Un ricordo di Ermanno Olmi

7 5 2018

Un ricordo di Ermanno Olmi

L'incontro a Festivaletteraratura 2012 con il regista bergamasco, scomparso oggi

Ermanno Olmi si è spento oggi all'età di 87 anni, e un'altra pagina fondamentale del cinema italiano passa definitivamente alla storia in tutta la sua grazia luminosa. Per introdurre il suo primo e unico intervento a Mantova, sei anni fa, prendemmo in prestito un'affermazione che incarna alla perfezione la sua eccezionale parabola artistica, avviata alla fine degli anni '50 e culminata con alcuni tra i più importanti riconoscimenti internazionali in campo cinematografico, tra i quali il Leone d'oro alla carriera nel 2008. «Una sola può essere l'arca di Noè oggi: l'uomo. Che ognuno sia l'arca di se stesso e rappresenti in sé l'intero atto della creazione, diventando attore di una nuova alleanza non tanto tra noi e Dio, quanto tra noi e la zolla: il nostro compito sulla terra, infatti, è essere gli interpreti della casa che ci ha accolto, per governarla, rispettarla, amarla». Ciascuno riconoscerà facilmente in questa frase del regista almeno uno, se non tutti, i suoi film: dai primi, disincantati ritratti di una società italiana in pieno boom economico ma sempre più aliena a se stessa (Il tempo si è fermato, Il posto, I fidanzati) a quell'immenso poema per immagini che fu L'albero degli zoccoli (Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1978), capace di restituire l'essenza di un mondo contadino definitivamente scomparso.

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Nel dialogo affettuoso col regista Franco Piavoli e il giornalista Marino Sinibaldi, Olmi raccontò al pubblico di Piazza Castello molti temi a lui cari, dalla tensione tra campagna e città, natura e cultura, divino e profano, alla necessità di riscoprire la profondità dei rapporti umani, spesso sfuggita dalle grandi narrazioni della modernità ma sempre viva e presente nei semplici e nei derelitti, nei poeti e nei profeti, nei guerrieri e negli avventurieri, tutti protagonisti dei suoi film, che come piccole storie in celluloide viaggiano ancora lungo le acque del Po e del Mar della Cina, sotto i ponti della Senna, nelle trincee della Grande Guerra e nelle campagne padane segnate dal passaggio dei Lanzichenecchi e dal sudore di migliaia di contadini.

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