Tale era la matricola attribuita a Schulim Vogelmann nel campo di concentramento di Auschwitz, nel quale venne deportato all'inizio del 1944. "Diceva poco per non turbarmi", racconta di lui il figlio Daniel, fondatore della casa editrice La Giuntina, che attraverso Piccola autobiografia di mio padre ha deciso di ricordare la vita intensa dell'unico italiano salvato da Oskar Schindler, in una storia che attraversa Vienna, Cracovia, Firenze e che si spinge fino in Palestina. Gli anni bui della persecuzione razziale diventano motore per raccontare una vicenda famigliare e al contempo tragicamente universale, tenendo sempre a mente che – come afferma Vogelmann – "memoria vuol dire ricordarsi. Chi se lo ricorda, se non l'ha vissuto? Dovremmo parlare di conoscenza della Shoah, andare nelle scuole [...]. In parte viene fatto, i risultati sono difficili da sapere. Mi consolo dicendo che 'basta uno che apprenda'". Lo incontrano l'esperto di lingua e letteratura ebraica Giulio Busi e la sociologa Silvana Greco.



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