Scramentu
Giorgio Todde
s., dal sardo
Festivaletteratura scottatura, disillusione

La parola è ricchissima di sfumature, non c’è un equivalente italiano. La miglior traduzione di scramentu la dà Max Leopold Wagner, il linguista che ha classificato il sardo e il ladino come le uniche due lingue autonome italiane. Nel 1904 Wagner arrivò in Sardegna e la praticò sino al 1960, parlava tutti i dialetti, ha scritto il più bel dizionario etimologico della lingua sarda e, in realtà, non dà un traduzione univoca, perché il termine non è facilmente traducibile: tanto è poco traducibile che ancora è sopravvissuto nello slang che ancora si parla in città, cioè i giovani che non parlano il sardo usano la parola scramentau, il verbo, l’aggettivo ed è stata anche italianizzata (si dice ‘sei scramentato’). Normalmente su scramentu proviene dal voler ostinatamente, testardamente compiere un’azione dalla quale poi aspettarti una conseguenza negativa, per esempio su scramentau è quello che tocca il fuoco sapendo che poi si brucerà. Ripeto, la parola è molto legata ai sensi e c’è una fisiognomica del su scramentau che è normalmente quella faccia tra l’addolorato e l’indispettito che hanno i bambini quando hanno un’esperienza sensoriale negativa; poi è chiaro che un adulto che scramenta è un po’ un adulto infantile, quindi è uno che si è ostinato a cercare il dolore.



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