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Tra i massimi esponenti della fotografia contemporanea, Joan Fontcuberta è acuto osservatore della realtà quotidiana e da anni riflette attraverso il suo lavoro sul ruolo dell'immagine nella società. E se le immagini "come tutti gli organismi viventi, nascono, si sviluppano, fanno il loro corso per poi decadere e morire", è anche vero che nell'era della Rete queste circolano a una tale velocità da non essere più "ritaglio" della realtà, diventando attive e smaterializzandosi, fino a portare in questa spirale discendente anche i concetti di originalità, verità e proprietà. Un'epoca postfotografica in cui è la fotografia che ci modella e non il contrario, manipolando il rapporto dell'uomo con la memoria, e che lo stesso Fontcuberta (autore del recente La furia delle immagini. Note sulla postfotografia) sfrutta nelle sue opere per arrivare al sovvertimento dei codici del linguaggio iconografico. Lo incontra il giornalista Michele Smargiassi.



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