9 9 2018

Parole, parole, parole

Capire i termini per poterci giocare

Tra gli italiani che interverranno alla prossima edizione assume una particolare rilevanza la presenza di autori che arrivano al romanzo o al racconto dopo un percorso di successo nella scrittura per il cinema o per il teatro. L'interazione tra letteratura e altre forme espressive – cinema, musica, fumetto – sarà più esplicita nei bonus track, in cui coppie inedite di scrittori e artisti cercheranno di regalare qualcosa in più di un tradizionale evento letterario.


«Io oggi non ho un libro specifico da promuovere, io oggi parlo di qualcosa che non è scritto, ma forse molto presto lo sarà». Stefano Massini è un amante delle parole, parole che raccontano idee ed esperienze, da cui nasce ogni conoscenza umana.

A lui però piace dar vita alle parole, così è diventato un drammaturgo: dramma deriva dal greco δραω, fare, e il fare sta alla base del suo modo di concepire la comunicazione; questo è evidente, soprattutto nel momento in cui finalmente gli portano un microfono che possa tenere in mano camminando, non costringendolo a stare seduto a un tavolo.

E così si mette a parlare di parole, che sono anche storie: i deonomastici, parole derivate da un nome, lo esaltano; ma quello che più gli piace è associare un viso a una parola, come si fa con i deantropomimici.
Da qui in poi è un fluire ininterrotto di storie e parole, collegate dal solo fatto di essere deantropomimici: lapalissiano, stacanovista, sabotaggio.

Jacques Lapalisse era un decoratissimo ufficiale, trattenuto nel fango di una battaglia contro i Lanzichenecchi dalle sue medaglie, dopo esser stato disarcionato: sulla sua tomba si legge che “se non fosse morto sarebbe ancora vivo”, dato che il tempo ha trasformato la frase (originariamente sarebbe stato ancora invidiato).

Dal Cinquecento si passa in un battibaleno a 2000 anni fa, con Maria la Giudea che metteva le cose "a bagno maria", come si suol dire; ma si fa presto a tornare al Novecento, con il celeberrimo compagno Stachanov, e a ritornare al primo sabotaggio, opera delle donne francesi che presero i loro sabots, zoccoli, per scagliarli contro le macchine.

Ma la sua brama di deantropomimici non si limita a quelli che già esistono: vorrebbe coniarne di nuovi.
Per morosinità intende «profonda virtù di coloro che davanti a una battaglia diventata inutile lasciano stare»: Morosini infatti dopo 23 anni di difesa della città di Candia, decise di cederla ai turchi perché riteneva ormai inutile la causa.

Il birismo invece è «la maledetta situazione in cui hai un talento e cavolo non riesci a sfruttarlo»: Ladislao Giuseppe Biro, ebreo ungherese, inventò la penna a sfera guardando un bambino giocare con una palla e l’inchiostro, ma vendette il brevetto e fece la fortuna di Marcel Bic.

Massini conclude il suo intervento tra gli applausi divertiti della folla. La nostra lingua ben si presta a questi giochi, e allora continuiamo a giocare e divertirci, apprezzando sempre di più la cultura.


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Evento 18 ”Dieci anni dopo” - Evento 44 “Per alibi solutori” - Evento 50 “Occhi neri” - Evento 55 “Credevo che” - Evento 61 “Marenglen” - Evento 64 “Un incendio per un cuore di paglia” - Evento 69 “I tormenti di una terra di confine” - Evento 90 “Sacre parole” - Accenti, venerdì 7 ore 17.00 - Evento 106 “In questa commedia che è la vita” - Evento 108 “Dialoghi sulla scrittura” - Evento 111 “Italiani si rimane” - Evento 133 “Ricomincio daccapo” - Evento 142 “Cambio registri” - Evento 145 “Noi siamo ciascuno la propria storia” - Evento 157 “Voci dal Novecento” - Evento 161 ”Questioni di cuore” - Evento 162 “Colapesce vs Rossari: round 1” - Evento 172 “Il mondo ha bisogno dei vip” - Evento 188 “Innamorarsi a (di) Roma” - Evento 194 “Aggiungere vita ai giorni” Evento 203 “Altezza zero”.

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