Bild
Hans Belting
s., dal tedesco
Festivaletteratura immagine

Der Begriff Bild hat mich in meiner Forschung immer wieder neu beschäftigt. Schon in meinem Buch „Bild und Kult. Eine Geschichte des Bildes vor dem Zeitalter der Kunst“, das auch in Italien erschienen ist, habe ich die Bildfrage in das Zentrum meiner Untersuchungen gestellt. Ich habe das Thema wieder aufgegriffen in dem ersten Versuch eine „Anthropologie des Bildes“ zu verfassen, die in mehreren Sprachen erschienen ist, aber in Italien noch nicht übersetzt ist. Der Begriff ist, wie in jeder anderen Sprache auch, vieldeutig. Er kehrt wieder in Einbildung (imaginazione) Ausbildung (educazione), aber auch in Bildung als solcher (formazione). Für das Imaginäre besitzt das Deutsche den Begriff der Vorstellungswelt. Die bildenden Künste sind in deutscher Sprache jene, in denen die Künstler mit ihren Händen etwas bilden, nämlich z.B. Skulpturen. Auffällig ist die Distanz zu den romanischen Sprachen,die den Begriff alle vom Lateinischen ableiten. Dennoch ist die Verbindung zwischen den europäischen Sprachen, und noch mehr zwischen den europäischen Bildwelten, frappant. Es gibt eine spezifisch europäische Bildauffassung, welche in der Perspektive der Renaissance ihren reinsten Ausdruck findet. Ich habe sie in meinem Buch, das auf Italienisch canoni dello sguardo heißt als visuelle Kultur Europas mit der visuellen Kultur der arabischen Welt verglichen. Es ist deshalb ein großes europäisches Thema, das Bild vorzuschlagen zur Diskussion, denn hier haben die Bilder in der christlichen Religion, die Europa vereinte, ihr Fundament gewonnen und in der frühen Moderne die Wandlung zur Kunst vollzogen, wobei sie einen Kunstbegriff kanonisiert haben, der selbst in der globalen Welt noch für universal gehalten wird, aber letzlich einen europäische Erfindung ist.

Mi sono occupato diverse volte del concetto di “Bild” (immagine) nell’ambito delle mie ricerche. Già nel mio libro “I canoni dello sguardo. Storia della cultura visiva tra Oriente e Occidente”, incentravo i miei studi su tale questione. Ho ripreso il tema nel primo tentativo di compilare un’antropologia dell’immagine, in un testo già pubblicato in diverse lingue, ma non ancora tradotto in italiano. “Bild” è un termine dai molti significati, come il suo corrispondente in molte altre lingue. Ritorna nel termine “Einbildung” (immaginazione), “Ausbildung” (educazione), ma anche in “Bildung” (formazione). Per l’immaginario, la lingua tedesca dispone del termine “Vorstellungswelt”. In tedesco, le “bildende Künste” (arti figurative) sono quelle in cui gli artisti plasmano (bilden) con le proprie mani qualcosa, per esempio le sculture. Qui è evidente la distanza dalle lingue romanze, nelle quali tale termine è sempre di derivazione latina. Tuttavia, i collegamenti tra le lingue europee e soprattutto tra gli universi figurativi (Bildwelten) europei sono sorprendenti. Esiste un’interpretazione delle immagini specificamente europea, che trova la sua espressione più pura nella prospettiva del Rinascimento. Ne “I canoni dello sguardo” ho confrontato questa cultura visiva europea con la cultura visiva del mondo arabo. Proporre il concetto di “Bild” o “immagine” significa quindi proporre un grande tema europeo. Qui infatti hanno trovato fondamento le immagini della religione cristiana che ha unito l’Europa e, nella prima età moderna, si è compiuta la loro trasformazione in arte; tramite questo processo, tali immagini hanno canonizzato un concetto d’arte che è tuttora ritenuto universale, persino nel mondo globalizzato, ma in ultima analisi è un’invenzione europea.



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