Come si dimostra un crimine che si consuma nello spazio? Eyal Weizman ha dedicato vent'anni a costruire una risposta: Forensic Architecture, l'organizzazione che dirige, usa immagini satellitari, modelli tridimensionali, analisi del suolo e delle strutture per produrre prove di violazioni dei diritti umani davanti alle corti internazionali. In Ungrounding. Architettura del genocidio, il suo lavoro più recente, Weizman porta questo metodo al confronto con Gaza: un viaggio nella "cartografia profonda" del territorio, dai tunnel sotterranei alla topografia militarizzata, dai villaggi distrutti nella Nakba del 1948 alle campagne di demolizione sistematica degli ultimi anni. La tesi è che il territorio non sia mai uno sfondo neutro: è il luogo dove si inscrivono i rapporti di forza tra colonizzatore e colonizzato, e dove – se si sa come guardare – quei rapporti diventano leggibili e documentabili. A Festivaletteratura Weizman parlerà del suo metodo e di cosa significa costruire prove in un momento in cui le immagini sono ovunque ma la verità resta contesa. A dialogare con lui, Nicolò Porcelluzzi (Medusa, Sonar).
L'autore parlerà in inglese, con interpretazione consecutiva in italiano.