Potrebbe essere il David Bowie/Major Tom della letteratura italiana, tanto fosca, feconda e piena di sarcasmo è stata la sua opera. E infatti, a pochi anni dal suo trapasso, Giorgio De Maria continua a rilucere come una stella nera. In vita fu un artista eclettico: pianista, storico membro del gruppo Cantacronache, eccelso romanziere destinato all'oblio nonostante avesse raccolto il plauso e l'amicizia di Umberto Eco, Italo Calvino, Elémire Zolla e molti altri intellettuali. La riscoperta di un suo romanzo del 1977, Le venti giornate di Torino, ripubblicato l'anno scorso negli Stati Uniti e al centro di uno straordinario successo, ci catapulta nel vivo del suo sogno più tenebroso: una Torino allucinata, metafisica, inquietante, in tutto identica a quel cimitero di streghe, morti viventi, rimozioni, poteri vischiosi e catastrofici bagni di sangue che fu l'Italia degli anni '70. Sua figlia Cora, attrice e illustratrice, e Luca Scarlini rievocano i fantasmi e i tormenti di un genio tornato a interrogarci dall'Aldilà.



Festivaletteratura Festivaletteratura
Officina del Gas
Vicolo Stretto - Mantova