13 | 09 | 2026

Dalla Norvegia all'America: Johan Harstad e i romanzi di formazione

Johan Harstad racconta la sua carriera e il romanzo Max, Mischa e l’offensiva del Tet.

Nella calma mattinata di questa domenica di Festival, la Basilica Palatina di Santa Barbara diventa luogo di incontro tra Norvegia, Stati Uniti d’America e Italia con Johan Harstad, scrittore, drammaturgo e grafico norvegese che ha visto il suo romanzo Max, Mischa e l'Offensiva del Tet (Max, Mischa & Tetoffensiven in lingua originale) diventare un caso letterario, in dialogo con Ludovica Lugli.

Arrivato in traduzione solo a luglio di quest’anno, il romanzo di Harstad è già stato acclamato dai lettori negli ultimi mesi, nonostante la sua impressionante lunghezza (1256 pagine). Come racconta l’autore, ha cominciato a scrivere il libro nel lontano 2009 ed è uscito per la prima volta in norvegese nel 2015. Il romanzo ha per protagonisti: Max, un regista teatrale norvegese affermato ma che dagli anni 90 si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti, ai soli 11 anni. Questo provoca una spaccatura nella sua vita e causa la creazione di una identità quasi ibrida norvegese -americana. La seconda protagonista è Mischa, un’artista canadese famosa, aperta e curiosa, la cui conoscenza avrà un importante impatto sul protagonista. Altro elemento fondamentale è il contesto: l’offensiva del Tet, la storica operazione militare della guerra del Vietnam avvenuta nella notte tra il 30 e il 31 gennaio 1968, in cui le forze del Vietnam del Nord e i guerriglieri Viet Cong attaccarono a sorpresa le principali città del Vietnam del Sud, cogliendo alla sprovvista l'esercito degli Stati Uniti e del Vietnam del Sud.

La dimensione temporale, si arricchisce di flashback in cui il protagonista 35enne si ritrova a volte bambino. Max riflette, in parte, l’autore poichè entrambi sono appasionati del cult Apocalypse now, sono entrambi norvegesi e hanno vissuto le decadi rappresentate nel romanzo. Nel libro, poi, ha una grande presenza anche l’ambientazione, ovvero gli Stati Uniti: ma non quelli di oggi, come specifica l’autore, ma quelli delle decadi scorse, che rappresentavano un sogno per molti, e questa rappresentazione rende il romanzo stesso una sorta di “lettera d’amore segreta verso un paese che però non esiste più”.

Non è nostalgia di per sé, come specifica Harstad: “Io di solito cerco di evitare la nostalgia, ma sono una persona estremamente malinconica”, caratteristica che si percepisce già leggendo il romanzo. Definito “Il grande romanzo americano scritto da un europeo”, Max, Mischa e l’offensiva del Tet è innanzitutto un romanzo di formazione intrecciato alla relazione sentimentale e artistica dei protagonisti, con grande attenzione alla loro contemporaneità.

Inoltre, poiché per lo scrittore “i social network stanno uccidendo l’immaginazione”, lui stesso si è impegnato nel creare veramente i quadri e le locandine delle mostre di Mischa e i libretti degli spettacoli teatrali di Max che lui menziona nel romanzo, così da poterle descrivere con accuratezza e realismo. Questo a dimostrazione di una dedizione non scontata verso il suo romanzo e l’artigianalità dietro l’atto stesso della sua scrittura. Harstad ha poi esposto i quadri da lui realizzati in una mostra e ora è proprietario di una galleria d’arte.

Forse è proprio qui che si trova il senso ultimo delle 1256 pagine del romanzo: nella volontà di non lasciare che le storie restino soltanto parole, ma di dare loro un corpo, degli oggetti, delle immagini. Harstad costruisce così un mondo che continua oltre il libro, come se la sua malinconia per ciò che non esiste più potesse essere combattuta soltanto creando qualcosa che, invece, possa ancora esistere.

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