Cos’è la pace? Esiste un decalogo della pace?
Guerra e pace sono una dicotomia estremamente presente nel nostro quotidiano. Il nostro linguaggio è immerso nel lessico della guerra e ogni giorno le notizie ci raccontano di un conflitto, che sia a Gaza, in Ucraina o in altri luoghi del mondo. In questa immersione quotidiana, però, la pace sembra quasi passare in secondo piano: ci pensiamo poco, cresciuti in un tempo di pace e dimentichi dei conflitti che hanno continuato ad affliggere altre parti del mondo. È dunque importante tornare a chiedersi: cos’è la pace?
Proprio questa domanda si è riproposta nel dialogo tra Paola Caridi, Lucio Caracciolo e monsignor Zuppi, alla ricerca di una risposta a partire dal messaggio di papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace e dal concetto di una pace «disarmata e disarmante». In un momento in cui si crede che la via per la pace passi attraverso le armi e che non sia possibile terminare un conflitto se non armandosi contro il proprio avversario, è necessario ricordarsi come si costruisce davvero la pace. Il dialogo è la premessa di questo processo: occorre tornare a riconoscere l’altro come essere umano, parte della grande famiglia umana e restituirgli quell’umanità necessaria per poter trovare un compromesso.
Alla base di tutto ci sono sempre le parole, perché è anche attraverso di esse che diamo un senso diverso alla nostra visione del conflitto e della pace. La sicurezza è necessaria, ma il riarmo rientra in un’ottica diversa e non coincide sempre con la difesa. È stata ricordata anche la definizione del presidente francese Macron, che nel 2022 parlò di «pace impura»: smettere di sparare e porre le premesse per una pace duratura.
Al centro del confronto è arrivata poi la parola «genocidio», sempre più presente nel dibattito pubblico. Lucio Caracciolo, in contrasto con la visione di Paola Caridi, ha sottolineato come il termine possa rendere più difficile il dialogo e trasformarsi in uno slogan, quando il vero obiettivo dovrebbe essere la pace. Per Caridi, invece, genocidio è una parola necessaria per definire ciò che accade, riconoscendo di trovarsi davanti a un «crimine dei crimini». Non può quindi essere accantonata per rendere più semplice il negoziato: la pace passa anche dal riconoscimento della realtà e delle responsabilità.
Un esempio di questo processo è rappresentato dal «popolo della pace», un movimento di cittadini che in Italia ha partecipato a manifestazioni contro il riarmo. Persone presenti in diverse regioni del Paese per trasmettere un messaggio e ricordare i conflitti diffusi in Europa e nel mondo, chiedendo non una guerra per fermare Israele né una vendetta, ma semplicemente giustizia. Un messaggio che, secondo Paola Caridi, appartiene al DNA italiano e trova una rappresentazione nella Costituzione, a partire dell’articolo 11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
Per capire la pace, però, dobbiamo tornare al conflitto, che fa parte della vita. La vera differenza sta nel modo in cui lo si risolve. Se ci si affida soltanto alla violenza, alla forza e alla potenza delle armi, dimenticando le cause e la storia che hanno condotto alla guerra, diventa difficile ricostruire un luogo in cui vivere insieme. Conoscere le cause permette invece di avvicinarsi alle ragioni dell’altro e di aprirsi al dialogo.
Se ci si affida soltanto alla violenza, alla forza e alla potenza delle armi, dimenticando le cause e la storia che hanno condotto alla guerra, diventa difficile ricostruire un luogo in cui vivere insieme.
Proprio come San Francesco con il lupo di Gubbio: comprendendo il motivo per cui il lupo ruba gli animali degli abitanti, Francesco avvia con lui un negoziato. Il lupo verrà nutrito e, in cambio, non ruberà più. Avvicinarsi alle ragioni dell’animale permette così un riavvicinamento tra il lupo e gli uomini, che lo accolgono nella città fino ad affezionarsi a lui. Questa è la pace: togliere la cause del conflitto, negoziare e arrivare alla riconciliazione.
Proprio ad Assisi, città di San Francesco, nel 1986 si è svolto uno storico incontro interreligioso con l’obiettivo di favorire il dialogo e la fraternità tra persone appartenenti a religioni diverse e di prendere le distanze dall’uso della religione per alimentare un fratricidio. Come ha sottolineato Caracciolo, non esistono popoli eletti, ma soltanto comunità nate tutte da un principio di legittimità.
Dunque cosa è la pace? Si torna sempre a questa domanda, la domanda che ha accompagnato tutto l’incontro. La pace è dialogo, è rimuovere le cause del conflitto, è negoziato e riconciliazione. Ma soprattutto è continuare a credere di poterla costruire e di poter convivere, imparando a stare insieme e riconoscendo che, forse, abbiamo tutti un po’ torto.