Mantova sogna Praga: un percorso nel gotico

7 9 2018

Mantova sogna Praga: un percorso nel gotico

I racconti praghesi sullo sfondo del cimitero di Mantova

La collina di Petřín, il cimitero ebraico, la sinagoga, la cattedrale di San Vito. Ogni dettaglio della città rimanda ad un romanzo e, in occasione del cinquantesimo della Primavera di Praga, si rafforzano anche i legami con il passato. Quest’anno a Festivaletteratura Praga è un incrocio di vie letterarie.


Il cimitero monumentale di Mantova si tinge di nero. Nero come il buio, come le ombre che si nascondono e che strisciano nella sera; nero come il colore dei mostri che abitano le nostre paure più profonde. Ma il nero è anche il colore dell’inchiostro, dei fiumi di inchiostro che sono stati usati nei secoli per parlare di Praga, città culla del gotico magico e regina di questa serata, tutta dedicata ai suoi autori e alle sue atmosfere.

In un tragitto di 40 minuti Luca Scarlini e la Compagnia della Lettura accompagnano gli spettatori in un viaggio fisico e mentale, che fonde permanentemente le tombe degli artisti mantovani Andreani e Vitali a scrittori del calibro di Kafka, Meyrink e Urzidil, che hanno contribuito a rendere la città la capitale del gotico, dell’inusuale. Il cui simbolo, non a caso, è proprio il cimitero ebraico.

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La scelta di tanti autori praghesi di affidarsi ai toni gotici ha una ragione ben precisa: tramite il gotico, che ha in sé i tratti del grottesco e il raccapricciante, gli autori esprimono quello che non possono o hanno paura a dire. Questo il caso di Karel Čapek, che nel suo libro La guerra delle salamadre esorcizza la sua paura per la dittatura, dilagante in tutta l’Europa ma soprattutto il Germania. E tutto ciò già negli anni Venti, prima ancora della presa del potere del nazismo.

Man mano che il sole cala e ci si addentra nel museo a cielo aperto, i rumori della città svaniscono e grazie alle voci a volte stentoree, a volte sospiranti degli attori si torna indietro nel tempo, partendo da una Praga novecentesca per arrivare a una Praga barocca, colta dalla peste. Leo Perutz, in Di notte sotto il ponte di pietra, dà vita a un incubo che si svolge nel cimitero ebraico, dove tra le lapidi ballano bambini morti in tuniche bianche mentre l’Angelo della morte li sorveglia. Immagini che sono influenzate dal suo stato febbricitante e dal suo essere a Gerusalemme, lontano dalla sua amata Praga, che proprio per questo assume tratti lunari: bellissimi quanto anodini, insondabili e fautori di angoscia. Come ricorda però Luca Scarlini «le tombe non possono dare risposte, semmai pongono domande»; la peste dunque rimane un mistero, risolvibile per Perutz solo nel mostro che abita sotto il ponte di pietra.

A chiudere il percorso un brano tratto da L'altra parte di Alfred Kubin, che racconta di una città tra l’utopia e il sogno, che ricorda l’isola a forma di luna di Thomas Moore per la sua divisione aritmetica e la sua attenzione per i numeri. Ma le atmosfere sono tutte praghesi: i colori sono sbiaditi, la luce non riesce a sfondare le nubi. «Le case hanno solo due colori, il nero e il marrone. Mancava il meglio, mancavano i colori», così Kubin descrive paradossalmente Perla, la sua città del sogno, facendo capire come spesso neanche i sogni sono imperfetti. Come infatti dimostra la fine del romanzo, dove lentamente ma inesorabilmente Kubin vede svanire questo regno.

La sera è finalmente giunta, il percorso finisce. Nel cimitero risuona il silenzio per un istante di secondo. Poi torna la fretta, i passi concitati per prendere l’autobus e le chiacchere con le vicine fanno scomparire dall’ immaginario collettivo la Praga piena di magia. Praga cessa di esistere. Poi il secondo turno inizia, e Praga torna in vita.


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Accenti mercoledì 5 settembre, ore 16,00 - Evento 74 “Streghe, Dee, Maghe Guaritrici” - Evento 140 “La storia è anche benevola: distrugge quanto più può”- Evento 163 “La metamorfosi di una parola”.

Festivaletteratura