"Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna" (punto 9 del Primo Manifesto del Futurismo, 1909). Liberamente tratto da diversi testi e manifesti di svariati autori ed autrici del Futurismo italiano, Disprezzo della donna è una cantata a due voci dedicata ai futuristi e al disprezzo della donna: contro la donna e contro l'amore che ostacolano la marcia dell'uomo, contro quei fantasmi romantici che si chiamano donna unica, amore eterno e fedeltà, contro il femminismo e contro la famiglia, contro la democrazia e contro la lussuria, contro il sentimentalismo e contro il parlamentarismo. Il movimento che voleva rompere tutti i ponti con il passato e ha rivoluzionato tutti i codici artistici, rispetto alla donna è profondamente, anche se contraddittoriamente, tradizionale e continua a inscriversi in una visione del mondo patriarcale e maschile. Disprezzo della donna è una cantata dove non si canta perché non c'è più niente da cantare, tutt'al più si può stonare, nel tentativo di capire perché il Futurismo non aveva futuro.

Arte della luce Omar Scala, arte dei rumori Lorenzo Danesin, arte della moda Marta Montevecchi. Organizzazione Laura Belloni. Produzione Salerno Letteratura Festival, Gli Scarti, Frosini / Timpano – Kataklisma Teatro.

Spazio Santa Lucia
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