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"Mi agguanto solo per sentirmi vivo/al guscio della mia capigliatura", cantava in Confessioni di un malandrino (titolo altresì dell'omonima autobiografia pubblicata di recente) la chioma forse più iconica della musica italiana. Angelo Branduardi è una figura quasi mistica del panorama artistico italiano e internazionale: cantautore, violinista e compositore, sin dal debutto discografico nel 1974 ha saputo gettare un ponte tra il sogno e la realtà con i suoi brani dal sapore onirico e dal fascino antico; per usare le parole di Fabio Zuffanti: "ha portato la fantasia nel reame del pop". Dopo aver esplorato senza sosta il rock, la musica rinascimentale, l'elettronica, il folk, dopo essersi inoltrato nella sperimentazione con la poesia e la spiritualità, l'autore delle celebri Alla fiera dell'est, Cogli la prima mela, Vanità di vanità ha deciso di raccontarsi al pubblico nel modo schietto di chi non ha mai temuto "la fitta sassaiola dell'ingiuria". Lo farà anche al Festival, affiancato dalla critica musicale Giulia Cavaliere (Romantic Italia).

Palazzo San Sebastiano
Largo XXIV Maggio, 12 - Mantova
Festivaletteratura