Sbrego
Antonio Moresco
s., dall'italiano
Festivaletteratura

Che razza di parola è questa, che su certi dizionari della lingua italiana c’è e su altri non c’è? Da dove viene? Da dove vengono le parole? Da dove vengono i nomi? Da dove vengono le persone che li portano? E anch’io - che mi chiamo Moresco - da dove vengo? Le parole, come gli uomini, gli animali e i vegetali, saltano gli steccati, le frontiere, le lingue, anche loro in cerca di fortuna e salvezza. Sbrego è una parola-azione che vuole dire strappo, squarcio, lacerazione. È una parola dal suono onomatopeico e aspro che viene da lontano, dal longobardo brehhan o brehan, che vuole dire rompere, dal proto-germanico brekaną, che viene a sua volta dal proto-indoeuropeo bhrag, ma di cui si trova anche un’eco nell’antico basso francone brekka, nel francese brèche (breccia), nello spagnolo brecha, nell’inglese to break (rompere, spezzare), ecc… È una parola europea e, prima ancora, indoeuropea. Perché anche l’Europa è uno sbrego. Perché anche la vita è uno sbrego. Perché anche la letteratura è uno sbrego, una lacerazione, e quindi anche una cruna, un passaggio, e se non è questo è ben poca cosa, non varrebbe la pena di dedicarci il tempo nella nostra breve vita.



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