Bentornato, Festivaletteratura

3 9 2016

Bentornato, Festivaletteratura

Il racconto dell'incontro con Jonathan Safran Foer che ha inaugurato la ventesima edizione del Festival

Jonathan Safran Foer torna al Festivaletteratura per presentare il suo nuovo libro, Eccomi.

Un titolo che evoca una presenza, la necessità di “esserci” nei momenti della vita. Proprio quello che i personaggi del libro mostrano di non fare, indaffarati come sono nelle loro occupazioni con la convinzione di poter in questo modo raggiungere la felicità. Come la moglie architetto del protagonista che passa il tempo a progettare case nelle quali, un giorno, piacerebbe vivere.

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Alla domanda “che cos’è la felicità?”, Foer risponde che nel suo libro essa appare collocata al di là di un muro, il muro che uno dei protagonisti in sogno tenta di abbattere. Solo quando è troppo tardi, quando cioè viene chiamato ad affrontare una prova estrema, si accorge di essere sempre stato in realtà dall’altra parte, circondato dalla felicità che sta per essergli strappata. Questo è quello che Foer chiama “il paradosso in ritardo”. Non ci rendiamo conto, dice l’autore, dello scorrere del tempo finché non si verifica un evento, anche drammatico, attraverso il quale la vita ci ricorda che il nostro tempo in questo mondo è limitato.

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La realtà, dice Foer, impone anche dei doveri come quello del lavoro, del sostentamento, di una vita quotidiana fatta di dettagli e distrazioni. Sono questi che ci impediscono di avere tempo per amare e per realizzare quello che vogliamo fino a quando non arriva il momento della scelta. Nella vita come nella scrittura, a cosa dobbiamo dedicarci quindi? All’intrattenimento o alla sostanza? Foer afferma di non scegliere, ma si dedica ai suoi personaggi e ne descrive i dettagli, i piccoli gesti quotidiani, anche quelli più insignificanti. Invita il lettore ad entrare nelle loro vite e a comprendere la necessità di trovare un equilibrio tra la preziosità della vita e i doveri del mondo reale. Una soluzione è forse da ricercare nelle parole conclusive di Foer, il quale afferma che il migliore augurio che lui fa ai suoi giovani lettori quando firma gli autografi è: «buona fortuna e non credete nella fortuna».

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Confidare troppo nella fortuna, dice, può portare a non aver fiducia in sé stessi anche se è necessario rendersi conto quotidianamente di quanto si è fortunati. E’ questa la sintesi del paradosso tra il bisogno di vivere e la necessità di essere felici.

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