La creatura di Mary Shelley

8 9 2018

La creatura di Mary Shelley

Che cosa rende "Frankenstein" così speciale?

I piccoli volontari della redazione junior sono più che pronti. Saranno loro a raccontare gli eventi con nuove prospettive e presentare i laboratori della Casa del Mantegna, dedicati al nostro pubblico più giovane.


Sono passati duecento anni dalla prima edizione del capolavoro di Mary Shelley, ma Il Mostro di Frankenstein continua a far parlare di sé, anche grazie a Lita Judge che ha scritto e illustrato la vita di questa grande autrice che ha creato una lunghissima e gloriosa serie libri horror e gotici.

Di fronte alla gremita platea della Casa del Mantegna, accompagnata sul palco dal simpaticissimo Davide Morosinotto e da Elsa Riccadonna, Lita Judge racconta che Mary Shelley aveva un carattere ribelle e appassionato e un'idea romantica dell'amore, affiancata dal fascino per la morte e l'ignoto. Mary Shelley lottò per avere una vita diversa da quella concessa alle donne del suo tempo, una vita alternativa e "gotica" che si rispecchia profondamente nel suo libro. L'autrice inglese riuscì a creare un'opera originale, per certi versi svincolata dai canoni narrativi del suo tempo. «Penso che solo una donna avrebbe potuto scrivere un libro del genere», afferma Lita Judge. Ma che cosa ha di particolare la Creatura di Mary? Perché è diversa da tutti gli altri mostri che pure hanno un'antica e gloriosa tradizione letteraria?

Solitamente, come sottolinea Morosinotto, un mostro incarna tutte le paure dell'infanzia e per questo è così temuto. Lita Judge lo sa bene perché la sua infanzia passata in Alaska è stata segnata dal "Sasquatch", un mostro scimmiesco profondamente radicato nell'immaginario nordamericano. Tuttavia Mary Shelley ha generato un personaggio che, pur suscitando paura e terrore, stimola nel lettore una forte compassione. Il ruolo di "cattivo" all'interno del romanzo sembra quindi ricadere sul suo creatore, lo scienziato Victor Frankenstein, protagonista di un orribile esperimento e mosso unicamente dalla sua ambizione. L'autrice è riuscita a rendere la sua creatura incredibilmente umana, perché, a differenza degli altri mostri che uccidono, nasce e prova sentimenti. Mary ha utilizzato anche un metodo letterario rivoluzionario, facendo in modo che la vicenda fosse narrata da tre persone diverse. Inoltre ha riversato nel suo libro l'empatia e la sofferenza che ha provato durante la sua esistenza. Infatti ha sperimentato la povertà e il dolore: assistette alla freddezza e crudeltà del padre, alla povertà durante il viaggio in Francia, alla perdita dei propri figli e all'abbandono da parte dell'amante. Lita Judge fa notare però che Mary ricevette anche un forte impulso dalla madre, fondatrice del femminismo moderno e prima donna a scrivere opere sui diritti del genere femminile. Secondo Lita Judge c'è una stretta analogia tra la vita di Mary e la sua opera, specialmente per quanto riguarda i sentimenti e le dinamiche tra i personaggi.

L'idea alla base del romanzo, come è noto, nasce durante una conversazione tra Percy Shelley, l'amante di Mary, e l'amico Byron riguardo gli esperimenti dell'epoca sui cadaveri dei giustiziati. La giovane autrice si chiese se fosse giusto per l'uomo creare la vita da solo senza l'aiuto della donna, che potrebbe in questo modo perdere la sua utilità. Dall'allarme suscitato da questi pensieri, unito a un continuo travaglio esistenziale, nasce Il Mostro di Frankenstein, reso tale dalla scienza e dall'uomo, abbandonato in un mondo ostile, capace solo di stigmatizzarlo. Lita Judge racconta che nella sua opera il testo non prevale sulle immagini, ma queste potrebbero raccontare la storia da sole. Tuttavia i due elementi del libro vanno di pari passo, alternandosi man mano che le pagine scorrono. E dopo quasi due secoli Mary Shelley e la sua Creatura continuano a vivere ed essere non soltanto un pilastro della narrativa horror ma dell'intero immaginario della nostra epoca.

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