"Rima, rimani" scriveva in una filastrocca Bruno Tognolini, e certamente è innegabile che il potere talvolta ipnotico della poesia riesca a fissare versi e parole nella nostra mente per molto tempo. Ma se è vero che, come scherzano gli anglosassoni, nothing rhymes with orange, è altrettanto vero che nel corso del tempo siano stati creati appositi strumenti per dirimere i dubbi di poeti e scrittori, attingere dai versi dei colleghi più blasonati, trasmettere un sapere letterario e accrescere il proprio vocabolario compositivo. Presenti in Italia già dal XVI secolo (si pensi al Rimario de tutte le cadentie di Dante o ancora al Rimario nouo di tutte le concordanze del Petrarcha) i rimari sono ferri del mestiere che, al contempo, favoriscono ampi studi filologici e lessicografici. Ne discutono insieme Simone Albonico (che ha curato una recente edizione dei Rimari della Divina Commedia), il linguista Matteo Motolese e il critico letterario e poeta Daniele Piccini.

Auditorium del Conservatorio Campiani
Via della Conciliazione , 33 - Mantova
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