Una vivace rappresentanza della letteratura italiana del ventunesimo secolo prende posto sul palco di Passports: sono donne, giovani, con storie familiari che partono da paesi più o meno lontani (Bosnia, Ghana, Thailandia) per arrivare a incrociarsi nel nostro paese. L'italiano è la lingua in cui nascono i loro racconti, sia che parlino di memorie dell'Estremo Oriente, di Balcani e ferite di guerra mai rimarginate, di razzismo quotidiano, strisciante, onnipresente. C'è qualcosa di straniero in tutto questo? Elisa Macellari (Papaya Salad), Elvira Mujčić (Dieci prugne ai fascisti) e Anna Osei (Destinazione sostanza) rivelano a Fabio Veneri (Social classici) come la scrittura possa essere uno strumento di partecipazione attiva alla vita della comunità di cui ci si sente parte e aiutare a ripensare identità, vere o presunte.



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