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Poeta, scrittore e politico ungherese, Géza Szőcs ha sempre unito l'impegno letterario a quello civile, divenendo ben presto il simbolo della lotta al regime di Ceaușescu per la sua volontà di restituire il punto di vista della minoranza ungherese in Romania. La sua poesia possiede una doppia anima capace di raccontare la frontiera con una narrazione potente e di oscillare con rara sensibilità tra toni apparentemente agli antipodi, che spaziano dalla malinconia all'intensità tragica, dall'ironia leggera fino all'invocazione. I versi di Szőcs, tradotti in numerose lingue tra le quali il cinese e il russo, sono stati pubblicati per la prima volta in Italia con il titolo Né l'esistenza né la scala nella traduzione di Tomaso Kemeny, scrittore e direttore della collana di poesia Cantos, che dialoga al Festival con l'autore.



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Conservatorio di Musica Lucio Campiani - Auditorium
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