L'armata dei senzatetto si fa viva

5 9 2018

L'armata dei senzatetto si fa viva

Umanizzare le cose attraverso la scultura e la parola

Segni su un planisfero in carta, le frontiere sono un atto di scrittura che coinvolge il narratore non meno del geografo. Ogni confine è il luogo perfetto per osservare e raccontare: abbastanza vicino per distinguere i dettagli, separato a sufficienza per una descrizione lucida. Festivaletteratura propone queste riflessioni in un ciclo di eventi dedicati alle frontiere e a chi le attraversa.


I senzatetto nascono da pezzi recuperati da spazzatura, sfasciacarrozze, officine e discariche. I senzatetto sono costruiti con questi pezzi di recupero da Giovanni Albanese, artista e scultore, attivo a Roma da diversi anni. Ma i senzatetto non sono oggetti inanimati. Al contrario, Ascanio Celestini, autore e attore teatrale, dona loro una biografia, una storia, e ne racconta i comportamenti e le interazioni ne L’armata dei senzatetto, edito da Contrasto, dispiegando tutta la sua abilità di narratore.

In questo modo, le forme inanimate prendono vita: ogni narrazione è quindi la «certificazione di stato in vita di queste opere, pure se gli altri non le vedono». In sostanza, spiega Celestini, il lavoro che lui ha fatto, a partire dalle sculture di Albanese, è esattamente il contrario di quanto avviene nella narrazione pubblica in questi giorni, in cui sempre più spesso viene meno la relazione con le persone. I migranti, ad esempio, sono "codificati": non si raccontano le loro storie individuali, né queste sembrano interessare ai più. In questo modo è più facile trattarli come cose, proprio come i nazisti facevano chiamando «pezzi» i prigionieri dei campi di concentramento. Celestini e Albanese, al contrario, umanizzano le cose.

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E così prendono vita, ad esempio, “Colui che fa i buchi nell’acqua”, una figura antropomorfa con le braccia che finiscono in un trapano, la cui punta è posta in un catino pieno d’acqua. O “Il pazzo”, figura sbilenca e antropomorfa, ottenuta a partire da pezzi metallici circolari. O “Il cavaliere”, fatto da uno strumento metallico posto su una figura di un cavallo. O “Vota Antonio”, sulla cui sommità c’è una tromba recuperata da un grammofono, che Albanese si era litigato mentre rovistava nella spazzatura con un’altra persona che lo aveva individuato contemporaneamente. Ma non importa davvero come siano stati costruiti questi senzatetto. Ciò che conta davvero è che ora sono diventati “Uno qualunque”, “Il giudice”, “Il professionista”, il “Grillo cinese”, la “Guerra in scatola”. E tanti altri, fra cui “Autoritratto”. E lo sono diventati grazie alle mani di Giovanni Albanese e grazie alle parole di Ascanio Celestini: nominandoli e raccontando la loro storia questi oggetti si reificano e diventano vivi.


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Evento 20 “C’è una crepa in ogni cosa” - Evento 37 “Esuli in terra ostile” - Evento 45 “Stati di coabitazione” - Evento 51 “Una riga tracciata sul foglio” - Lavagne, giovedì 6 settembre, ore 18:00 - Lavagne, venerdì 7 settembre, ore 18:00 - Lavagne, sabato 8 settembre, ore 18:00 - Evento 177 “Conoscere i confini”.

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