempi per l'illuminazione pubblica a gas (distillato dal carbon fossile), problema affrontato dall'Amministrazione comunale nel 1863 con la scelta del progetto dell'impresa Riedinger di Augusta, in Baviera. Rapido il percorso burocratico, alla fine del 1864 si approda alla firma del "Contratto per la Pubblica illuminazione della Regia Città di Mantova convenuto fra quel Municipio e la Ditta L.A. Riedinger d'Augusta". Capitolato particolarmente minuzioso e vincolante per la fornitura di "gas purificato in modo che nell'uso non produca effetti nocivi o disaggevoli …" e per i punti luce: dovevano essere installati 700 lampioni negli spazi pubblici e il Municipio garantiva l'annuo consumo di 1 milione di ore, con "accenditori" obbligatoriamente assunti tra i cittadini di Mantova. Parallelamente, si doveva stabilire dove costruire l'Officina del Gas. La scelta cadeva sulla periferia orientale della città e per ricavare l'area fabbricabile necessaria il Comune procedeva, agli inizi del 1863, con espropri forzati delle case da abbattere, tra vicolo del Tabacco, vicolo delle Lavandaie, vicolo delle Carrette e vicolo Stretto. Posizione strategica, a ridosso di Porto Catena, essenziale ai rifornimenti del carbone che avvenivano per la via d'acqua. Nasceva così la nuova piazza Gasometro attorno alla quale trovarono poi sede gli impianti e gli uffici di quella che sarebbe diventata l'Azienda Servizi Municipalizzati di Mantova e, in anni più recenti, Tea s.p.a., la società dei servizi pubblici locali che tuttora è proprietaria dell'area.

Vicolo Stretto - Mantova
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