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"Ero considerata troppo donna, troppo femminista, troppo intelligente, troppo viscerale, troppo accademica, troppo bella, perfino troppo alta. Insomma, ero 'troppo' tutto per essere 'solo poeta'". Così Biancamaria Frabotta descrive gli inizi della sua carriera di scrittrice. Dall'iniziazione romana alla parola in una casta letteraria prevalentemente maschile, al '68, agli anni di appassionato insegnamento presso la Sapienza, l'autrice di Da mani mortali e Quartetto per masse e voce sola (raccolte di versi come il recentissimo Tutte le poesie, 1971-2017) ha attraversato buona parte della storia del secondo Novecento, senza mai slegare le proprie composizioni dalla viandanza - suo neologismo - dal femminismo e dalla politica, cifre stilistiche di una poesia "che nasce nel conflitto e vive nel conflitto". Del rapporto tra la (sua) poesia e la (sua) vita Biancamaria Frabotta parla con il critico letterario Roberto Galaverni.



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Conservatorio di Musica Lucio Campiani - Auditorium
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