Il Fuoco Sacro della Scrittura - Ilaria Tuti ed Elsa Riccadonna
Nonostante il vento e la pioggia incombenti, in molti si sono presentati alla tenda del Fuoco sacro della scrittura in piazza Sordello oggi per assistere al dialogo dell’autrice Ilaria Tuti con Elsa Riccadonna.
Parlando di scrittura e lettura, Riccadonna esordisce con una domanda alquanto particolare: «Se dovessi collegare la tua scrittura a un elemento naturale fondamentale, a quale la collegheresti e perché?».
In maniera abbastanza prevedibile, conoscendo l’autrice e soprattutto i contenuti dei suoi libri, la risposta di Tuti è stata: TERRA. Terra come nucleo centrale dei suoi romanzi, che affondano le radici nel territorio in cui sono ambientati, in particolare nell’area del Friuli, a cui è molto legata. Proprio per l’importanza attribuita alla natura e all’ambiente in cui si svolge la narrazione, Tuti rimarca la necessità di fare una ricognizione in loco per la scrittura e lo sviluppo dei suoi romanzi, integralmente ancorati alle storie delle persone che vivono quei luoghi e ai documenti degli archivi attraverso cui si informa sulla storia delle località.
L’autrice si sofferma allora su uno dei temi che le stanno più a cuore: quello della microstoria, la piccola storia che si vive nei paesi e nei sobborghi, che solo chi l’ha vissuta può raccontare e far rivivere attraverso le memorie del passato. Racconta così come le storie di vita comune e le memorie profondamente umane, che nascono dall’intreccio tra emozioni ed esperienze quotidiane, rendano reale e più vicina ai lettori la narrazione che ciascuno dei suoi libri vuole far vivere. «Stare sul territorio, se vuoi restituire un mondo credibile e vero, è necessario», commenta Ilaria Tuti. E la verità di queste parole si nota già nella lettura di romanzi come Ed è un poco la notte e un poco l'alba (2026), Come vento cucito alla terra (2022) e Fiori sopra l’inferno (2018).
Storie di vita comune che nascono dall’intreccio tra emozioni ed esperienze quotidiane rendono più vicina ai lettori una storia
Successivamente, facendo indirettamente riferimento al titolo del suo romanzo d’esordio, Tuti si sofferma sull’incendio che ha colpito il Friuli e su quanto sia simbolico il fatto che la prima forma di vita a rinascere dopo un incendio siano proprio i fiori, capaci di restituire un senso di speranza e bellezza anche nei momenti più bui. Si introduce poi un tema che l’autrice ha molto a cuore: le donne e, soprattutto, le storie di donne e il legame di sorellanza che le unisce, molto presente nelle vicende di Teresa Battaglia, Agata Primus e Caterina Hill, per citare alcune delle sue protagoniste.
L’autrice desidera inoltre far emergere un messaggio: la necessità di riportare in voga un modo di vivere in comunità con gli altri, uno stile di vita fondato sulla condivisione, capace di costruire rapporti umani che rendano più forti soprattutto di fronte alle avversità. Questo perché, come spiega Tuti, nella società moderna sembra non esistere più la solidarietà, trasformata in una società dal giudizio facile e sempre più reticente nell’aiutare il prossimo.
Di solidarietà e virtù umane sono infatti caratterizzati i personaggi dei suoi romanzi, che riflettono un po’ noi lettori e, al tempo stesso, ci ispirano a fare del nostro meglio nella vita di tutti i giorni.
raccontare le storie di donne e del legame di sorellanza che le unisce, in una società in cui sembra non esistere più la solidarietà
Infine, una parola che l’autrice vuole lasciare al suo pubblico e ai lettori di oggi e di domani è SPERANZA: speranza in un futuro più positivo e in una società più umana, basata sullo stare con gli altri. Perché stare con gli altri significa creare dialogo, costruire rapporti tra persone, e sono proprio questi i fondamenti di una società sana e funzionale.
A concludere l’incontro è poi Riccadonna, che ci consegna una verità probabilmente condivisibile da tutti, presenti e non: la letteratura produce ricordi, e leggere le storie di Ilaria Tuti ci fa credere di averle vissute noi.