Come una profezia diventa realtà
Girolamo Savonarola era un frate domenicano vissuto intorno alla fine del Quattrocento ed era un predicatore, parlava nelle piazze infuocando gli animi di chi lo ascoltava. La predicazione medievale che cosa ha da dirci oggi? Anche in questo momento vengono utilizzate espressioni retoriche che provengono dall’immaginario medievale, come l'orologio dell’apocalisse o l’anticristo, oggetto di una serie di conferenze tenute a San Francisco. Inoltre lo studio delle epoche passate può sempre essere un esercizio di prospettiva, che ci concede di vedere a distanza il presente e di considerare quante cose abbiamo in comune con gli uomini che sono vissuti prima di noi.
Michele Lodone e Luca Ughetti ci descrivono lo scenario nel quale Savonarola predica: un’Italia scossa da guerre violente, definite da Guicciardini “orrende guerre d’Italia”, con la discesa di Carlo VIII, re di Francia, fino al regno di Napoli. La predicazione escatologica si distingue in due tipi: collettiva, ovvero relativa alla fine del mondo, e individuale, ovvero relativa alla nostra personale fine. Lo scopo di tale predicazione era, per Savonarola, più penitenziale che dottrinale. Le sue parole sono pratiche, hanno delle reali conseguenze; spera di poter attuare una conversione individuale e sociale nella città di Firenze. Non sono quaestio scolastiche o dispute teologiche riguardanti la fine del mondo, quanto più inviti ad abbandonare la vita peccaminosa e affidarsi a Dio.
Inoltre, usando questa narrazione, è più facile inserire il tempo presente nel disegno divino del quale era dato conoscere il finale, ma non i capitoli intermedi. Per questo, vedendo Federico II come l’anticristo, era possibile per loro capire e collocare le sue azioni all’interno dello schema conosciuto. Un topos ricorrente, ad esempio, era quello dei quindici segni del giorno del giudizio: erano quindici catastrofi che sarebbero accadute nei quindici giorni che precedevano l’apocalisse. Spesso, infatti, questi uomini predicavano poco dopo eventi atmosferici estremi, o in alcuni casi poco prima, profetizzandoli.
La predica era una vera e propria performance e leggerne il testo non equivale ad assistere ad essa e a comprenderla in pieno. Leggendo le reportationes, trascritti tachigrafici del testo di un sermone, perdiamo completamente la gestualità, che doveva essere molto importante.
La figura di Savonarola è stata molto controversa; il suo pubblico era diversificato, molti erano arrabbiati con lui perché aveva istituito la decima a scalare, un’imposta progressiva sui beni di ciascuno. Quando era arrivato a Firenze non era stato preso in grande considerazione a causa del suo accento “straniero”, poichè era nativo di Ferrara. Allora decide di girare per il Nord Italia e, a Brescia, profetizza una catastrofe che si sarebbe poi realizzata 14 anni dopo la morte di Savonarola, il saccheggio della città.
Tra il 1494 e il 1498 Savonarola esercita il suo potere su Firenze, ma in quest’ultimo anno inizia ad indebolirsi; la mancata prova del fuoco, accettata dai suoi confratelli, ma poi annullata per divergenze di opinione con i francescani, aveva minato la sua credibilità. Infine, Savonarola si era occupato di una riforma della giustizia che concedeva ai condannati il diritto all’appello, richiedendo che il caso fosse ridiscusso da una giuria più ampia. Eppure, dopo una congiura medicea, i condannati furono giustiziati senza la concessione di questo diritto, davanti al silenzio di Savonarola. A seguito poi della sua scomunica, ci fu una rivolta popolare e il predicatore fu arrestato, torturato e condannato a morte. Sotto tortura aveva dichiarato di avere agito solo per ambizione, ma in prigione ritrattò dicendo che era stato un momento di debolezza dovuto al suo corpo mortale. Nel corso della storia, questa commistione tra profezia e politica avrà una lunga e fortunata storia, eredità lasciataci, in parte, proprio da questo visionario.