L'originalità dell'Europa è l'immensa diversità delle lingue e delle culture che esse riflettono, l'europeo vive nel plurilinguismo. Dovrà allevare i suoi figli e le sue figlie nella varietà delle lingue e non nell'unità.
paul hagège

Il Vocabolario europeo ha offerto in questi anni, agli spettatori del Festivaletteratura, l’occasione di scegliere la loro "lingua adottiva": vale a dire, secondo la definizione dell’Unione Europea, una terza lingua, diversa dalla propria e da quella usata per la comunicazione internazionale (di fatto, l’inglese). Una persona, tre lingue: questa è la strada, se si vuole difendere – in tempi di globalizzazione e di omologazione – il bene prezioso della glottodiversità.

«Non chiederci la parola», scriveva montale. Noi invece, lo abbiamo fatto. Negli ultimi sei anni abbiamo chiesto a settantotto scrittori di ventinove lingue diverse di indicarci una parola che per loro fosse particolarmente significativa. Roba da dare i numeri: 53 provengono da 17 delle 24 lingue ufficiali dell’Unione Europea (l’ultima ad aggiungersi è stata il finlandese); 7 da 6 lingue regionali o minoritarie dell’Unione (come il basco o il catalano per la Spagna; l’irlandese o il gallese per la Gran Bretagna; il sardo e il siciliano per l’Italia); 8 da 6 lingue di paesi che dell’Unione non fanno parte (dal turco al russo, dall’islandese al serbo). È così che è nato, e sta crescendo, il nostro Vocabolario europeo: un Vocabolario tutto particolare, che invece di spiegare le parole le racconta. Quando leopardi, in una pagina del suo zibaldone, vagheggiava un «Vocabolario universale Europeo», immaginava che l’opera («degna di questo secolo, ed utilissima alle lingue non meno che alla filosofia») si fondasse su «esempi giudiziosamente scelti di scrittori veramente accurati e filosofi ». Noi quegli scrittori li abbiamo convocati di persona. Di qui la particolare natura di questa raccolta: più che lemmi di un dizionario, le voci sono schegge di racconto, squarci di autobiografia; più che riflessioni linguistiche, puntelli di idee forti, pronte ad animare il dibattito per e con il pubblico del Festivaletteratura di Mantova. Chi c’è stato lo sa. Dalla parola che hanno scelto gli scrittori fanno sprigionare storie e immagini, odori e sapori, ricordi, volti, profezie. Le restituiscono tutti i sensi, dandole una consistenza che non potrebbe avere in nessun altro vocabolario. Il Vocabolario europeo – chi c’è stato lo sa – non è fatto tanto di parole, quanto di definizioni. O meglio, di parole ad alta definizione: così alta da trasformare vocaboli comuni in preziose parole d’autore. Parole, parole, parole, come risponde amleto a Polonio («What do you read my lord?» «Words, words, words»). Parole, parole, parole: ancora e per sempre la materia prima della letteratura.



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