Cosa unisce le vasche di deprivazione sensoriale degli anni Settanta, le tecniche di interrogatorio della CIA, i rave party, Elon Musk e le storie d'amore tra esseri umani e delfini? La risposta, sostiene Carlo Mazza Galanti, è una molecola sola: la ketamina. In K-Hole, il critico letterario e giornalista culturale costruisce qualcosa di difficile da classificare: non un saggio sulla dipendenza, non un pamphlet, non un manuale di farmacologia, ma un tentativo di leggere l'intera contemporaneità attraverso una sostanza chimica. L'esperienza del cosiddetto "k-hole", quella dissoluzione dell'ego in cui il soggetto si percepisce come entità disincarnata che fluttua senza coordinate, diventa la metafora perfetta delle fantasie tecno-utopiste del nostro tempo: il sogno della mente caricata nel cloud, il transumanesimo, l'intelligenza artificiale come estensione di sé oltre i limiti della carne. Mazza Galanti ne parla con Matteo De Giuli (Medusa).