La rete e il paesaggio

8 9 2018

La rete e il paesaggio

Un'idea completamente nuova di spazio e tempo

Segni su un planisfero in carta, le frontiere sono un atto di scrittura che coinvolge il narratore non meno del geografo. Ogni confine è il luogo perfetto per osservare e raccontare: abbastanza vicino per distinguere i dettagli, separato a sufficienza per una descrizione lucida. Festivaletteratura propone queste riflessioni in un ciclo di eventi dedicati alle frontiere e a chi le attraversa.


Per iniziare il suo terzo incontro Franco Farinelli riprende l’idea, composta da tre paradigmi, di spazio fisico e temporale che ha guidato l’umanità fino al 1969. Il primo paradigma dimostra l’impossibilità di sovrapposizione di oggetto e soggetto, tra i quali deve esserci sempre dello spazio fisico. Il secondo viene elaborato da Galileo e prova l'impossibile contemporaneità tra causa ed effetto. Il terzo e ultimo paradigma è elaborato da Cartesio, secondo cui pensiero e materia sono ontologicamente differenti e non possono coincidere.

Per fortuna o per sfortuna ogni scienza, come sostiene il filosofo Kuhn nel suo saggio La struttura delle rivoluzioni scientifiche, affronta un periodo di rinascita, di crisi e infine il modello cede e si sviluppa una nuova scienza rivoluzionaria. Dopo il 1969 con l’avvento della rete e dei computer il modello di spazio cambia radicalmente. La definizione di rete che viene data dal sociologo spagnolo Manuel Castells è di «una entità imposta da macchine, che sono materia, con dentro un hardware, che è il pensiero». Proprio con questa definizione crolla il secondo paradigma dello spazio. Il terzo basamento dell'antico modello viene dimostrato essere sbagliato dalla relazione che la Luna causa sulle maree: in questo caso non vi è alcun spazio temporale tra causa ed effetto ma a uno si antepone immediatamente l’altro.

Per arrivare alla caduta del primo paradigma bisogna partire dal 1452, l’anno in cui per la prima volta nella lingua italiana un pittore usa la parola "paesaggio" per descrivere ciò che fino a poco prima era il "pittoresco": un dipinto dove vi sia rappresentata la natura e in minima parte l'uomo. Il paesaggio tra il XVII e il XVIII secolo diventa quel luogo dove il borghese può scappare dalle grinfie del nobile; il paesaggio per eccellenza era la montagna. L’esempio più noto che rappresenta questo è il quadro il Viandante sul mare di nebbia del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich. In quest’opera il soggetto, il viandante, e l’oggetto, la vista, si fondono in un'unica cosa. Si può quindi dire che il paesaggio è un antico modello della rete attuale.


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Evento 12 “Un gioco ri-creativo” - Evento 20 “C’è una crepa in ogni cosa” - Evento 37 “Esuli in terra ostile” - Evento 45 “Stati di coabitazione” - Evento 51 “Una riga tracciata sul foglio” - Lavagne, giovedì 6 settembre, ore 18:00 - Lavagne, venerdì 7 settembre, ore 18:00 - Evento 177 “Conoscere i confini”.

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