La poesia può diventare una forma di conoscenza proprio là dove l'esperienza si sottrae alla comprensione immediata: nel dolore, nella guerra, nella fragilità della condizione umana. Nel suo ultimo libro di versi, Lacrimae Rerum, Patrizia Valduga esplora una scrittura che si muove in quello spazio in cui il vissuto individuale e il destino collettivo si incontrano, riattivando una delle tensioni fondamentali della tradizione poetica. Corpo, amore, lutto e tempo diventano materia di una lingua che non si limita a rappresentare, ma lavora sull'esperienza stessa, trasformandola in linguaggio. In questa tessitura rigorosa e mobile, la sofferenza non è il contenuto da esprimere, ma la forza che modella ritmo e struttura, aprendo alla possibilità di una conoscenza che nasce dalla vulnerabilità e dalla sua elaborazione poetica.