Vigilia
Gilberto Severini
s., dall'italiano
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Veglia, notte passata senza dormire. I Romani dividevano i turni di guardia della notte in quattro vigilie. I primi Cristiani chiamarono vigilie i giorni che precedevano le maggiori solennità della Chiesa.

Nelle passeggiate dell’infanzia ad Osimo mi indicavano due colline.

Loreto, meta di pellegrinaggi devoti, sede privilegiata delle vigilie della cattolicità.

Recanati, dove un illustre poeta aveva cantato le gioie del sabato e di tutte le vigilie contrapponendole a quelle deludenti della festa, minacciata da tristi pensieri feriali.

In quegli anni era diffusa e visibile la partecipazione alle vigilie e ai loro riti. I pranzi di magro. La messa di Natale a mezzanotte. Le campane mute sino all’annuncio della Resurrezione.

Per strada ci si salutava di più. In casa si preparavano le tovaglie più bianche. Le cucine profumavano di dolci.

Un apprendistato alle attese.

Vigilia: il giorno prima. Degli esami. Delle vacanze. Di un anniversario. Di un arrivo. Di un incontro. Di una partenza. Di un commiato.

Franco Fortini, nel testo di una canzone degli anni Cinquanta, racchiude in una frase il sentimento di tante vigilie: ” Basta che non ci debba mai mancare qualcosa da aspettare”.



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