L'ultima stella di Urania
18 12 2018
L'ultima stella di Urania

Giuseppe Lippi e Tullio Avoledo alla riscoperta dei classici del futuro

La fantascienza segue vie e tempi propri, è un asse letterario parallelo a quello terrestre ma costellato, al pari del primo, di scrittori straordinari, di capolavori dimenticati con troppa facilità, di personalità luminose come quella di Giuseppe Lippi, capaci di esercitare una poderosa forza magnetica sui destini di lettori talmente fortunati da imbattersi tra le sue pagine. Curatore di Urania dal 1990 – la leggendaria collana presente da più di sessant'anni nelle edicole (e nei ricordi) di migliaia di italiani –, Lippi era un critico intelligente e appassionato, formatosi negli anni Settanta alla scuola delle fanzine e di memorabili riviste come Robot. Poteva incantarti per ore parlando di letteratura fantastica, dei classici di Poe, Lovecraft, Clark Ashton Smith e Robert E. Howard – suoi immensi amori –, di 2001: Odissea nello spazio e di infinite altre meraviglie del possibile, fossero esse su carta o in celluloide.

Raccolse le sorti della più longeva collana editoriale targata Mondadori, portata in auge da Fruttero & Lucentini, riuscendo a traghettarla abilmente, fino a oggi, nelle acque perigliose di un'editoria soggetta a rapidi e traumatici mutamenti. Sotto la sua conduzione andò consolidandosi la scoperta e la pubblicazione di eccellenti autori italiani, come pure la rilevanza del Premio Urania, divenuto uno dei più autorevoli riconoscimenti nel campo della narrativa fantastica in Italia.

Tra la sua scomparsa a Pavia lo scorso 15 dicembre e il tempo di questo breve ricordo, abbiamo riascoltato con attenzione il suo incontro al Festival nel 2011 accanto a Tullio Avoledo, che proprio quell’anno ci fornì un immenso aiuto nel mettere in piedi una biblioteca temporanea dedicata alla letteratura di fantascienza. Chi ha conosciuto Lippi dal vivo o attraverso le sue introduzioni, i suoi saggi e le sue traduzioni, riconoscerà nei brillanti e divertenti scambi con Avoledo («Negli anni Settanta, durante la mia formazione come lettore di fantascienza e come potenziale scrittore di opere che con la fantascienza hanno molti punti di contatto, Giuseppe Lippi era uno dei miei padri formatori a distanza») il candore di un grande amante della letteratura e del cinema («Io stesso non so spiegarmi come un'antica passione sia diventata una professione. Da sempre sono stato insofferente, anche per carattere, alle contingenze, al quotidiano, a volte anche a quello che semplicemente ci circonda»), il suo approccio mai scontato alla critica letteraria, la sua capacità di guardare sempre e oltre le etichette di genere, a caccia di quella materia rara e preziosa di cui è intessuta l'immaginazione. Buon ascolto!

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