“Casa è un letto stretto”
Quante cose perdiamo, ogni giorno? Quante cose, persone, luoghi ci scivolano tra le dita senza che ce ne accorgiamo neanche – o, a volte, perfino desiderando ardentemente che spariscano? Finché un giorno, dopo mesi o dopo anni, la mancanza torna a farsi viva, reale e concreta come una presenza. Le sparizioni possono essere presenti: un paradosso? No, affatto.
In Una storia di sparizioni, la sua raccolta di poesie d’esordio, Sarah Lubala decide di indagare proprio ciò che sfugge: le mancanze, le assenze, i silenzi della propria storia. Una storia che è un’“history”, nell’originale inglese: la cosiddetta “Storia” con la S maiuscola. È la storia del paese in cui è nata, il Congo, che ha dovuto abbandonare a soli tre anni; la storia della sua famiglia, delle sue migrazioni, del suo corpo. Ma è anche “a history”: una storia tra tante. Grazie alla mediazione di Carmen Gallo, poeta e traduttrice, stasera qui a Mantova abbiamo avuto il privilegio non solo di ascoltare Lubala leggere le sue poesie in inglese, ma anche di riflettere insieme sulle loro traduzioni italiane, magistralmente curate da Gaia Resta. Anche perché, come ci dice Carmen, esiste davvero la cosiddetta Storia con la s maiuscola? O esistono soltanto le storie individuali, imperfette e manchevoli, intrecciate insieme a formare il destino di tutti?
La vita di Sarah Lubala è stata segnata dalla migrazione forzata, dal Congo al Sudafrica, a soli tre anni («dì che hai ingoiato paesi interi / dì che hai sputato solo cenere»), e i fantasmi del passato sono sempre tornati a tormentarla, a infestarla. La storia non può essere ignorata, è concreta e visibile, e infatti Lubala decide di narrarla tramite immagini tangibili, visibili e percettibili ai sensi del lettore: le stanze vuote, popolate da «scheletri di letti»; il corpo come «fragile vascello»; la casa, un «letto stretto» in cui cercare il riposo. La poesia di Lubala ci fa entrare con tutti i nostri cinque sensi in un mondo che altrimenti ci sarebbe estraneo, ed è un posto vero e proprio, a cui si può decidere di appartenere.
sono stata cresciuta
seguendo il vangelo congolese
posso insegnarti come si fa a dimenticare
il posto da cui vieni
a venerare l’ampia strada davanti a te
le mani aperte
in questo modo:
fa’ che ciascun palmo
sia una lettera
rivolta al cielo
Forse, alla fine, la ricerca poetica di Lubala trova compimento proprio nella poesia stessa. Se il passato è terra di sparizioni, forse la poesia può farci da mappa, guidandoci tra le mancanze e mostrandocele una a una: una concretezza intangibile verso cui tendiamo, a furia di parole, senza poterla raggiungere mai. Cercando di riconoscere che sia le presenze che le assenze sono parti di noi, possiamo forse imparare ad accogliere e a lasciare andare, al ritmo dei versi.