"Viviamo in un'epoca strana in cui la memoria è stata sacralizzata e questo è molto pericoloso. Non c'è niente che sia sacro, nemmeno Dio. La memoria deve essere sottoposta alla critica perché chi ricorda si può sbagliare", diceva lo scrittore Javier Cercas. Su questo assunto da tempo ragionano anche la semiologa Valentina Pisanty (I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe), studiosa di negazionismo e fenomeni di razzismo, e lo storico Marcello Flores (Cattiva memoria. Perché è difficile fare i conti con la storia), affermando come il ricorso all'istituzionalizzazione della memoria spesso non giovi alla Storia, talvolta appiattendola e trasformando le vittime in statici monumenti incapaci di dialogare con la contemporaneità. Il pericolo insito nella banalizzazione è ricondurre ogni cosa a formati narrativi stereotipati e commercializzabili, facendo il gioco di chi tenta la subdola carta del revisionismo su tragedie come la Shoah.



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