L'Odissea del poeta cretese Nikos Kazantzakis non è soltanto il titolo della sua opera più rilevante, ma può certamente valere anche come metafora delle travagliate peripezie dalla matrice eroica. Non solo perché l'impresa di dare un seguito al poema omerico può sembrare gravosa in partenza, ma anche per la mole di lavoro conseguitane: tredici anni di stesure autografe, fino a una definitiva versione di 33.333 versi che proseguono in chiave filosofica novecentesca l'opera originale, attraverso un'operazione di riscoperta linguistica estremamente complessa che "ha salvato dall'estinzione migliaia di termini popolari raccolti dalla bocca di pastori, contadini, pescatori e abitanti di isole e villaggi dell'Egeo". Imbattutosi poco più che ventenne in quest'opera, Nicola Crocetti ha provato il desiderio di tradurla per tutta la vita: nel 2013 – e per i successivi sette anni – ha scandagliato testi e memorie alla ricerca del termine perfetto da utilizzare per "l'Arca di Noè" lessicale costruita da Kazantzakis. Di questa appassionante sfida, Crocetti discute insieme al filologo e poeta Daniele Piccini e al critico letterario e teologo Antonio Spadaro.

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