Uomo e natura: un rapporto in costante cambiamento
Amitav Ghosh è uno scrittore di romanzi e di saggi relativi all’emergenza climatica e alle sue radici nel colonialismo, nel capitalismo e nelle diseguaglianze sociali. Barbara Furlotti è la curatrice, insieme a Guido Rebecchini, della mostra che aprirà a fine settembre a Palazzo Te, “Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio”, che tratta la concezione della natura nell’arte del Cinquecento e al suo cambiamento.
In Europa nascono due tipologie di approcci opposte alla natura: la prima vede la natura come una forza misteriosa, che può essere una madre buona e generosa o una matrigna che causa catastrofi naturali, ineffabile e inspiegabile; ciò che non riescono a comprendere viene personificato e riportato nella sfera umana. Il secondo approccio è totalmente scientifico, è un tentativo di capirla separandola da noi.
La natura è considerata come un oggetto di studio da riprodurre, come qualcosa che deve essere addomesticato in favore del nostro divertimento e del nostro interesse.
Amitav Ghosh racconta che ha trovato difficile costruire le categorie della natura; in bengalese, sua lingua madre, non esisteva un termine per definire la natura, è stato creato in parallelo con il termine inglese. L’autore si trova ora in difficoltà a dissolvere questa parola, non riesce ad evitare di utilizzarla. Trova strano pensare che la natura sia esterna dall’umanità, quando noi stessi siamo fatti da minuscoli organismi che svolgono le nostre funzioni vitali.
Come abbiamo iniziato a pensare che la natura fosse qualcosa di lontano da noi?
Una spiegazione si può trovare nel Cinquecento, quando molti naturalisti compilavano cataloghi degli organismi viventi che vedevano nel tentativo di conoscere la natura e, con questa conoscenza, possederla e sfruttarla; in questo modo, abbiamo iniziato a vederla come un oggetto da utilizzare per i nostri scopi.
L’approccio all’emergenza climatica varia molto tra i paesi del Nord e del Sud del mondo. I paesi del Nord la percepiscono come una crisi scientifica e tecnologica, che può essere risolta diminuendo l’impronta di carbonio dei paesi del Sud. Nei paesi del Sud, invece, si pensa che siano i paesi del Nord a dover diminuire la loro impronta di carbonio, perché sono stati loro a creare il problema. Ora però, soprattutto in Europa, questa percezione sta cambiando a causa dei grandi incendi indomabili che sono scoppiati quest’anno; non viene più percepito come un problema del futuro e, anzi, si vedono le radici che affonda nel passato. Un articolo su “Le Monde” di due giornalisti, in seguito agli incendi in Francia, afferma che il problema è il modo in cui abitiamo. In Europa, solo il 3% dei boschi è di tipo primario, perché si pensava di poterli abbattere e sostituire con piantagioni senza conseguenze; ma i boschi primari non si incendiano così facilmente. Nell’ultimo capitolo del libro La maledizione della noce moscata, intitolato “Politica vitalista”, Ghosh porta un barlume di speranza, che è dato dalla tradizione che si trova in tutto il mondo di sacralizzare la natura e che, l’autore si augura, può riprendere piede in questo periodo. Il Movimento dei Diritti della Natura, ad esempio, sta avendo delle conseguenze anche giuridiche: in Nuova Zelanda un fiume è stato riconosciuto dalla Corte Suprema come sacro e come avo di una tribù maori. Queste pratiche in Europa erano molto diffuse prima della conquista dell’America da parte della Spagna; poi, a causa della repressione molto violenta della cultura nativo-americana, queste idee vengono soppresse e rimosse dalla tradizione europea, fino ad arrivare alla persecuzione delle streghe, che erano semplicemente donne che avevano un’idea diversa del loro rapporto con la natura.
È difficile trovare qualcosa di positivo in tutto questo, come è difficile credere che andrà tutto bene, quando paesi ricchi come la Norvegia continuano a cedere pezzi di costa per lo sfruttamento petrolifero, o quando i leader d’Europa, dopo aver dichiarato nel 2016 di non avere denaro per creare un fondo per la mitigazione della crisi climatica, hanno speso un trilione in armamenti. Ciò che gli dona speranza, dice Ghosh, sono la possibilità che queste situazioni di emergenza ci danno di realizzare che cosa ha davvero valore, ovvero i rapporti con gli altri, e la credenza che esistano altri mondi oltre a quello materiale; perché, come disse Heidegger, “Solo un dio può salvarci ora”.