Cibo del futuro

8 9 2018

Cibo del futuro

Perché, secondo Marco Di Domenico, mangiare gli insetti salverà il mondo

Da sempre attento alle questioni e alle sollecitazioni proposte dalle scienze esatte, Festivaletteratura inaugura quest'anno Scienceground, un terreno per il confronto scientifico, aperto per tutta la durata della manifestazione presso lo spazio di Santa Maria della Vittoria. Animato da una piccola comunità scientifica temporanea composta da giovani ricercatori e studenti universitari, Scienceground funzionerà come luogo di scoperta, dialogo e approfondimento per riaffermare il valore fondamentale del giudizio e del discorso scientifico proprio a partire dal tanto controverso concetto di dato, attraverso giochi, workshop, videoconferenze, interviste dal vivo e una piccola biblioteca tematica.


La possibilità che il cibo del futuro consista in larve e cavallette deve aver incuriosito molte persone, a giudicare dalla folla radunatasi sabato pomeriggio attorno alla lavagna di piazza Mantegna e sui gradini dell'adiacente Basilica di Sant’Andrea. L'entomologo Marco di Domenico ha aperto il suo intervento enumerando alcuni dati e campanelli d'allarme sui consumi alimentari del nostro tempo: viviamo un'epoca di sprechi sotto ogni punto di vista. Si sprecano acqua, plastica e qualsiasi materiale impiegato per gli imballaggi, non ultimo il cibo. Si tende a considerare lo spreco di cibo esclusivamente in relazione a quello che viene buttato via nelle mense, negli ospedali o nei supermercati, mentre il problema andrebbe arginato a monte.

Basti rilevare che per produrre 1 kg di carne di manzo (all’incirca il peso di una fiorentina) occorrono all'incirca 15000 litri d’acqua. Per ogni chilogrammo di carne di manzo – l’animale vivo e non ancora pronto al consumo – servono all'incirca 8 kg di mangimi. Considerando le parti non commestibili, che rimangono inutilizzate, si calcola inoltre che dell’animale venga scartato ben il 70% (e utilizzato solo il 30%). Il consumo per produrre i mangimi, poi, è altissimo: un ettaro di terra destinato alla coltivazione di mangimi per gli animali di cui ci nutriamo è sufficiente per un uomo solo. Lo stesso ettaro, coltivato a riso, basterebbe per ventidue uomini. Questa, a ben vedere, è anche una delle principali cause della deforestazione. Un'altra conseguenza del consumo di carne è l’aumento dell’inquinamento atmosferico. Circa il 74% delle emissioni mondiali di anidride carbonica è provocato dai bovini: il bestiame rilascia metano, attraverso i microorganismi coinvolti nel processo di digestione animale, e protossido di azoto, attraverso la decomposizione del letame; per questo gli animali sono tra i maggiori responsabili dell’effetto serra.

Attualmente ci sono due tendenze: da un lato si investe sempre di più nel consumo di carne, dall’altro le associazioni nazionali che fanno ricerca sul cancro raccomandano di ridurne il consumo, poiché strettamente legato alla comparsa di malattie cardiovascolari, diabete e obesità. Enti come l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – raccomandano di mangiare non più di 500 g di carne alla settimana a testa (cercando di evitare il più possibile carni rosse e insaccati). Ciò era la normalità fino a cinquanta anni fa, quando la carne era considerata un alimento per pochi; oggi invece se ne consumano in media – contando dunque anche i neonati, i vegani e tutte le persone che per i più disparati motivi non mangiano carne – 1,1 kg a testa, ogni settimana.
Dunque, perché gli insetti?

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L’idea di mangiare insetti non è l’ennesima trovata cool, non è un modo per essere originali, ma in un simile contesto diventa un’autentica esigenza. Secondo l'entomologo si dovrebbero produrre e utilizzare farine fatte con gli insetti. I vantaggi sarebbero numerosi. Prima di tutto, per allevare insetti si ridurrebbe notevolmente il consumo di acqua, infatti questi si nutrono di piante o di altri insetti e non hanno bisogno di bere. Ci sarebbe anche una considerevole ottimizzazione degli spazi, dato che nello spazio necessario ad allevare decine di manzi si potrebbero allevare milioni di grilli. Ultimo, ma non meno importante, verrebbe alleggerito il problema dello smaltimento dei rifiuti, perché gli insetti si nutrono degli scarti con cui si fa il compost. La carne degli insetti, inoltre, è povera di colesterolo e grassi e ricca di proteine e omega-3.

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Nonostante tutti i vantaggi, l’idea di mangiare gli insetti continua a causare ribrezzo ai più e i motivi sono esclusivamente culturali. In realtà si mangerebbero insetti senza realmente percepirli e allo stesso tempo si introdurrebbero nell'organismo proteine animali migliori. Dal punto di vista zoologico, inoltre, gli insetti e i crostacei sono quasi la stessa cosa. Non ci sono scuse: mangiare gli insetti è la scelta più sostenibile che si possa fare.


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Lavagne mercoledì 5 ore 18.00 [**- Lavagne giovedì 6 ore 19.00 - Evento 52 “Non è che siamo tutti newton o Galileo” - Evento 72 “Scienza e società 2.0” - Evento 84 “Quale cura per la memoria?” - Lavagne venerdì 7 ore 19.00 - Evento 167 “La lunga strada del DNA” - Evento 189 “Una storia stupefacente” - Lavagne domenica 9 ore 17.00.

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